”Boomer, una generazione che non passa il testimone
SE IL LAVORO FA SCHIFO, BOOMERS E GENERAZIONE Z
RISPONDONO: “NO, GRAZIE!”
“Avrei potuto restare al lavoro ancora un paio d’anni, ma l’ambiente di lavoro è diventato invivibile. Ho preferito andarmene”. “Ho deciso di lasciare il lavoro in anticipo. Ci rimetterò un po’ di soldi sulla pensione, ma non sopportavo più il clima in azienda”. Non sono le risposte di giovani della generazione Z ma dei boomers(1)diversamente giovani. E tutti gli imprenditori che continuano a lamentarsi per la difficoltà di trovare manodopera adeguata dovrebbero cominciare ad interrogarsi su queste risposte. Perché provengono da persone che hanno stipendi decorosi e ruoli anche di prestigio nelle rispettive attività.
E se hanno conquistato queste posizioni è perché, nella stragrande maggioranza dei casi, sanno lavorare. Anzi, sapevano lavorare. Perché hanno deciso di andarsene. Non per stanchezza fisica o mentale, ma perché le aziende hanno cambiato il modo di lavorare. E considerando i risultati ottenuti dalle aziende che perdono dipendenti, pare proprio che i nuovi sistemi, e soprattutto i nuovi metodi di relazioni interne, non siano proprio il massimo.
Manager maleducati, proprietari arroganti, dirigenti pubblici inetti ma fastidiosi. Se hai una lunga esperienza alle spalle, e risultati ottimi ancora oggi, non sei disposto a tollerare che qualcuno privo di esperienza e di risultati venga a spiegarti come lavorare. Non puoi accettare che una vestale del politicamente corretto venga a valutare il tuo modo di parlare con i colleghi. Non hai nessuna voglia di affrontare, magari fuori orario, inutili riunioni di autocoscienza o di esibizione del nuovo manager che ha tanto studiato in Ammmericaaa ma non ha capito nulla e sta affossando l’azienda.
E ti ritrovi dalla stessa parte della barricata con il giovane che non ha alcuna voglia, per 7/800 euro al mese, di accettare orari di lavoro spezzati che, di fatto, rendono impossibile una qualsiasi vita sociale.

Ma non uno di quelli che si lamentano per la mancanza di lavoratori che provi a ricordare che, in passato, esistevano anche aziende dove titolari e dipendenti si sentivano parte dello stesso progetto. Dove i lavoratori soffrivano al momento di abbandonare lavoro ed azienda. Dove chi dimostrava competenze e capacità era apprezzato e non sottoposto al controllo del linguaggio e dei comportamenti extra lavorativi. Dove i risultati erano positivi perché si lavorava in un clima sereno. E se si lavora male, è difficile produrre bene.
Perché è molto più facile lamentarsi che provare a fare marcia indietro. È più facile farsi intervistare da Del Debbio, con il sostegno di Cruciani, spiegando che 700 euro al mese sono un bello stipendio piuttosto che chiedersi le ragioni della fuga anche dei lavoratori anziani.

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