Ideologie a senso unico, indignazioni selettive: il corto circuito del pensiero “woke”.

SE SEI “SVEGLIO” VUOL DIRE CHE DORMI
Quando la cultura del risveglio si trasforma in sonno della ragione e copertura ideologica per i privilegi del sistema.
Il Simplicissimus
Nel nuovo articolo provocatorio e spietato, l’autore smonta il castello di retorica e contraddizioni su cui si regge il cosiddetto “wokeismo”. A partire da un caso di cronaca americana volutamente ignorato dai media e dai movimenti progressisti – una donna bianca uccisa da un afroamericano violento e recidivo – viene analizzato il meccanismo selettivo dell’indignazione. Perché certe vittime valgono più di altre? Perché alcune verità vengono nascoste sotto il tappeto dell’ipocrisia ideologica? Tra femminismo narcisista, razzismo rovesciato e neoliberismo mascherato da giustizia sociale, il pezzo denuncia una cultura “sveglia” solo di nome, funzionale al potere e nemica della coerenza. Un j’accuse contro la nuova ingegneria sociale che spaccia per progresso ciò che è solo manipolazione delle coscienze. (Nota Redazionale)
Si tratta dell’ennesimo femminicidio dovuto alla violenza che tutti i maschi esercitano nell’ambito del patriarcato e bla bla bla come sotto il casco del coiffeur? No, perché la donna è bianca, anzi una bianchissima ucraina e l’assassino è un nero, appena rilasciato dopo un’ennesima disavventura giudiziaria, schizofrenico e con una fedina penale lunga un chilometro. Ma l’afroamericano come si dovrebbe dire anche se la stragrande maggioranza di loro l’Africa non sa nemmeno dove sia, è una carta vincente contro la quale s’infrange l’indignazione. E per accertarlo basta leggere la compunta ipocrisia con cui l’informazione Usa legge questo fattaccio avvenuto nella provincia americana: femministe o pseudo tali non pervenute e antirazzisti in silenzio coatto. Ora in questo gioco dei tarocchi che viene definito come cultura sveglia, per qualche motivo la donna vale meno del nero o dello scuro o dell’immigrato come dimostra anche la renitenza della giustizia britannica a rintracciare e condannare i membri delle gang pakistane di violentatori.

Qui non si tratta di fare discorsi beceri – il caso è quello di un pazzo violento lasciato libero di andare in giro invece di essere curato – ma di notare come nel caso del wokeismo non ci troviamo di fronte a una reale cultura, ma a un fascio di ideologismi contraddittori tenuti assieme dagli interessi delle classi dominanti. Tutti si rendono conto che la reticenza in questo come in altri casi, anche nostrani, è un palese caso di razzismo: il far parte di una minoranza non è di per sé assolutorio, così come non lo è far parte di una maggioranza. Per avere ragione del razzismo non basta certo ribaltare le parti e dipingere di nero Atticus Finch per rischiarare il buio oltre la siepe, anzi proprio questa è la dimostrazione che il razzismo opera ancora in maniera potente e viene per giunta aizzato da coloro che si credono progressisti. In questo contesto non è difficile comprendere come la carta dedicata al culto delle minoranze sopravanzi in valore la carta femminile: il sistema neoliberista e le oligarchie che lo dominano non possono sopravvivere a lungo senza una nuova ingegneria sociale che spezzi legami e culture e in questo senso l’immigrazione selvaggia, favorita da questi ideologismi è molto più efficace nell’aggredire le strutture sociali, rispetto al neofemminismo di carattere narcisista e meramente individuale. Ricordate la donna oggetto di qualche decennio fa? Quella polemica era in sé più che giusta, ma aprite i social e sarete investiti da una serie infinta di immagini femminili, in qualche modo allusive, come se le donne non volessero rinunciare ad essere oggetto e chiedessero solo di poterlo gestire in proprio. Magari è un progresso, ma anche no: è solo un mancato progresso.

A tutto questo va aggiunto un altro capitolo del wokeismo che è forse quello più sconcertante: la cultura della cancellazione. Non è soltanto l’abbattimento di statue, ma l’emendamento di testi letterari che non si adattano al culto delle minoranze, avvisi davanti ai musei che certe opere potrebbero turbare la sensibilità sveglia del pubblico, la rilettura di film, romanzi, persino fiabe in modo da renderle politicamente corrette e non ultimo la messa al bando di filosofi che potrebbero, secondo le opinioni di imbecilli patentati, esprimere razzismo o suprematismo bianco. Del resto, le oligarchie possiedono la quasi totalità dell’informazione e dell’intrattenimento quindi possono diffondere facilmente questo seme geneticamente modificato. Ma che sia solo un trompe l’oeil e non un reale rifiuto delle ingiustizie e delle nequizie del passato, lo dimostra il fatto che mentre i muezzin di questa nuova dogmatica usano ogni megafono possibile per diffondere i loro credi, mai come oggi le stragi in nome del potere dell’impero miete vittime, che una forma di razzismo assoluto come quello che vediamo manifestarsi a Gaza viene gestito proprio da quel sionismo che finanzia molti centri del wokismo. Che senso ha cancellare Shakespeare perché sospetto di suprematismo, quando tale suprematismo opera come non mai? Cone dice il sociologo Frank Furedi nel suo recente La guerra contro il passato, l’atteggiamento generale di questi ideologismi sta nel fatto che essi portano con sé l’idea di essere l’apice della civiltà e che si possa guardare dall’alto il passato, mentre contemporaneamente si agisce peggio che mai. Questo è esattamente la giustificazione dell’atteggiamento colonialista verso i selvaggi che dovevano essere rieducati o – laddove non fosse possibile – sterminati. Il che vuol dire che essere svegli significa dormire della grossa.

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