Quando il Natale smette di essere innocente.

«Santa Claus ed altre (inquietanti) figure di Natale»
Alle origini oscure di Santa Claus e delle maschere antiche che abitano la notte del 24 dicembre.
di Andrea Marcigliano
Dietro la figura rassicurante di Babbo Natale si cela un volto molto più antico e perturbante. Santa Claus non nasce dal Cristianesimo, né può essere davvero ricondotto a San Nicola: affonda le sue radici in culti precristiani, riti solstiziali, divinità notturne e figure liminali che precedono di secoli — se non di millenni — la nascita del Natale cristiano. In questo saggio Marcigliano smonta l’illusione di un Natale “innocente” e restituisce alla festa il suo volto originario: quello di una soglia temporale, di una notte carica di simboli, di presenze ambigue e di un tempo ciclico che il Cristianesimo ha tentato, non senza fatica, di addomesticare. Un viaggio nelle profondità del mito, dove Santa Claus non porta solo doni, ma memoria, inquietudine e una verità più antica del presepe. (Nota Redazionale)
Gira che ti rigira, alla fine sempre qui, o meglio sempre a lui finisco col tornare.
A Santa Claus, o se preferite a Babbo Natale. Insomma a quella figura che sembra dominare la notte tra il 24 e il 25 dicembre, ed ha, ormai, espropriato il Natale. Sottraendolo alla sua dimensione più propriamente cristiana.
Già, perché il vecchio barbuto che reca doni nella notte, non è ascrivibile al Cristianesimo. Nonostante alcuni, tardivi e stenti, sforzi per conciliarlo con Gesù Bambino.

Sforzi, come dicevo, sostanzialmente inutili. Perché lui, Santa Claus, è molto, ma molto più antico. Ed il suo Natale si perde, come origini, nei meandri del Tempo.
So bene, naturalmente, che molti, a questo punto, corrugheranno la fronte. Arricceranno il sopracciglio. Leveranno il dito, pronti a criticare ed ammonire…
Però non ci possiamo fare niente. Le cose stanno così. E quello che chiamiamo Santa Claus è davvero molto più antico del Cristianesimo. Più antico di San Nicola con cui, pure, ad un certo punto è stato identificato.
Perché, in buona sostanza, quello che chiamiamo Natale è molto, davvero molto precedente il cristianesimo. Che, inizialmente, non lo celebrava, anzi…

Poi, operando quel sincretismo che è stata, forse, la sua maggiore forza, lo ha…integrato. Facendo dell’antichissima, e per certi versi arcana, Festa del Solstizio, il Natale cristiano.
Perché Gesù Bambino diviene il Sole che rinasce. E sintetizza in sé tutte le tradizioni precedenti.
Però, tutto intorno, restano figure difficili da definire e incasellare. Figure anomale, come Santa Claus, appunto, magari riscoperte grazie alla pubblicità di una famosa bibita. Che, con ogni probabilità inconsapevolmente, lo trasforma e traspone secondo gli odierni criteri commerciali.
È, però, come dicevo, figura molto più antica. E non solo perché ne parlano scrittori americani fra ‘800 e ‘900, che già ne delineano la figura, così come poi verrà imposta dalla pubblicità.
E risale anche ben oltre il Sinterklass olandese. Oltre l’identificazione, o meglio il tentativo di identificazione, con San Nicola, Vescovo di Myra, sospeso fra storia e leggenda.
Il nostro buon Babbo Natale ha origini ben più antiche. Ed è figura per molti versi arcana. Inquietante.

Il Saturno romano. Il Dio che domina lo scorrere del tempo, e cui erano sacri i giorni precedenti il Solstizio. Festeggiati con banchetti. E, soprattutto, doni. O meglio Strenne. Che, in origine, erano dei rami beneauguranti, probabilmente di alloro o vischio, colti nel bosco sacro alla Dea Strenua.
E, poi, spingendoci più a nord, fra le brume germaniche e norrene, Wotan/Wodden/Odhin , il Dio mago e sciamano, che, nelle notti di gelo e tempesta, guida la Caccia Selvaggia.
Una turba di esseri fantastici ed eroi caduti in battaglia, che galoppa nella notte tempestosa. Incute sacro terrore. E, però, reca anche doni.
E ci sarebbero anche altre figure, nei risvolti di mitologie diverse e, apparentemente, distanti, che anticipano, richiamano, evocano aspetti del nostro buon Babbo Natale.

Il Lug della tradizione celtica irlandese. Dio, per molti versi oscuro. Dio/sciamano che conosce le vie, segrete, dell’oltretomba. E che da lì può recare doni, non sempre, però, graditi agli uomini.
E, poi, una figura misteriosa come Gargan, il gigante delle leggende celtiche, galliche forse, gallesi. Che avrebbe, però, dato il suo nome al promontorio Gargano.
Un gigante gentile. Che, appunto, porta doni.
E potrei continuare. Lo Spirito del Natale presente del Cantico di Dickens. Allegro, circondato da ogni ben di Dio, pietanze e bevande. L’attimo, magico e sospeso fuori del tempo, della Festa.
E, ancora, il corteo, o meglio i cortei delle creature favolose che lo accompagnano, seguono e precedono.
Dai mostruosi Krampus a elfi e folletti. Da renne magiche che volano nel cielo notturno, a fanciulle incantate dai poteri magici. Come nella versione russa di Dada Kolieda. Nonno Gelo.

Santa Claus, Babbo Natale è, in fondo, un volto particolare dell’inverno. Di un inverno gelido, e che, però, già cela in sé il seme della rinascita. Il seme che porterà alla nuova primavera.
Per questo va celebrato con colossali mangiate. Dal bicchiere di latte e una fetta di torta dell’uso americano, ai veri e propri baccanali dei Saturnalia romani. Allo scorrere di birra forte, a fiumi, della tradizione germanica.
Non è, però, una allegoria. Evitate di cadere in questo errore. Piuttosto…un simbolo. Ovvero una presenza reale, che si può cogliere nel silenzio profondo della Notte. Quando le stelle sembrano intonare un coro arcano.
Buon Natale a tutti, allora. Che il Vecchio vi sia propizio.

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