Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina? Intelligenti pauca

  

A un intelligente, poche cose (bastano). Equivale al nostro «A buon intenditore poche parole». Per misurare l’intelligenza si fanno dei test particolari che stabiliscono (per chi ci crede) il Q.I., cioè il quoziente d’intelligenza. Ponendo 100 il valore «normale», sotto quota 85 l’intelligenza diventa scarsa, a quota 115 troviamo l’intelligenza superiore. Oltre 135 abbiamo un genio. La psicologa Catherine Morris Cox, della Stanford University (USA), ha assegnato a Goethe il Q.I. 200, a Newton 180, a Galileo185, a Kant 175, a Leonardo 150. Per molto tempo si è creduto che l’intelligenza fosse proporzionale al peso della materia cerebrale, il cui valore medio è di 1375 grammi. Ora quella teoria è stata abbandonata. Se il cervello di Byron passava i due chili, quello di Einstein era perfettamente nella norma. Nella ricognizione fatta dei resti di Dante nel 1865, gli antropologi stabilirono che il peso del suo cervello doveva essere di 1639 grammi. Niente di eccezionale. 

Ritratto Allegorico di Dante Alighieri, Agnolo Bronzino, 1532-33
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