Una lingua “morta” che però  continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Ùbi mel ìbi fel.

Dove c’è il miele, ivi il fiele. Come il torto e la ragione, anche la gioia e il dolore non si possono separare con un taglietto netto; sono vicini di casa, con reciproci sconfinamenti. Riferito alle arti subdole degli adulatori: le parole melate nascondono intenzioni perfide. «Oh, quant’è bello lo splendore delle tue penne, quanta nobiltà nel corpo e nel volto», disse la volpe al corvo che, alto sul ramo, mangiava un pezzetto di formaggio rubato da una finestra. E soggiunse: «Se tu possedessi anche la voce, nessun uccello ti vincerebbe in bellezza». Lusingato e provocato da queste parole, il corvo, per dimostrare che la voce ce l’aveva, e bella, aprì il becco e nel far ciò lasciò cadere il formaggio che la volpe, sotto l’albero, prontamente divorò

  • «Se tornasse Cicerone… Faber est suae quisque fortunae»

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Un commento

  1. Francesca Rita Rombolà

    4 Ottobre 2019 a 16:38

    Sì… del resto Gesù non ammonì:”Siate candidi come colombi, ma astuti come serpenti”?

    rispondere

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