Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

 

PARABELLUM.

La Realpolitik dei romani aveva creato lo slogan si vis pacem para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra. I tedeschi, che delle normalità hanno sempre apprezzato, per naturale affinità, lo spirito militare, hanno fuso le due ultime parole in una sola, e nel 1901 hanno battezzato parabellum una pistola automatica (Borchardt-Lugher) assegnata in dotazione agli ufficiali e ai sotto ufficiali dell’esercito. Gli antimilitaristi modificano il motto in «se vuoi la pace, prepara la pace», consigliando nel frattempo: «Fate l’amore, non la guerra». Eppure queste due cose, apparentemente antitetiche, hanno molto in comune. Intanto: prima si fanno e poi si dichiarano. O non si dichiarono affatto. Inoltre, molte guerre s’intraprendono per dare spazio vitale alla popolazione, diventata esuberante perché troppa gente ha, in precedenza, fatto l’amore. L’amore è numero, il numero è potenza, la potenza è guerra. Quindi l’amore, a lungo andare, genera guerra. Il modo più sicuro per evitare le guerre è evitare l’amore. Dal canto suo la guerra, con gli atroci spettacoli di distruzione e di morte, suscita negli uomini un ardente desiderio di pace, di fratellanza, di amore.

E si ricomincia da capo.

 

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