Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Medice, cura te ipsum.

Medico, cura te stesso. Noi deploriamo negli altri i difetti che spesso abbiamo in eguale o maggiore misura. Si guarda la pagliuzza nell’occhio dell’amico, senza pensare alla trave che c’è nel nostro. Tipico e ridicolo è, in proposito, il caso del padre libertino che raccomanda al figlio di non andare a donne. Ma perché siamo così pronti, scattanti, nel criticare gli altri? La spiegazione (poetica) si trova in una favoletta di Fedro:

«Giove ci pose addosso due bisacce, collocò dietro la schiena quella piena dei nostri difetti, quella contenente gli altrui ce la appese davanti al petto. Per questo motivo non possiamo vedere le nostre colpe, ma appena gli altri sbagliano facciamo i moralisti».

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Un commento

  1. antonio rapelli

    16 maggio 2017 a 6:32

    Bello e grande come sempre il pensiero di Cicerone.
    Già 106 anni a.C. lui diceva la famosa frase della trave e della pagliuzza ripresa da Gesù (Lc 6,41).
    Gesù però non si ferma a questo e più avanti spiazzerà gli scribi e i farisei che vorrebbero lapidare l’adultera secondo la legge di Mosè. Risponderà loro con la famosa frase:”Chi è senza peccato scagli la prima pietra” e tutti, partendo dai più anziani, se ne andarono (Gv. 8,2).
    Anche Carl Gustav Jung dirà 1800 anni dopo:”La gente farebbe qualsiasi cosa, anche la più assurda, per evitare di guardare la propria anima”

    rispondere

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