Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Miles gloriosus.

 

Il soldato millantatore. Titolo d’una commedia di Plauto. Il protagonista, Pirgopolinice, è il lontano progenitore del Rodomonte ariostesco, del Capitan Fracassa della commedia dell’arte, e degli innumerevoli spacconi che incontriamo nella finzione letteraria e nella realtà della vita. Nella commedia di Plauto, scritta fra la sconfitta di Canne e la vittoria di Zama, alcuni hanno visto una allusione satirica ai generali romani, tanto chiacchieroni quanto vanitosi. Accecato dalla boria, Pirgopolinice è convinto che nessuno lo superi nel conquistare città e femmine. Tiene soprattutto all’eleganza, all’apparenza. «Che il mio scudo brilli più dei raggi del sole, quand’è sereno, cosicché, se ce n’è bisogno, abbagli nel combattimento gli occhi dei miei nemici.» Per scroccargli il pranzo, il servo Artotrogo lo adula spudoratamente:

   «Con un pugno hai spaccato un braccio a un elefante.»

   «Come? Un braccio?»

   «Volevo dire una coscia.»

   «L’avevo colpito sbadatamente…»

   «Ricordo che in un sol giorno hai ammazzato centocinquanta nemici in Cilicia, cento in Scitolatronia, trenta sardi, sessanta macedoni.»

   «In totale?»

   «Settemila.»

   Il miles gloriosus rivive, ai tempi nostri, nei generali che, sconfitti in guerra, si prendono la rivincita in tipografia, bravissimi nello scrivere le cose che furono incapaci di fare. 

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