Il fronte dimenticato della guerra mediorientale

«Sionisti battuti in Libano»
Nel Sud del Libano l’offensiva israeliana incontra una resistenza inattesa e riapre interrogativi sugli equilibri militari regionali.
Il Simplicissimus
Mentre l’attenzione internazionale si concentra sul confronto con l’Iran, il teatro libanese torna a rivelarsi decisivo per comprendere la fragilità degli equilibri strategici nel Levante. L’operazione terrestre israeliana contro Hezbollah, avviata nella convinzione di un’organizzazione indebolita dalla perdita dei vertici e dall’isolamento logistico, si sarebbe invece scontrata con capacità militari più solide del previsto. Secondo diverse ricostruzioni circolate nell’analisi geopolitica alternativa, le perdite subite da Tel Aviv e l’efficacia dei sistemi missilistici di Hezbollah avrebbero costretto Israele a ridimensionare le operazioni nel Sud del Libano. Il risultato riapre una questione centrale: quanto sono mutati davvero i rapporti di forza nella regione e quanto pesa, oggi, la trasformazione tecnologica e organizzativa dei movimenti armati non statali nel Medio Oriente contemporaneo. (N.R.)
La guerra criminale contro l’Iran ha fatto dimenticare altri crimini, ovvero l’assalto che Israele stava conducendo contro il Libano e che si è rivelato ancora più disastroso dell’assalto a Teheran, così rovinoso che Tel Aviv ha dovuto mettere fine alle operazioni terrestri ed è per questo che ho usato il verbo all’imperfetto. Hanno perso in maniera disastrosa con Hezbollah che si pensava ormai al lumicino dopo gli assassini dei suoi capi con i cercapersone esplosivi e il taglio del cordone ombelicale con l’Iran sotto assalto. E invece gli israeliani hanno perso 2000 uomini tra morti e feriti e 60 carri armati Merkava, considerati tra i migliori al mondo, anche se parecchi esperti militari contestano questa classifica. Addirittura interi reparti dell’esercito di Tel Aviv sono scappati e si sono rifiutati di combattere. Hezbollah è persino riuscito ad affondare una corvetta israeliana al largo di Tiro, grazie a un missile antinave che non si sospettava nemmeno lontanamente che potesse avere. Tutto questo dimostra in modo molto chiaro che gli armamenti di questo gruppo politico – militare sono enormemente migliorati proprio nel momento in cui si poteva supporre che l’appoggio iraniano fosse stato di fatto troncato: dopo la conquista della Siria da parte di formazioni terroriste al soldo degli occidentali e i duelli missilistici che hanno tenuto impegnata Teheran per oltre un anno, a Israele sembrava di poter avere facilmente partita vinta nel Sud del Libano.
Invece evidentemente Hezbollah riceve aiuti da più parti e aiuti piuttosto importanti in fatto di armi. Questo dovrebbe far capire che quello che viene chiamato il Sud del Mondo, benché il suo cuore si trovi a latitudini piuttosto a nord, non è poi quella sorta di alleanza di argilla a cui molti notisti – nel senso che sono in nota spesa del potere – vogliano a tutti i costi farci credere, ovvero che sono un tentativo gracile, abortito e spaventato dalla violenza bruta dell’egemone. Ma questo ci porta anche a fare altre considerazioni: fino a che si tratta di campagne aeree, i sion – occidentali riescono quasi sempre a prevalere, specie quando si trovano di fronte a difese inefficienti o si dedicano ad obiettivi civili che per forza di cose sono poco o per nulla protetti, ma quando si tratta di combattere sul terreno sono piuttosto scarsi, dispongono di truppe poco motivate e poco addestrate ai nuovi scenari di guerra. Soprattutto dispongono di uomini che si sono arruolati pensando ai modesti rischi di conflitti coloniali e non a quelli altissimi di una guerra vera. Il Vietnam è lontano, non fa più parte dei ricordi della massima parte della gente e nemmeno dell’immaginario collettivo. Perciò nel momento in cui non riescono a sopraffare tutte le difese antiaeree, vanno incontro a perdite rilevanti e al successivo panico. È precisamente quanto sta accadendo in Iran dove in una sola giornata gli Usa si sono visti distruggere 4 aerei e quattro elicotteri, oltre ad equipaggiamento vario per un valore stratosferico. E questo senza contare le perdite umane di cui non sapremo nulla per parecchio tempo.
Ecco il motivo per il quale credo che non ci sarà uno sbarco o che, se la disperazione della banda Trump portasse a questo gesto inconsulto, esso si tradurrebbe in un disastro militare. Ma è quello che in fondo i sionisti di Tel Aviv attendono e sperano, perché di fronte a molte perdite e a un cocente smacco la Casa Bianca, che ormai si distingue assai poco da un ospedale psichiatrico, non potrà semplicemente accettare la sconfitta e finirà per perdere ogni inibizione. Probabilmente persino il Papa americano si è accorto del rischio e ha osato l’inosabile: dire che non è Dio che vuole questa guerra, sottintendendo che Trump non è l’uomo della divina provvidenza, come follemente crede di se stesso. Ma è magari aestuans fimum🙁“ribollente come letame” )dopotutto il latino è la lingua ufficiale del Vaticano.
