Dalla saggezza della diaita di Ippocrate alla sconsiderata dieta fai-da-te di lord Byron (a base di tè e biscotti): duemila anni di battaglie per perdere peso.

Fernando Botero picnic sull’erba (1987)

C’è un filo rosso che lega antichi Egizi e Greci, dame del Settecento e star di Hollywood, santi medievali e poeti dell’Ottocento. Una battaglia invisibile da vincere passando attraverso un tunnel di disciplina e trasgressione, speranze e ricadute, euforia e disperazione.

«Si pensa che le diete alla moda, i ciarlatani, i guro di Hollywood, le pillole per dimagrire, i pregiudizi contro le persone grasse siano il frutto dell’attuale “dittatura dell’immagine”, ma non è così», dice la storica della medicina Louise Fxcroft (autrice di Calories and Corsets: a history of dieting over two thousand year). «La storia delle diete è passata attraverso millenni di tormenti».(L.C.)

GRASSO È BELLO

Venere di Hohle Fels

Nei tempi più remoti la grassezza, poteva essere sinonimo di benessere, fertilità (nelle donne) o anche prestigio sociale. Lo testimoniano le forme voluttuose della Venere di Hohle Fels, anche conosciuta come Venere di Schelklingen, statuina paleolitica femminile di circa 6 cm, scolpita in avorio ricavato da una zanna di mammuth, (risalente a circa 40mila anni fa) ritenuta una delle più antiche rappresentazioni del corpo umano. O, in campo maschile, le pance morbide e flaccide dei defunti scolpiti sui sarcofagi etruschi di Chiusi (IV-III sec. a.C.).

«L’immagine del potere è andata, spesso, di pari passo con l’opulenza delle forme, ma a fasi alterne», afferma Donatella Lippi, docente di Storia della Medicina all’Università di Firenze, nel libro Storia della magrezza. Corpo, mente e anoressia.(L.C.) All’ideale dell’uomo grasso e potente, si sono sostituiti, con il tempo, canoni estetici diversi. I motivi? «Quando le masse ebbero accesso al cibo e l’iperalimentazione si qualificò come causa di numerose patologie, s’impose la ricerca di altri segni “distintivi”». Insomma prima che Platone (V-IV sec. a.C.) condannasse la gastrimarghìa (l’ingordigia nemica della filosofia e delle Muse) e che il cristianesimo disprezzasse l’ipocondrio (la parte superiore dell’addome) sede degli stimoli “inferiori”, l’alimentazione era già oggetto di dibattito.

Wilbu. Olin. Atwater

UN FRAGILE EQUILIBRIO

“LOTTA ALLE CALORIE – Fu il chimico statunitense Wilbur Olin Atwater a inventare nel 1890 la prima tabella delle calorie”

Nel mondo greco nacque il concetto di diaita o “regime di vita” da cui deriva la parola “dieta”. «Il termine greco diaita aveva però tutt’altro significato rispetto

Ippocrate di Coo

a quello attuale, e considerava l’equilibrio tra corpo e anima presupposto di ogni cura», spiega Louise Foxcroft. Essere troppo grassi o troppo magri indicava uno squilibrio tra i quattro “umori” essenziali, cioè bile nera, bile gialla, sangue e flegma – muco denso che viene prodotto dalle mucose all’interno delle vie respiratorie -. A chi eccedeva nei banchetti, Ippocrate di Coo (460-370) a.C. circa), padre della medicina, consigliava quattro rimedi: smaltire il cibo facendo esercizio fisico (cioè corsa o lotta), provocarsi il vomito (con bevande a base di acqua, aceto e sale), fare bagni tiepidi e astenersi dai rapporti sessuali perché inducevano pigrizia. Ma citava come caso di “accanimento salutistico” quello del medico Erodico di Selimbria, che costringeva i pazienti a correre con la febbre, li sfiancava con incontri di lotta e li prosciugava con bagni di vapore.

Nerone

Il corpo è una nave che non deve essere sovraccaricata”, ripeteva saggiamente lo storico Plutarco nel I secolo dopo Cristo. E anche i poeti latini presero di mira l’obesitas ventris di Nerone e Domiziano, associando la figura dei tiranni a crudeltà e ingordigia. E già un rassegnato Cicerone aveva scritto ad Attico nel I secolo avanti Cristo “ora comincio a curarmi con la dieta, di misure chirurgiche ne ho abbastanza”.

