Dopo Davos ecco la propaganda isterica sulla malattia X

 

SONO COSÌ MALATI DA INVENTARSI LA MALATTIA X

Dopo Davos e la messa in scena del Wef che in fondo non è altro che l’interfaccia mediatica di una plutocrazia più nascosta, la propaganda isterica sulla malattia X è stata rilanciata alla grande, sebbene tutto il costrutto di questa narrazione sia assolutamente grottesco: supporre che una malattia misteriosa e grave, ma di cui non si conosce nulla, men che meno l’agente patogeno, che rimane di fatto una mera supposizione non ha nulla a che fare con la scienza, nemmeno con quella deviata che abbiamo visto all’opera col covid. Qui siamo nel campo della divinazione, ma intendiamoci nelle sue forme più strane, come la cocchigomanzia, ovvero la divinazione del canto del cuculo che in questo caso è sostituito dai media. Peccato che non ci sia anche la suinomanzia, ovvero la lettura del futuro sulle rughe del signor Schwab

E non esagero perché l’informazione – si fa soltanto per dire – fa riferimento a sedicenti “esperti” che tuttavia non vengono mai nominati mentre la documentazione scientifica a sostegno della tesi di “un agente patogeno mortale che causa più morti del COVID-19” o “che può avere una mortalità 20 volte più persone del COVID-19” o “può uccidere 50 milioni di persone” è totalmente inesistente.  Eppure queste narrazioni insensate sono tutte notizie da prima pagina nei media mainstream rivelando in maniera chiara a chi ha un QI appena superiore alla temperatura ambiente adesso che è inverno, che si tratta di una fase propagandistica per sostenere la narrativa promossa dall’OMS e dal WEF secondo la quale i governi dovrebbero versare miliardi alle grandi multinazionali del farmaco   per “curare” una malattia inesistente. Citiamo dai documenti del Wef:

Ovvio che tutto questo non ha senso: come si può prevedere qualcosa di assolutamente sconosciuto? E perché questa malattia X dovrebbe colpire proprio ora e non ha colpito mille anni fa o non potrebbe colpire tra mille anni?  È un po’ il teatro dell’assurdo che cerca di nascondere la ricerca e l’assemblaggio di agenti patogeni per la guerra fingendo di voler salvare l’umanità dalle malattie che potrebbero abbattersi su di essa. Naturalmente tutto questo scade nel ridicolo: per il Covid si è andato a cercare un coronavirus di un pipistrello che vive in una grotta in Cina, straparlando di pangolini e cazzate varie per nascondere l’estrema improbabilità di un passaggio all’uomo di qualche agente virale. Se proprio si voleva approntare una difesa preventiva da coronavirus in grado di fare il salto zoonotico da qualche animale all’uomo, sarebbe stato molto più opportuno studiare quelli che risiedono nei gatti – uno degli animali più “ricchi” di questi patogeni e che non vivono in remote caverne, ma nelle nostre case e nelle nostre strade. Voi che dite: quale sarebbe stato l’animale da studiare per il cosiddetto guadagno di funzione?

In effetti stiano ripercorrendo la stessa strada del Covid, ma al contrario: nel periodo precedente il 2020 si agiva in segretezza in maniera che la pandemia piombasse sulle società e sulle persone all’improvviso, paralizzando la capacità di ragionamento, adesso invece è più producente creare l’attesa della malattia che potrebbe essere anche più efficace. Certo è impressionante l’intreccio tra entità come il Wef, la ricerca scientifica, le università, le ong, le riviste mediche e le multinazionali del farmaco che hanno provocato una rottura non più sanabile con le buone pratiche della scienza e con il controllo dei farmaci e dei vaccini. C’è uno studio scioccante che ha indagato su questi collegamenti e che potrebbe essere la base per opporsi alla narrazione della malattia X. Che è davvero la terribile malattia dell’occidente.

Redazione

 

 

 

 

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