Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Carmina non dant panem.

Le poesie non danno pane. Dalla Divina Commedia Dante Alighieri non ricavò una lira; sua figlia Beatrice, priva di dote, finì in convento. Al contrario, i copisti fecero buoni affari e Francesco Nardi da Barberino, trascrivendo un centinaio di copie del poema, accumulò quanto bastava per sposare decorosamente le figlie. Lamenta il Petrarca nel Canzoniere:

 

   Povera e nuda vai, filosofia.

E il Parini incalza, ne La vita rustica:

   Me non nato a percuotere

   Le dure, illustri porte,

   nudo accorrà, ma libero,

   il regno della morte.

 

   Questa «nudità» economica, ribadita da più fonti così autorevoli (sebbene il Petrarca non se la passasse affatto male), dovrebbe richiamare alla realtà i cultori di «sogni nel cassetto» e convincere i poeti del sabato sera, i pittori della domenica e delle altre  feste comandate, i drammaturghi da dopolavoro, i romanzieri di fama intercontinentale, a desistere da una strada ricca soltanto di triboli e di spine. Ma, com’è noto, l’esperienza altrui non serve, ciascuno vuol provare e soffrire in proprio. Per consolarli, basta la segnalazione, ex equo con altri dieci concorrenti, al premio letterario-balneare bandito dalla pro Loco di Vallelapesca. (Inviare euro 25.00 per il costo del diploma)

 

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