Sgretolamenti la debacle dei Verdi tedeschi

Greta Thunberg

 

SGRETOLAMENTI


Il dato più importante di questa tornata elettorale non è la sconfitta di Macron che rimarrà comunque presidente anche con un Parlamento ostile per garantire ai Rothschild e compagnia cantante il loro pezzo di carne, ma è la debacle dei Verdi tedeschi che sono stati l’anima non soltanto del folle Net Zero, ma – in completa contraddizione con se stessi – anche della guerra alla Russia. Questa sconfitta è molto interessante sotto molti punti di vista perché ci mostra in sequenza il modus operandi delle oligarchie che prima hanno infiltrato i movimenti ecologisti, cambiando la loro natura e poi li hanno gonfiati attraverso operazioni mediatico – escatologiche perché crescessero e prendessero in ostaggio i governi. Il post si intitola “sgretolamenti” facendo riferimento a Greta Thunberg che è stata la sacerdotessa bambina scelta per questa impresa. (1)

È stata soprattutto Angela Merkel che ha accreditato Greta, allora una ragazzina autistica del tutto ignara dei problemi dell’ambiente, trasformata in un cartone animato della Disney, perché in fondo questa è proprio una storia tedesca, visto che il verdismo è nato in Germania ed è lì che ha avuto il maggior peso politico. Chi ha un bel po’ d’anni sulle spalle ricorda che il movimento fu di fatto fondato da Rudi Dutschke, uno dei protagonisti del ’68, che iniziò la sua carriera di ribelle – vedi come cambiano le cose – organizzando grandi manifestazioni contro l’impero editoriale di Axel Springer che criminalizzava sistematicamente i movimenti studenteschi. Quasi subito ci fu la vendetta: un attentato che lo uccise non immediatamente, ma una decina di anni dopo per le conseguenze dei tre colpi alla testa che gli furono sparati da un miserabile la cui mano fu armata da conosciutissimi sconosciuti. Negli anni successivi Dutschke si avvicinò ai temi ecologici che avevano la possibilità di legare molte più persone rispetto a quelle coinvolgibili dalle proteste studentesche e che potevano anche facilmente superare la cortina di ferro tra est e ovest. Dunque, il movimento verde, nato ufficialmente nel 1980, nacque inizialmente come sostenitore e continuatore dell’Ostpolitik di Willy Brandt che aveva firmato molti trattati con la Russia e la Polonia. Volendo forzare, contro la Nato e il clima di guerra.

Questa natura così lontana dalle orribili pulsioni attuali, è stata conservata a lungo sia pure con adattamenti dovuti al cambiamento delle situazioni, ma in ogni caso il partito verde almeno negli ultimi tre decenni ha oscillato tra il 3 e il 7 per cento dell’elettorato, ma ecco che dopo la comparsa di Greta la percentuale raddoppia, diventa decisiva per la formazione di un governo e soprattutto cambia completamente il paradigma del movimento che diventa accanito fautore delle censure, dei pass vaccinali ancor prima di diventare il partito della guerra alla Russia e più recentemente del genocidio a Gaza. L’ecologia in senso stretto diventa carta straccia e si riduce unicamente all’inutile taglio delle emissioni di anidride carbonica, caldeggiate attraverso teorie catastrofiste di nessun reale valore scientifico. Questo tema coniugato con la guerra, la russofobia e la natomania favorisce – per inciso – il nucleare, il carbone e costringe a gigantesche emissioni di Co2 dovute al passaggio dal gas russo attraverso le tubature, al Gnl trasportato via mare. A parte i costi diventa chiaro che l’ecologia è proprio l’ultima preoccupazione dei verdi tedeschi e dei loro acefali scimmiottatori.

Il premio Pulitzer Seymour Hersh: “Così gli USA hanno fatto saltare il Nord Stream”

Cosa è cambiato nel frattempo? Sono arrivati soldi dei miliardari interessati ai colossali investimenti in cosiddetta energia verde e in ingegneria sociale e sono arrivati da parecchi anni, facendo pensare a una preordinazione. Sono stati disponibili finanziamenti per più o meno 25 mila giornalisti affinché scrivessero storie horror sul clima e “opportunità di formazione”. E sono ovviamente giunti soldi per organizzazioni, partiti, università, ma il grosso è stato concentrato nell’azione all’azione mediatica volta ad imporre un certo tipo di narrazione. L’elenco dei finanziatori è lungo e comprende molti noti sostenitori dell’allarme climatico tra cui la European Climate Foundation, fortemente sostenuta da Michael Bloomberg e dal patron di Extinction Rebellion, Sir Christopher Hohn. Altri sostenitori includono Tides, Gulbenkian, Oak, Packard, Climate Justice Resilience, MacArthur e Rockefeller. Per non parlare del denaro dei contribuenti con cui sono foraggiate organizzazioni politiche e governative, tra cui le Nazioni Unite e i ministeri di parecchi Paesi appartenenti al Washington consensus.

Ecco perché la debacle verde in Germania è il più importante segnale, assieme all’astensione, del declino delle narrazioni imposte a suon di media, tuttavia prive di qualsiasi consistenza e paradossalmente pericolose proprio per l’ambiente. Ma il credito di cui gode la realtà dipinta sulla carta e sugli schermi televisivi sta sbiadendo, nonostante la canea a reti unificate: il fatto che Greta Thunberg sia stata attaccata dai verdi tedeschi per le sue posizioni pro-Palestina è la fine di un ciclo.

Redazione

 

 

 

 

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(1)

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