SANTI E PECCATORI

«Mentre il mondo antico aveva un approccio ragionevole nei confronti dell’alimentazione, il cristianesimo introdusse un atteggiamento conflittuale con il cibo. L’eroica astinenza e i corpi affamati di santi asceti furono soggetti a una glorificazione esagerata», accentua Foxcroft.

Fin dal Medioevo ci furono due tendenze opposte: da una parte la mancanza di alimenti e la breve aspettativa di vita portavano a un consumo eccessivo nei periodi prosperi; dall’altra la gola fu

Tommaso d’Aquino

identificata come uno dei sette vizi capitali, associata alla lussuria. Tanto che nel VI canto dell’Inferno Dante condanna i golosi a essere immersi in una “palude di fango fetido sotto una pioggia nera, mista di grandine e di sassi”. Per non cadere nel vizio, l’unica forma di penitenza possibile era il digiuno. Ma a parte gli asceti e i “sacri digiunatori”, in molti predicavano bene e razzolavano male. Il grasso san Tommaso d’Aquino (1225-1274) fu ribattezzato “il bue muto” dai compagni, mentre fra Salimbene da Parma (1221-1288) così descrisse il corpulento fra Giovanni “Non vidi mai nessuno che come lui si abbuffasse tanto volentieri di lasagne con formaggio”. A rimettere ordine sulle nostre tavole ci pensarono gli Arabi nel 1500 con un trattato, Taqwim al-sihha (tradotto in Tacuinum Sanitatis), che elencò i cibi, le bevande e le attività (respirazione, esercizio e riposo) più salutari.

Dante e Virgilio nel girone dei Golosi

MEDICI, FILOSOFI E CIARLATANI 

Non solo resistere alla tentazione dei banchetti alle corti rinascimentali era complicato, ma mangiare a dismisura era anche un segno distintivo delle classi agiata. Come afferma lo storico medievista Massimo Montanari: «La gotta, malattia circolatoria dovuta all’eccesso di cibo e, in particolare, di carne, era un segno di privilegio».

Alvise Cornaro

In seguito si fece strada l’idea che un dottore dovesse essere anche cuoco, per orchestrare un regime alimentare gustoso ma adeguato alle esigenze della salute. Il gastronomo Bartolomeo Sacchi, detto

Bartolomeo Sacchi. Dettaglio del dipinto – Sisto IV nomina il Platina prefetto della biblioteca Vaticana di Melozzo da Forlì

Plàtina, nel trattato De honesta voluptate et valitudine (1470) raccolse ricette latine in grado di mettere d’accordo il piacere (voluptate) e la salute (valitudine), preferendo il sano cibo contadino, e cioè, cereali, ortaggi e pane, alle succulente preparazioni di corte come torte, pasticcini e carni grasse. Anche il Trattato sulla vita sobria (1550) del nobile veneziano Alvise Cornaro, che prometteva longevità e salute, divenne un best-seller dell’epoca. “Il segreto per vivere a lungo, bene […] conservando lucidità mentale per se stessi e per gli altri”, rivelò, “è sapersi contenere e mangiare il minimo”. Banale? «Quella di Cornaro era una storia di peccato e redenzione», spiega Foxcroft, «iniziava con la confessione dei primi quarant’anni vissuti da grasso all’insegna degli eccessi, prima di abbracciare “la dieta del minimo” che lo portò ad assumere fino a un solo tuorlo d’uovo al giorno». Persino per il goloso filosofo Voltaire (1694-1778) il moral dipendeva fatalmente dal physique e in una lettera a Monsieur Thiriot del febbraio 1728 argomentò che “una corretta alimentazione, esercizio fisico, riposo e gaiezza sono garanzia di buona salute, non certo i rimedi che avidi ciarlatani prescrivono, spacciandoli come prodigiosi”.

Voltaire ritratto da Maurice Quentin de La Tour (1737–1740 circa)

IL FALÒ DELLE VANITÀ

A metà Ottocento essere grassi non era più un privilegio sociale. Anzi, questa caratteristica si trasformò in un facile bersaglio per feroci vignette: così Giorgio IV sovrano del Regno Unito (1762-

Giorgio IV

1830) da Prince of Wales (principe di Galles) divenne Prince of Whales (principe delle Balene), per la sua ingordigia, pigrizia e mollezza di carattere.

