Servi e aggiogati, non cercatori della verità. Oggi pare che tutti siano diventati filosofi suona così bene! Essere un individualista di massa: ecco quel che desidera la ex persona regredita volontariamente a numero nella massa.  

   Oggi pare che tutti siano diventati filosofi; chiunque si attribuisce tale qualifica; e come se non bastasse, moltissimi, se non tutti, si dicono appassionati cercatori della verità, anche se non credono affatto che la verità esista e anche se non ci credono quelli ai quali costoro si rivolgono: però che importa?, suona così bene! Produce un’impressione tanto gradevole! La gente, oggi, la gente disciolta nella massa, non vuole sentir esprimere concetti, tanto meno sobbarcarsi la fatica di dover pensare: vuole delle formule già belle e pronte, degli slogan preconfezionati, delle parole d’ordine usa e getta, grazie ai quali sentirsi qualcuno, o almeno sentirsi qualcosa. Perché qualcosa è sempre meglio di niente, e nella società dell’apparenza nessuno va a guardare cosa ci sia sotto la vernice, ci si accontenta di quel che appare.

Briton Rivière, la risposta di Daniel al re . 1890. Olio su tela, Manchester City Art Gallery , Manchester.

La massa è la grande, confortevole famiglia che accoglie chi trova troppo faticoso restare all’altezza dello statuto di persona; non parliamo poi dello sforzo di innalzarsi al di sopra di sé stessi, di realizzare le potenzialità migliori connesse allo statuto di persona, prima fra tutte l’intelligenza!

Tale è il livello della massa, tale è il livello delle guide. Le guide si presentano come persone che hanno cercato, hanno trovato e hanno capito, quindi si pongono alla testa della massa e dicono di saper dove condurla, essendosi attribuite da sé stesse la qualifica di sagge. Saggia è una persona che ha capito che cosa è la vita e come gira il mondo: passa per saggio chi ha imparato ad accarezzare la massa nel senso del pelo, e mai l’accarezza contropelo. La massa desidera porsi alla sequela delle guide che son considerate esperte del mondo e della vita; e tali vengono reputati quelli che smerciano frasi fatte e slogan preconfezionati, in modo da carezzare il pelo della massa per il verso giusto. Nessuno va a verificare se ci sia un po’ di sostanza dietro quelle frasi fatte: l’importante è che abbiano un bel suono, dolce e carezzevole agli orecchi della massa. Siamo tutti filosofi! Filosofo è chi riflette sul significato della vita! Tutti sono bravi, tutti sono onesti, tutti sono coerenti, tutti sono sinceri, tutti sono pieni di buona volontà: basta dire queste cose per ricevere un’ovazione, basta gettarle in mezzo a un discorso con aria convinta e persuasiva (e cosa c’è di più facile che persuadere chi non desidera altro che essere persuaso?) e subito piovono le lodi, gli applausi, le recensioni favorevoli, i primi premi ai concorsi letterari, le interviste televisive, l’accesso ai salotti buoni della cultura ufficiale, le lauree honoris causaMa provate un po’ ad accarezzare la massa contropelo; provate a dirle qualche dura, sgradevole verità, non importa quanto necessaria, non importa quanto doverosa (senso del dovere: ecco un’espressione passata di moda, obsoleta, anacronistica, come se fossero trascorsi milioni di anni da quando era moneta corrente e tutti i genitori, i maestri, i preti, l’avevano continuamente sulla bocca): e subito la folla diverrà furiosa, la vedrete digrignare i denti e farsi verde per la bile, la vedrete roteare gli occhi a protendere le unghie, bramosa di sbranare e fare a pezzi l’impudente, lo sfrontato che si è preso una tale libertà, che ha osato mancarle di rispetto!

La gente disciolta nella massa, non vuole sentir esprimere concetti, tanto meno sobbarcarsi la fatica di dover pensare: vuole delle formule già belle e pronte, degli slogan preconfezionati!

