Selfie di qua. Selfie di là…

SELFIE, SELFIE DELLE MIE BRAME…


Selfie di qua. Selfie di là. Al ristorante, al pub, al lavoro, durante la passeggiata… Al mare e ai monti, sul letto e nel bagno. Vestiti /e, e svestite/i. Soprattutto. Donne di tutte le età, soprattutto le meno giovani. Ma, sempre più, anche uomini. Per la gioia (probabile) degli apologeti dell’assoluta parità di genere. Che con la smania del selfie si realizza pienamente. Anche se ad un livello…beh, diciamo quanto meno discutibile.

Il selfie oggi, o meglio la selfie-mania imperante, sembra la realizzazione della profezia di Warhol. Tutti avranno i loro cinque minuti di celebrità in futuro. Che, però, a ben pensarci, può anche venire rovesciata. Nessuno diventa più…celebre. Che è parola latina, col significato originario di famoso, onorato, anche amato… E voi mi dovete, a questo punto, dire chi dei tanti che appaiono con i loro selfie sui diversi Social, viene in qualche modo onorato. Chi acquisisce un tanto di fama. E chi venga amato poi…a parte la passione occulta di adolescenti brufolosi per qualche panterona in reggicalze, naturalmente…

In verità essere tutti famosi, equivale a dire che nessuno lo è. La celebrità, la fama è sollevarsi al di sopra della folla. La radice Indo-europea *kel, da cui celebre deriva, non a caso vuol dire sollevarsi, spingere in su… Ma non vi è nulla di più affollato, quindi di massificante, del web. E dei suoi palcoscenici.

Lo specchio magico

Ora, la prima impressione è che la mania del selfie risponda ad una forma, sempre più diffusa e patologica, di narcisismo. Davanti alla fotocamera dello smartphone è, in fondo, come davanti allo Specchio della strega/matrigna di Biancaneve. “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?” (mi scuso preventivamente se ne parlo al femminile. È per non appesantire lo scritto… E poi a me il famoso * tanto in voga, non piace affatto…).
Nella fiaba, lo Specchio magico, risponde. Sui social, oggi, rispondono i like e i cuoricini degli “adoratori”, fan, appassionati… Colei che più ne riceve, è la più Bella. E il suo narcisismo viene, almeno parzialmente e momentaneamente, appagato. Poi vi è chi trasforma questo in attività promozionale di prodotti, o, come si usa dire oggi, Brand. Ma questo non cambia la sostanza della cosa. Semplicemente rivela che, oggi, tutto è merce. Tutto serve a promuovere l’interesse economico. Anche le turbe psicologiche. La bella (e malvagia) Crimilde non poteva farlo. E che avrebbe potuto promuovere, poi? Pozioni a base di rospi e pipistrelli? Mele? …

Vero… vi sono tanti e tante che non pubblicano foto, più o meno corrette e truccate, di glutei e corpi in biancheria intima, in costume da bagno o peggio (o meglio, a seconda dei punti di vista.). Pubblicano i momenti della loro vita. Cosa mangiano e dove. Gli incontri. Gli eventi che ritengono (per loro) memorabili. Le gioie e i dolori. I lutti…
È come se, con i selfie pubblicati sui diversi Social, le persone, anche le più equilibrate, perdessero ogni ritegno. Ogni pudore della propria vita privata. E mettessero tutto in piazza. .. Una forma di esibizionismo, che, a ben vedere, non è molto diversa da quella erotico narcisista della casalinga inquieta. Solo più… triste.

Già, triste. Perché rivela un crescente senso di solitudine. La totale dissoluzione di quei legami comunitari per cui, un tempo, ci si sentiva legati, ma anche sostenuti, da una rete di relazioni, di affetti. Da una identità comune condivisa. Era la comunità, che però già McIntyre, il padre nobile del pensiero comunitarians, negli anni ’70, riteneva possibile solo in realtà ristrette e isolate. Come tra i pescatori delle Isole Orcadi. O, aggiungo io, in qualche valle isolata delle nostre Alpi.

Dietro a questi selfie si percepisce un, infinito, senso di solitudine. Un bisogno di legami virtuali per surrogare quelli reali. Che ci sono stati tolti artatamente. Ma che la nostra paura ha permesso che ci venissero tolti. Riducendoci ad atomi isolati. Più facili da sfruttare e manipolare. E da sacrificare.

E poi si intravede, anche, un disperato bisogno di essere ricordati. Di lasciare memoria del nostro passaggio nel mondo. Tema Foscoliano, a ben pensarci. Solo che non vi è nulla di più effimero dei social. E dei selfie. Che ricordo potete lasciare di voi, se vi fotografate mentre mangiate la pizza? O sorridete con aria beota? Chi mai potrebbe ricordarsi, chi potrebbe avere un qualche, minimo, interesse a farlo?

E qui verrebbe da parodiare proprio il poeta dei Sepolcri

Vero è ben, Piedimonte, anche la Speranza, ultima Dea, fugge… I social. E il tempo tutto involve…

Andrea Marcigliano

 

Fonte: ElectoMagazine del 26 aprile 2022

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