Byron ritratto da Thomas Phillips nel 1813.

Fu in questo periodo che si assistette a un passaggio cruciale: «Fino ad allora ci si metteva a dieta per motivi di salute; nel secolo XIX, invece, s’iniziò a farlo soprattutto per ragioni estetiche», precisa Foxcroft. Anche perché ormai erano diventati numerosi i personaggi famosi in perenne lotta contro il loro peso. Come il poeta inglese lord Byron (1788-1824). 

«Voleva un fisico asciutto, ma tendeva a ingrassare. Insoddisfatto del suo aspetto, quando studiava al Trinity College di Cambridge elaborò una dieta ferrea – a base di tè, biscotti, zuppa e aceto – che lo portò a perdere circa 30 chilogrammi (da 90 a 61) dal 1806 al 1811», racconta Foxcroft nel suo libro. E non solo.

Prosegue l’autrice: «Indossava strati di lana per sudare, faceva lunghissime cavalcate, fumava per liberarsi dalla fame. Anche se ogni tanto cedeva a goduriose abbuffate seguite da abbondanti dosi di magnesia»: ecco una testimonianza dei suoi tormenti: “Oggi per la prima volta da sei giorni ho mangiato normalmente anziché prendere i miei sei biscotti con il tè. Come vorrei non averlo fatto! La pesantezza e il torpore mi stanno uccidendo”.

Qualche anno dopo, un altro personaggio entrò nella leggenda per la sua maniacale (e giustificata) battaglia contro il peso: l’imperatrice d’Austria Elisabetta di Wittelsbach (1837-1898), detta Sissi, che nonostante i suoi 44 chilogrammi di peso per 1,73 m di altezza, s’imponeva una singolare dieta a base di latte, arance e zuppe e si tormentava quotidianamente con lunghe passeggiate e ginnastica.

Era talmente severa con se stessa che si concedeva un pasto soltanto se il suo girovita non superava 149,5 cm.

Ritratto dell’imperatrice Elisabetta in abito da ballo di Franz Xaver Winterhalter, 1865. Oggi questo dipinto è conservato nell’Hofburg a Vienna

DIETE E PILLOLE MIRACOLOSE

Agli inizi del Novecento dimagrire diventò una vera e propria ossessione: l’introduzione massiccia di cibo raffinato (come pane bianco e dolci) da parte delle industrie alimentari e uno stile di vita sedentario acuirono il problema del grasso in eccesso. In contemporanea i mass media iniziarono a proporre modelli estetici difficili da raggiungere, alimentando una diffusa insoddisfazione per il

proprio corpo. «A questo punto», spiega Foxcroft, «il mercato era pronto per farmaci dimagranti e pillole “miracolose” a base di vermi, ormoni, anfetamine e persino dinitrofenolo, (normalmente utilizzato come conservante per legno, negli esplosivi, come insetticida ed erbicida) un agente cancerogeno in uso già negli anni della Prima guerra mondiale (poi vietato nel 1938)».

Benjamin Gayelord Hauser nel 1930

Con la sola eccezione della creduleria dell’uomo calvo nel campo della crescita dei capelli”, chiosò un medico degli anni Venti, “non esiste una tale fiducia incondizionata come nel campo delle diete dimagranti”. Qualsiasi ciarlatano promettesse di sconfiggere i problemi di peso si assicurava lauti guadagni: dal tedesco Benjamin Gayyelord Hauser, sedicente dietologo di Greta Garbo, Marlene Dietrich e Rita Hayworth e autore di alcuni best-seller su magrezza e diete, fino a Sylvia Ulback, meglio nota come madame Sylvia, massaggiatrice ufficiale delle star di Hollywood negli anni Venti.

«Oggi è cambiato ben poco», commenta Foxcroft, «anche se l’epidemia mondiale di obesità e la diffusione di disturbi alimentari suggerirebbero di non ispirarsi ai cattivi esempi del passato, ma di rifarsi ai principi della diaita greca». Del resto, come disse nel Settecento il medico Samuel Johnson, “qualunque sia la quantità che un uomo mangia, è chiaro che se è troppo grasso ha mangiato più di quanto avrebbe dovuto fare”.