   Regola numero uno: non dir mai alla massa se non ciò che le è gradito, se non ciò che la farà soffiare e ansimare di autocompiacimento. E quando diciamo massa, sia ben chiaro, non intendiamo necessariamente un grande assembramento di persone, come avviene in un comizio o in una manifestazione pubblica, sebbene queste siano le situazioni più tipiche; intendiamo anche due o tre persone, intendiamo anche una sola, se si tratta di individui che hanno abdicato al loro statuto di persone per scegliere di essere numeri nella massa. La massa è la grande, confortevole famiglia che accoglie chi trova troppo faticoso restare all’altezza dello statuto di persona; non parliamo poi dello sforzo di innalzarsi al di sopra di sé stessi, di realizzare le potenzialità migliori connesse allo statuto di persona, prima fra tutte l’intelligenza. Essere persona è faticoso; bisogna abituarsi a pensare da sé, decidere da sé, assumersi individualmente, tutta intera la propria quota di responsabilità. Se si sbaglia, si paga; non si possono accampare scuse, anche perché il giudice più severo, la propria coscienza, le troverà comunque insufficienti, quand’anche tutti gli altri fossero disposti a giustificare e a perdonare. La persona autentica non cerca dei saggi che distribuiscano la loro pretesa saggezza in pillole o si mette alla sequela di chi è migliore di lei, o se ne va da sola, ripromettendosi d’imparare quanto è necessario dalla vita stessa. Beninteso, armata di pazienza e di umiltà; di molta, molta umiltà. Se non si è umili, non s’imparerà mai nulla; e l’umiltà consiste in questo: nel togliersi il cappello davanti a chi è migliore di noi. La massa fa tutto il contrario: si prostra davanti a chi è simile a lei, applaude e glorifica chi le sussurra le dolci paroline dell’adulazione e della bassa demagogia. La folla è femmina allo stato puro: non cerca chi è migliore di lei e non apprezza, né porge orecchio, a chi le rivolge parole franche, talvolta ruvide, ma pronunciate per il suo vero bene; no, preferisce cedere alla corte di chi la lusinga. Sa benissimo che sono parole adulatrici e insincere, ma che importa? Alla prosa della vita, essa preferisce di gran lunga la poesia: non vuol pensare, ma sognare; s’infastidisce, si offende, se qualcuno le parla il linguaggio onesto della verità. Ecco perché l’animo femminile è essenzialmente romantico, nel senso sdolcinato e languido del termine: quel che desidera è sognare e sospirare voluttuosamente, ammirarsi allo specchio e trovarsi bella e desiderabile, e sentirsi confermare da qualcun altro la propria eccellenza e la propria unicità. Essere un individualista di massa, ecco quel che desidera la ex persona regredita volontariamente a numero nella massa: godere tutti i vantaggi dell’individualismo più spinto, poter fare tutto ciò che le pare e piace senza regole e senza controlli, perfino indulgere ai suoi vizi e vederseli ascritti a pregi e meriti speciali; e nello stesso tempo sentirsi protetta e sostenuta da tutti gli altri, dalle istituzioni, dalla legge, onde poter esercitare il massimo dei propri diritti: quella stessa legge di cui non le importa assolutamente nulla e che è pronta a calpestare, se solo ha la ragionevole certezza di non doverne poi rendere conto.

La morte di Socrate.

La persona autentica non cerca dei saggi che distribuiscano la loro “pretesa saggezza”! Oggi, nella società dell’apparenza, quasi mai nessuno va a guardare cosa ci sia sotto la vernice, nessuno va a verificare se ci sia un po’ di sostanza dietro questi “saggi moderni” da strapazzo!

