Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Laudatores temporis acti.

 

 

Lodatori del tempo passato. il padre dice al figlio: «Ai miei tempi era tutta un’altra cosa». Quando era giovane il padre, «ai miei tempi» lo diceva il nonno. Quando era giovane il nonno, «ai miei tempi» lo diceva il bisnonno. Seguendo lungo la catena delle generazioni questi sospiri in retromarcia, risulterebbe che l’umanità da millenni non fa altro che peggiorare, e che la sua stagione più felice è stata quella delle caverne e delle palafitte. Rimpiangiamo il tempo passato anche in senso meteorologico. Diciamo: «Ormai non ci sono più le mezze stagioni», discorso che già fece Lorenzo Magalotti, segretario dell’Accademia fiorentina del Cimento, in una lettera del 9 febbraio 1683. Il rimpianto brontolone è caratteristico dei vecchi, nei quali anche il sentimento. Diventa presbite, vedono il bene e il bello solo nelle cose lontane. La lagnanza sulla decadenza dei tempi moderni, quelli in cui disgraziatamente siamo capitati a vivere, è una delle più antiche abitudini del mondo. Anzi, è vecchia quanto il mondo. Nel papiro egiziano di Prisse (terzo millennio a.C.) si legge un accorato rimpianto delle virtù che fiorivano nei secoli passati. (vedi O tempora o mores)

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