Una lingua “morta” che però continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina? Sine ira et studio

Allegoria della storia (Nikolaos Gysis, 1892)

 

Senza ostilità e senza partigianeria. È il principio morale cui promette di attenersi Tacito, nel raccontare gli avvenimenti del suo tempo. La credibilità di uno storico è

Ritratto immaginario di Publio Cornelio Tacito

direttamente proporzionale al suo sforzo di spogliarsi d’ogni personale simpatia e antipatia, tenendo come modello l’entomologo, che studiando gli insetti non parteggia né per i lombrichi né per le farfalle. Mentre si prefigge l’equidistanza dall’ira e dallo studio, dall’astio e dall’adulazione, Tacito ci avverte che gli storici astiosi non sono più attendibili degli storici adulatori, anzi sono più pericolosi, perché catturano più facilmente la nostra buona fede. «È facile respingere le piaggerie d’uno scrittore» dice nel primo libro delle Storie; «invece il livore e l’avversione trovano sempre ascolto favorevole, perché l’adulazione porta con sé l’accusa infamante di servilismo, mentre la critica maligna presenta un fallace aspetto di libertà.» Parole sante.

Il termine Storia deriva dal greco antico ἱστορία, historia, indagine, esame, osservazione sistematica, scienza. Dunque un “ispezione visiva”. Lo storico antico descrive ciò che vede. Un grande storico dell’antica Grecia fu Tucidide. Grazie al suo capolavoro storiografico, La Guerra del Peloponneso. Un accurato resoconto sulla grande guerra tra Atene e Sparta (431 – 404 a.C.) considerato – in termini di modernità – uno dei maggiori modelli narrativi dell’antichità, sicuramente uno dei primi esempi di analisi degli eventi storici secondo il metro della natura umana, con l’esclusione quindi dell’intervento di ogni divinità. Lo storico Tucidide descrisse ciò che effettivamente aveva visto e assistito.

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