La linea rossa è stata fissata, anche se i chierici italiani della disinformazione fanno finta di non aver capito

SE ZELENSKY UTILIZZERÀ PROIETTILI CON URANIO IMPOVERITO,

LA RUSSIA LO CONSIDERERÀ COME UN ATTACCO NUCLEARE


La linea rossa è stata fissata, anche se i chierici italiani della disinformazione fanno finta di non aver capito. I russi hanno spiegato che i Leopard possono utilizzare proiettili ad uranio impoverito. E come ben sanno i militari italiani reduci dalla “operazione di pace” nei Balcani, i proiettili statunitensi, abbandonati sul terreno, possono provocare malattie mortali proprio a causa dell’uranio. Anche se in Italia si è preferito negare l’evidenza. A Mosca, però, hanno chiarito che l’impiego di proiettili con uranio impoverito sarà considerato alla stregua dell’impiego di “bombe nucleari sporche”. Il che comporta la risposta russa con le atomiche.

Possibile che i fornitori di armi al folle di Kiev non abbiano messo in conto la risposta pressoché obbligata di Mosca? Possibile che gli interessi dei mercanti di armi possano prevalere sulla sopravvivenza di milioni di persone? Evidentemente sì. La guerra per procura comporta questi rischi: si affida il destino del mondo, o di una parte di esso, a personaggi che sarebbero più indicati per un soggiorno in qualche struttura psichiatrica.

Ma i mercanti di armi sono felici, le multinazionali del gas e del petrolio festeggiano, gli speculatori alimentari si entusiasmano. E chi non è direttamente coinvolto spera che le conseguenze di una guerra atomica non distruggano il pianeta ma portino ad una totale rivoluzione dei rapporti di forza mondiali.

Quanto all’Italia, si riducono i fondi a disposizione delle famiglie italiane – basti pensare alla cancellazione del superbonus edilizia proprio mentre a Bruxelles si marcia per obbligare i sudditi a spendere cifre folli per ristrutturare la propria abitazione – per poter destinare le risorse alla guerra di Biden e Zelensky. Però il padrone di Washington è contento ed il governo di Roma scodinzola felice.

Enrico Toselli

 

 

 

 

 

 

 

 

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