Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina? Ius murmurandi

 

Gli anni ruggenti film del 1962 diretto da Luigi Zampa. Gino Cervi è Salvatore Acquamano e Gastone Moschin Carmine Passante

Diritto di mormorare. Espressione scherzosa, con fondo amarognolo, per indicare il solo diritto riconosciuto ai cittadini di un Paese totalitario, i quali, privi della libertà di parola, di stampa, di associazione, sono declassati a sudditi. L’ius murmurandi è la consolatoria valvola di sfogo per chi non ha altri mezzi, più efficaci, per opporsi a un regime oppressivo. Prodotti tipici di questo ius sono le barzellette politiche, i calembour. Sotto il fascismo, luogo deputato per la «fronda delle barzellette» erano i caffè. Famoso a Roma il caffè Aragno, dove le più velenose lingue dell’intellighentzia nostrana coniavano battute fulminanti, sottovoce, che non le sentisse l’eventuale spia dell’Ovra, travestita da cameriere. Mussolini fu soprannominato Giulietta, perché stava sempre al balcone, e Diego Calcagno gli affibbiò il motto «sbagliando s’impara». Italo Balbo, governatore della Libia, ebbe il titolo di Sciupone l’Africano e anche Duca di Cleptis Magna. per la sua adesione al fascismo, il re fu chiamato Littorio Emanuele, e quando scoppiò la questione della Renania, fu giudicato da tutti la sola persona adatta a risolverla, perché era l’unico re-nano d’Europa. 

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