Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Alter ego.

 

Un altro io, un secondo me stesso. Si dice di una persona carissima, d’un amico intimo, inseparabile. Si dice anche di chi, incaricato d’una missione, d’un ufficio, gode la totale fiducia del mandante e ha piena facoltà di parlare e agire a nome suo. Nel linguaggio politico-giornalistico alter ego contiene una sfumatura d’ironia, indicando persona votata ad altra con vincolo di dedizione pronta, cieca, assoluta. Ma in tale eccezione l’aulico latino è stato soppiantato dal più vigoroso e plastico «braccio destro». Esempio: Giorgio Gabetti era il braccio destro dell’avvocato Agnelli.

   Nel Regno delle Due Sicilie l’Alter Ego era il vicario del re. L’ultimo fu il generale Ferdinando Lanza, spedito a Palermo da Francesco II, a fermare l’avanzata di Garibaldi. Ma la sua politica era quella di non vedere, non sentire, non fare, nonostante i suoi ventimila uomini e centinaia di cannoni, contro poche migliaia di camicie rosse e picciotti, che avevano le cartucce contate. L’unica iniziativa presa dall’Alter Ego fu bombardare la città, suscitando la rabbia furiosa della popolazione. Il 30 maggio 1860 egli si umiliò a chiedere una tregua a «S. E. il generale Garibaldi» che fino a poco prima aveva definito brigante, pirata, filibustiere. Il 6 giugno, un mese dopo la partenza da Quarto, il capo dei Mille costringeva alla capitolazione l’armata borbonica.

   Sconfitto un Alter Ego, bisogna farne un altro e Francesco II pensò al settantaseienne generale Carlo Filangeri, principe di Satriano. Ma quando nella sua villa, vicino a Sorrento, fu avvertito che una lancia a vapore battente bandiera reale puntava inequivocabilmente verso di lui, il vecchio generale, senza togliersi i vestiti, s’infilò nel letto, fingendosi malato. Dopo l’inutile visita e le inutili insistenze il sovrano se ne tornò, sconsolato, a Napoli, e il generale balzò dal letto, con l’abito un po’ sgualcito.

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