   Il saggio dei tempi moderni – tempi di democrazia, di liberalismo e di egualitarismo (e non si confonda il liberalismo con la filosofia della libertà: sarebbe un errore clamoroso) – è colui che ha afferrato tutto questo e che, simile a un dongiovanni da strapazzo, ha deciso di sfruttare la sua comprensione della psicologia femminile per giungere allo scopo: esercitare un potere sugli altri, dopo averli lusingati e sedotti; manipolarli, strumentalizzarli, e intanto spremere da loro tutto ciò che si può spremere, ma disprezzandoli in segreto. E come si può non disprezzare una folla che si mette in fila, per ore e ore, sotto il sole, per poter entrare in un locale dove verrà intrattenuta dalla star di grido – poco importa se si tratta di una star dello spettacolo, o di una star del mondo della cosiddetta cultura: le dinamiche sono identiche, un rapper e un filosofo alla moda si equivalgono come tipo umano – e poi si spellerà le mani ad applaudire, e uscirà da quel luogo appagata e felice, sentendosi un po’ più importante, più soddisfatta di sé, più in pace con il mondo – proprio come una donna che si è offerta, è stata presa, ha goduto, e ora si sente la più desiderabile delle donne, perché è stata posseduta dal più affascinante degli uomini?

C’è una pagina meravigliosa di Friedrich Nietzsche che si riferisce proprio a questa categoria d’individui. Scriveva infatti, nella Seconda parte dello Zarathustra, e precisamente nel capitolo intitolato Dei famosi saggi (traduzione di Anna Maria Carpi; a cura di Ferruccio Masini, Roma Newton & Compton 1980, pp. 81-84):

   Il popolo avete servito e la superstizione del popolo, voi tutti famosi saggi! – e non la verità! E proprio per questo vi si tributò reverenza.

   E anche per questo si sopportò la vostra incredulità, perché era una finzione e un giro vizioso per giungere al popolo. Così il padrone lascia fare i suoi schiavi e trae diletto dalla loro petulanza.

   Ma chi è inviso al popolo come un lupo ai cani: è lo spirito libero, il nemico dei vincoli il non-adorante, colui che dimora nei boschi.

   Scacciarlo dal suo rifugio – per il popolo si chiamò sempre “avere il sentimento della giustizia”: contro di lui esso aizza sempre  tra i suoi cani quelli che hanno le zanne più taglienti .

   Poiché “la verità è qui: è pur qui il popolo! Guai, guai ai cercatori!” così si grida da che mondo è mondo.

   Volevate creare un diritto al vostro popolo nella sua venerazione: lo chiamaste “volontà di verità” voi famosi saggi!

   E il vostro cuore disse sempre tra sé: “Venni dal popolo: di là mi venne anche la voce di Dio”.

   Testardi e intelligenti come l’asino foste sempre, nella veste di mediatori del popolo.

   E qualche potente che voleva andare d’accordo col popolo attaccò davanti ai suoi cavalli anche – un asinello, un famoso saggio. 

   E ora vorrei famosi saggi che finalmente gettaste da voi la pelle di leone!

   La pelle dell’animale da preda maculata, e la criniera del dotto, del cercatore, del conquistatore!

   Ah, perché io imparassi a credere alla vostra “veracità” dovreste prima spezzare davanti a me la vostra volontà di veneratori. 

   Verace – chiamo colui che va in deserti senza dei e che ha spezzato il proprio cuore di veneratore. 

   Nella sabbia gialla e arso dal sole, egli cerca assetato con l’occhio le isole ricche di fonti, dove gli esseri viventi riposano sotto cupi alberi.

   Ma la sua sete non lo persuade a diventare uguale a questo che godono; poiché dove sono oasi, là sono anche simulacri di idoli.

   Famelica, violenta, solitaria, senza dio: così vuole sé stessa la volontà del leone.

   Libera dalla felicità dei servi, sciolta da dei e adorazioni, imperterrita e terribile, grande e solitaria: così è la volontà del verace,

   Nel deserto abitarono sempre i veraci, gli spiriti liberi, i signori del deserto; nelle città abitano i ben nutriti, i famosi saggi, – le bestie da tiro.

