Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Risus abundant in ore stultorum.

 

Il riso abbonda sulla bocca degli stolti. Se il riso distingue l’uomo dagli altri animali, il ridere eccessivo, a sproposito, distingue l’uomo sciocco dal savio. Tra gli opposto estremismi del leggerone che sghignazza per i più futili motivi, e la gravità del supercilioso che non ride mai, tanto meno di se stesso, la via da seguire è quella intermedia: un distacco, sorvegliato sorriso, con un velo d’autoironia. Solo chi sa sorridere è gente seria; gli altri sono dei musoni, o dei pagliacci. Tommaso Moro, il cancelliere di Enrico VIII, decapitato perché non aderì allo scisma, ci lasciò la seguente preghiera imbevuta di tipico humour britannico: «Signore, dammi una buona digestione e anche qualcosa da digerire. Dammi la salute del corpo col buon umore necessario per mantenerla… dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti; e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama Io. Signore, dammi il senso del ridicolo. Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un poco di gaiezza e possa farne parte anche agli altri. Amen». Purtroppo, capire uno scherzo è un raro dono del cielo. Proprio il ridanciano sgangherato, quello che ride sempre addosso, appena diventa oggetto d’uno scherzo, d’una facezia, gonfia il petto e le vene, urlando: «Lei non sa chi sono io!».  

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