Una lingua morta che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Obtorto collo.

 

Con il collo storto, di mala voglia. Espressione presente in alcuni autori latini (per es., in Plauto e, nella forma obtorta gula, in Cicerone). Si dice di un dovere che siamo tenuti a compiere, ma senza entusiasmo da parte nostra. Non è raro però trovare questa espressione nel linguaggio corrente scritto, per esempio quello dei quotidiani.

Obtorto collo” si usa come sinonimo colto di “malvolentieri”, “contro la propria volontà”, “perché costretto”.

Es.:

– Lucio due anni fa accettò obtorto collo il trasferimento in Lituania, ora però ne è felice.

– Nel 2014 Giorgio Napolitano, a 89 anni, accettò obtorto collo di fare il Presidente della Repubblica Italiana per un secondo mandato.

– Nel 2010 Carla Fracci lasciò obtorto collo l’incarico di direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

– Fulvio non ha certo obbedito obtorto collo a suo padre, anzi!

Altre operazioni che generalmente si fanno obtorto collo sono:

1) pagare le tasse;

2) sopportare un’ora di fila per rinnovare la patente;

3) ascoltare i discorsi dopo la cena del Rotary o del Lions Club;

4) fare il regalo collettivo al capufficio nominato commendatore;

5) dire «ma che bella creatura» quando incontriamo in ascensore l’inquilina del piano di sopra, con in braccio il neonato, brutto da fare spavento.

 

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