   Giacché sempre tirano, come asini – il carro del POPOLO!

Caricatura di Nietzsche.

   Non che io mi adiri con loro per questo: ma per me essi restano servi e aggiogati, anche se risplendono sotto finimenti d’oro.

L’ uomo massa deve portare ogni cosa al suo livello: ed è così che anche Nietzsche diventa un nanerottolo…

   E spesso furono servi buoni e pregevoli. Poiché così parla la virtù: “Se devi essere servo, cercati uno cui il tuo servizio torni utile più che altri!

   Lo spirito e la virtù del tuo padrone debbono crescere perché tu sei il suo servo: così cresci tu stesso con il suo spirito e la sua virtù!”

   E, in verità, famosi saggi, servi del popolo! Voi stessi crescete con lo spirito e la virtù del popolo – e il popolo attraverso voi! A vostro onore lo dico!

   Ma popolo rimanete nelle vostre virtù, popolo con occhi stupidi, – popolo che non sa che cos’è LO SPIRITO!

   Spirito è la vita che immerge il coltello nella vita; nel proprio tormento s’accresce il proprio sapere, – lo sapevate già?

   E la felicità dello spirito è questa: essere unto e consacrato dalle lacrime a vittima del sacrificio, – lo sapevate già?

   E la cecità del cieco e il suo cercare e brancolare deve testimoniare la potenza del sole a cui egli guardava, – lo sapevate già?

   E con montagne deve imparare a EDIFICARE colui che conosce! È troppo poco per lo spirito muovere le montagne – lo sapevate già?

   Voi conoscete solo la scintilla dello spirito: ma non vedete l’incudine che esso è, e non la crudeltà del suo martello!

   In verità, non conoscete l’orgoglio dello spirito! Ma meno ancora sopportereste la modestia dello spirito, se questa volesse parlare!

   E finora mai vi fu dato di gettare il vostro spirito in una fossa piena di neve: non siete abbastanza ardenti per questo! Così non conoscete nemmeno le delizie del suo gelo.

   In tutto vi prendete troppa confidenza con lo spirito; e della saggezza spesso faceste un ospizio e un ospedale per cattivi poeti.

La bassa cultura dilagante.

   Non siete aquile: così non provaste nemmeno la felicità nello spavento dello spirito. E chi non è un uccello, non deve accovacciarsi sopra gli abissi.

Oggi pare che tutti siano diventati filosofi, suona così bene!

Nietzsche 1882.

Grandezza di Nietzsche e miseria delle legioni di nietzschiani in sedicesimo, i quali, simili in tutto e per tutto al popolo di cui egli parla, si sentono un po’ superuomini anche loro, solo perché hanno letto lo Zarathustra, senza averne capito un’acca, e gustato le belle frasi piene di suggestione, senza essere scesi al cuore del discorso. Ma tutto questo è inevitabile, nella società di massa. L’ uomo massa deve portare ogni cosa al suo livello: ed è così che anche Nietzsche diventa un nanerottolo…

 

 

 

 

 

 

 

 

  • Così parlò Zarathustra. Ediz. integrale
  •  Friedrich Nietzsche
  •  Traduttore: Anna Maria Carpi
  • Editore: Newton Compton
  • Testo in italiano

Acquista € 1,99

 

Per gentile concessione:  

Fonte: Nuova Italia – Francesco Lamendola

 

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Un commento

  1. Francesca Rita Rombolà

    5 Luglio 2019 a 13:50

    Vero, verissimo; citazioni appropriate del grande filosofo tedesco tratte da “un libro per tutti e per nessuno” così tanto lodato e altrettanto bistrattato!

    La Poesia però, quella verace, non ha commercio in tutto questo. Forse ormai non esiste nemmeno più. Estinta,o quasi. Complimenti all’autore dell’articolo Francesco Lamendola.

    rispondere

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