LA BUFALA DEI VERMI DIMAGRANTI

Vermi

Dimagrire come acciughe mangiando a crepapelle, senza fare diete e sport. a chi non piacerebbe? era il messaggio pubblicitario di pillole a base di vermi vendute negli Usa nei primi anni del Novecento.

 

 

 

 

 

 

Immagine: Fernando Botero Donna nuda che legge un libro

 

Libri Citati

 

  • Calories and Corsets (Inglese) Copertina rigida.
  • Copertina rigida: 240 pagine
  • Editore: Profile Books; Main edizione (5 gennaio 2012)
  • Lingua: Inglese
  • ISBN-10: 1846684250
  • ISBN-13: 978-1846684258  Acquista. € 63,90

 

 

Descrizione

Oggi siamo sollecitati da tutte le parti a dimagrire e rimodellarsi, perdere qualche chilo o perdere pietre pericolose per la vita. L’inesorabile ossessione dei media per le dimensioni può essere percepita come un fenomeno del ventunesimo secolo, ma come dimostra la storica pluripremiata Louise Foxcroft, abbiamo lottato con cosa mangiare, quando e quanto, sin dai primi Greci e Romani pizzicato un pollice. Ricercate meticolosamente, sorprendenti e talvolta scioccanti, Calorie e Corsetti raccontano l’epica storia della nostra complicata relazione con il cibo, le mode e le mode del corpo e come le credenze culturali e le norme sociali sono cambiate nel tempo. Combinando la ricerca di riviste mediche, lettere, articoli e i bestseller che continuiamo a divorare (di cui uno di un italiano ottantenne nel sedicesimo secolo), Foxcroft rivela le lunghezze estreme e spesso assurde che le persone faranno per raggiungere il corpo perfetto, dal mangiare sapone carbolico alla masticazione ogni boccone centinaia di volte fino a una polpa insipida. Questa storia unica e spiritosa svela i miti e le ansie che guidano l’industria della dieta multimiliardaria di oggi – e offre una prospettiva gradita su come possiamo essere sani e felici nei nostri corpi.

Today we are urged from all sides to slim down and shape up, to shed a few pounds or lose life-threatening stones. The media’s relentless obsession with size may be perceived as a twenty-first-century phenomenon, but as award-winning historian Louise Foxcroft shows, we have been struggling with what to eat, when and how much, ever since the Greeks and the Romans first pinched an inch. Meticulously researched, surprising and sometimes shocking, Calories and Corsets tells the epic story of our complicated relationship with food, the fashions and fads of body shape, and how cultural beliefs and social norms have changed over time. Combining research from medical journals, letters, articles and the dieting bestsellers we continue to devour (including one by an octogenarian Italian in the sixteenth century), Foxcroft reveals the extreme and often absurd lengths people will go to in order to achieve the perfect body, from eating carbolic soap to chewing every morsel hundreds of times to a tasteless pulp. This unique and witty history exposes the myths and anxieties that drive today’s multi-billion pound dieting industry – and offers a welcome perspective on how we can be healthy and happy in our bodies.

 

  • Storia della magrezza. Corpo, mente e anoressia
  • Curatore: Donatella Lippi, L. Verdi
  • Editore: Mattioli 1885
  • Collana: Explora
  • Anno edizione: 2009
  • In commercio dal: 26 maggio 2009
  • Pagine: 107 p., ill., Brossura
  • EAN: 9788862610674.  Acquista. € 12,80

 

 

Descrizione

Questo volume non vuol essere e non è una storia del termine anoressia, né del moderno concetto di anoressia nervosa, ma una valutazione delle motivazioni che, nel corso del tempo, hanno costituito il sostrato di un atteggiamento negativo nei confronti del cibo. Esistono, infatti, raffigurazioni diverse di questo fenomeno: dalla magrezza per fame, alla consunzione per malattia, dalla emaciazione provocata dalla vecchiaia, al deperimento per scelta. La contestualizzazione di questo fenomeno, da un punto di vista storico, attraverso la forza rappresentativa ed evocativa delle immagini, fornisce una prospettiva nuova per la valutazione delle ragioni profonde di un problema sociale, indicando nella via della riflessione la strada per una presa di coscienza costruttiva.

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