Quando l’opinione diventa spettacolo e la spettacolarizzazione invade l’informazione

«Signorine grandi firme»

Quando l’opinione diventa spettacolo e la spettacolarizzazione invade l’informazione

Il Simplicissimus

Nel teatro sempre più affollato della comunicazione contemporanea, la figura dell’“opinionista” sembra oscillare tra commento, autopromozione e costruzione di influenza. La rivelazione di una relazione con il ministro Matteo Piantedosi riporta al centro una questione antica e irrisolta: dove finisce la libertà privata e dove comincia la responsabilità pubblica di chi occupa spazi mediatici e istituzionali? In un contesto in cui informazione e intrattenimento tendono a sovrapporsi, episodi di questo tipo diventano sintomi di un sistema che confonde ruoli, prestigio e opportunità, alimentando quella zona grigia in cui la politica spettacolo e lo spettacolo della politica finiscono per coincidere. (N.R.)


Quando uno non sa fare un ciufolo, ma per un qualche motivo insondabile (si fa per dire), sguazza nelle acque dell’informazione o dell’intrattenimento, due campi ormai coincidenti, viene chiamato opinionista. Il che è davvero singolare visto che lo siamo tutti: se c’è qualcosa che non ci manca sono le proprio le opinioni e tutto il pensiero occidentale, nel corso di 3 millenni, è proprio una battaglia, ahimè perdente, contro il “si dice” o una resa ad esso visto come suprema verità raggiungibile. Ci sono delle aporie in questo di cui non possiamo parlare qui, ma alle volte avvengono fatti curiosissimi che perlomeno sono un’oasi nell’incalzare della politica spettacolo e dello spettacolo della politica. Avviene che una tale “opinionista” – dotata di uno sguardo che rivaleggia con quello di un’orata adagiata nel cartoccio con i pomodorini – abbia rivelato di avere una liason dangereuse con il ministro dell’Interno Piantedosi.  Perché questa giornalista, scrittrice, attrice, opinionista, modella, nonché paladina dei diritti umani, lo abbia detto urbi et orbi, pur essendo “molto riservata” rimane un po’ misterioso, visto che la medesima ha ottenuto ruoli e collaborazioni in contesti in qualche modo riconducibili al Viminale e che dunque la vicenda acquisisce una dimensione pubblica non proprio esemplare. Ma fin qui non ci sarebbe nulla di strano, c’est la vie e come si potrebbe negare a un ministro, per giunta ex prefetto e marito di una prefetta, ma evidentemente non perfetto, un po’ di svago e a un’opinionista, giornalista, eccetera eccetera, a questa Bernarda da Vinci, un po’ di carrierismo?

Ecco che ne pensava Claudia Conte dell’affaire Boccia-Sangiuliano nel 2024 – Coffee Break

La cosa curiosa, anzi stupefacente  è che la medesima, chiamata a parlare di un caso analogo, ovvero quello del ministro Sangiuliano e della  “imprenditrice” Boccia, scoppiato nel 2024, espresse la sua tristezza nel vedere che una giovane donna per emergere e per avere successo è stata pronta a tutto (qui). Eh no, cari miei, che brutta cosa arrendersi al patriarcato.  Probabilmente mentre pronunciava quelle parole la sua relazione con Piantedosi, che sembra il nomignolo di un coltivatore di canapa, era già in atto. E dunque la cosa che si profila come un vero scandalo, non è quello di una banalissima vicenda di corna e di scarpe tradizionali olandesi, ma quello dell’ipocrisia radicale e sfacciata che attraversa la nostra società, per cui non si esita ad accusare pubblicamente qualcuno, mentre si fanno le medesime cose: è un effetto del narcisismo che nasconde fragilità, ma che alla radice è una forma di disinteresse verso gli altri, la quale porta ad ogni tipo di sotterfugio infantile per procurarsi accettazione e possesso. E lo vediamo in tutto, compresa, ahimè, la geopolitica. Naturalmente la signorina Claudia adesso ci dirà che si è follemente innamorata di Matteo ed è un peccato che non ci sia più Dante a metterli nell’Inferno come Paolo e Francesca. Ma se questo irrefrenabile sentimento fosse davvero nato, lei non avrebbe mai dovuto accettare incarichi legati al ministero dell’Interno, proprio per non sputtanare bimbo bello e bamboccione. Mentre il mondo è in fiamme ci tocca assistere a questi spettacoli e non abbiamo nemmeno un Boccasile per ritrarre questa epoca di degrado nella banalità.

Redazione

 

 

 

 

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