Lo scontro in nome dei diritti o solo per alzare il prezzo della corruzione?

SEGUI I SOLDI PER SCOPRIRE LA POLITICA EUROPEA


Il nostro bravissimo Ferma ha ironizzato, ieri su Electomagazine, sul presunto scontro di civiltà ridotto ad un banalissimo confronto tra bancarelle del mercato. Ma anche le liti da Suq hanno il pregio di far emergere qualità e difetti dei contendenti. E non si tratta solo della guerra in Ucraina, con conseguenti sanzioni e pesanti conseguenze economiche per gli europei al servizio di Washington. Perché il molto presunto scontro di civiltà riguarda anche il rapporto tra Occidente fluido e Qatar omofobo, tra i diritti civili osannati in Europa e conculcati in Arabia Saudita, tra le proteste politicamente scorrette represse in Italia con il carcere e quelle politicamente corrette represse in Iran con morti e feriti.

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Lo scontro in nome dei diritti o solo per alzare il prezzo della corruzione? Considerando ciò che è successo in Europa in merito al Qatar, pare soprattutto una questione di prezzo. Per convincere che la sospensione dei campionati nazionali di calcio fosse una buona cosa, che giocare in mezzo al deserto fosse il massimo. D’altronde è la stessa logica che ha portato a far disputare le Olimpiadi del centenario non ad Atene ma nella casa della Coca Cola. C’est l’argent qui fait la guerre. E pure le Olimpiadi ed i Campionati del mondo di calcio. (Per costruire gli stadi dei mondiali in Qatar sono morti 6500 lavoratori f.d.b.)

E poi c’è un Europarlamento dove si possono esaltare le aperture sociali del Qatar, il rispetto dei diritti dei lavoratori e della loro sicurezza. Pura ipocrisia ben remunerata? Beh, sulla morte dei lavoratori, quelli italiani, si può anche riproporre periodicamente l’ipocrisia dei parlamentari italiani. Gratuitamente ipocriti. Perché qui si continua a morire proprio come in Qatar ma, al di là delle parole vuote del parlamento ed al silenzio colpevole delle associazioni imprenditoriali, non si fa assolutamente nulla. Tutt’al più si rende più complicata la prevenzione con l’introduzione di altri kg di atti burocratici inutili.

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Però i sacchi di soldi collocati, a sua insaputa ovviamente, nella casa della vicepresidente del parlamento europeo dimostrano come si può combattere la guerra di civiltà. E, in fondo, la stessa logica funziona per le sanzioni contro la Russia. I padroni statunitensi hanno vietato le esportazioni di semiconduttori verso la Russia? Hanno assicurato che, grazie alle sanzioni, l’export di questi prodotti è calato del 90%? Fantastico! Peccato che – come ricorda una nota di Agcnews – la Russia abbia aumentato gli acquisti di semiconduttori occidentali, per una cifra che sfiora il miliardo di dollari. Perché gli stessi industriali atlantisti che vanno in tv a chiedere soldi pubblici per far fronte alle difficoltà provocate dalle sanzioni, in privato continuano a vendere a Mosca attraverso le triangolazioni con Paesi che le sanzioni non le applicano. Vale per i semiconduttori come per qualsiasi altro prodotto. E vale in entrambe le direzioni, come confermato dagli austriaci che ammettono di ricevere gas russo attraverso opportune “deviazioni”.

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Segui il denaro. Per trovare la mafia o per capire le scelte politiche. È divertente scoprire che le persone coinvolte nell’inchiesta sulle tangenti del Qatar facessero parte di quelle formazioni politiche che accusavano gli avversari di incassare soldi da Mosca. Evidentemente la Russia non pagava, né in nero né attraverso accordi di consulenza (riservati alla sinistra tedesca) o con mega contratti per una conferenza. Gli oligarchi russi, ottusi, preferivano spendere e spandere in mignotte e champagne, in barche e ville. Senza alcuna strategia a favore del proprio Paese. In fondo i sequestri se li sono meritati.

Augusto Grandi

 

 

 

 

 

 

 

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