Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina? Divide et impera

Mosaico della battaglia di Isso (Le forze di Alessandro Magno, sovrano di Macedonia, sconfissero i persiani di Dario III, aprendo la strada alla conquista macedone della Fenicia novembre del 333 a.C.). (Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Dividi e impera. Motto attribuito a Filippo il Macedone e a re Luigi XI di Francia. Per evitare la ribellione dei sottomessi o il coalizzarsi degli avversari, il mezzo più efficace è seminare zizzania tra loro, in modo che esauriscano nelle reciproche gelosie e rivalità quelle energie che potrebbero essere più utilmente impiegate contro il comune nemico. Nei Paesi dell’Est, che si reggono sul sospetto e sulla delazione, i cittadini non esercitano nemmeno l’iùs murmuràndi, perché non sanno se l’interlocutore sia un amico o una spia del governo. Nella Germania di Hitler, i figli arrivarono al punto di denunciare i genitori che avevano sparlato del nazismo. Anche l’impero multinazionale dell’Austria-Ungheria si reggeva, secondo il Giusti, sul divide et impera. Entrato in una chiesa milanese, gremita di militari stranieri, il poeta vinse l’iniziale ribrezzo che gli suscitava, il contatto con quella soldataglia. Considerando che anch’essi, tutto sommato, erano più vittime che aguzzini:

      • Costor, dicea tra me, re pauroso
      • Degli’italici moti r degli slavi
      • Strappa a’ lor tetti, e qua senza riposo
      • Schiavi li spinge per tenerci schiavi;
      • li spinge di Croazia e di Boemme
      • come mandre a svernar nelle Maremme.
      • A dura vita, a dura disciplina,
      • muti, derisi, solitari stanno,
      • strumenti ciechi d’occhiuta rapina
      • che lor non tocca, e che forse non sanno:
      • e quest’odio che mai non avvicina
      • il popolo lombardo all’alemanno,
      • giova a chi regna dividendo, e teme
      • popoli avversari affratellati insieme

Sant’Ambrogio

 

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