Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Consummatum est.

 

È finito, è consumato. Si dice quando un governo è bocciato, un corridore spompato si ritira dal Giro d’Italia, un potente cade in disgrazia, un attore non riesce a trovare una scrittura. Ma l’origine della locuzione è di livello assai più alto, il Vangelo di Giovanni (XIX, 25-30): «Presso la croce di Gesù stavano sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa, e Maria la Maddalena. E Gesù vedendo sua madre e presente il discepolo che amava, disse alla madre: “Donna, ecco il figlio tuo”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre”. E da allora il discepolo la prese come propria. Dopo di ciò Gesù, sapendo che tutto era finito oramai, perché fosse compiuta la Scrittura disse: “Ho sete”. Vi era un vaso pieno di aceto: e imbevuta la spugna e postala su un ramo d’issopo l’avvicinarono alla sua bocca. E quando Gesù prese l’aceto, disse: “Consummatum est”; e reclinando il capo, rese lo spirito».

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