Una lingua “morta” che però  continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Hortus Conclusus.

Giardino chiuso. Nel Cantico dei Cantici (4,11) Salomone, o chi per lui, invoca ebbro d’amore e di lirismo: «Il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano. Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa; giardino chiuso, fontana sigillata».

   Oggi, come hortus conclusus, intendiamo ambienti o personaggi dotati di eccelsa autoconsiderazione, come se fossero il centro, il diametro e la circonferenza del mondo. Hortus conclusussi dice anche di un club esclusivo, d’un salotto aristocratico al quale sono ammessi pochi eletti. Ma i respinti dai vari club hanno pur sempre una possibilità di rivalsa: fondare un «Club dei senza club». Non è una battuta. Qualcosa successe nel 1863, in Francia, e fu un avvenimento che segnò una tappa fondamentale nella storia dell’arte contemporanea. Respinti al Salone dell’Esposizione Universale, per la loro pittura rivoluzionaria rispetto a quella tradizionale, Manet, Pissarro e Cézanne esposero le loro tele in un padiglione a parte, chiamato Salon des réfusés, il salone dei respinti. Cominciò da quel momento la gloria degli impressionisti.

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