Spiaggia assolata. Caldo infernale

SOTTO L’OMBRELLONE


Spiaggia assolata. Caldo infernale. Che, però, almeno qui la brezza del mare rende meno insopportabile. Refoli di refrigerio.
Luglio si avvia alla sua conclusione. E già incombe agosto. Siamo nel pieno della Canicola. E, appunto, la costellazione del Cane è alta all’orizzonte di queste notti afose…

Intendiamoci. Io non sono al mare. Ho già detto e scritto più volte che non è cosa per me. Un giorno, due… al terzo già sono stufo. La sabbia mi infastidisce. Il rumore. La confusione. Il sole abbagliante che mi rende difficile leggere… e, per fortuna, almeno in questo mio figlio mi somiglia. Non ama la spiaggia. Per lo più si annoia…

Comunque, ho un’amica che sta al mare, in questo periodo. Con i figli. Uno dei quali è un appassionato di libri. Uno di quei ragazzi seri, che passano molto tempo sotto l’ombrellone. Leggendo. Come ero io, a pensarci, alla sua età. Ed immagino che anche per lui i libri siano uno strumento per fuggire oltre la linea dell’orizzonte. Inseguendo terre, avventure, misteri. Cercando, così, di capire se stesso.

Mi chiede: che libri posso regalargli? Libri che lo distraggano un poco. Non troppo pesanti. È in vacanza, in fondo…

Ci penso un po’. L’età per Salgari, ormai, l’ha passata. E ci vorranno decenni perché lo riscopra come narratore. O, almeno, per me è stato così.
Per altro, so che un lettore serio. È onnivoro. Uno che si è appena divorato “Le memorie di Adriano” della Yourcenar. E in piena estate, non è cosa da poco.
Però è un ragazzo. E i ragazzi hanno bisogno di sognare. Viaggiare con la fantasia. Veder dilatare la stretta linea di sabbia della spiaggia, in spazi interminati.
E allora…

E allora, le dico, andrebbe bene Bruce Chatwin. Il cantore della alternativa nomade. Che scrisse che la vera dimora dell’uomo non è una casa con solide fondamenta. Ma la strada. Il sentiero. E ciò che conta non è il possesso. Conta ciò che sei. E che diventi con l’esperienza.
Due libri di Chatwin. “In Patagonia” che mi affascinò per i paesaggi incontaminati e selvaggi. E “Le vie dei canti”. Il grande vuoto dell’Australia interna. Gli aborigeni. La loro cultura, primitiva solo in apparenza. In realtà più profonda di quella dell’occidentale che l’ha, prima, distrutta. E che ora, in nome della bestialità politicamente corretta, la riduce a una sorta di zoo per animali esotici. Ornitorinchi e canguri.

Poi, “La via della Oxiana” di Robert Byron. Nessuna parentela, ch’io sappia, con il, grande, poeta romantico. Ma anche questo Byron, inesausto viaggiatore, era, a suo modo, poeta. Basta leggere come descrive le cupole delle moschee e le guglie dei palazzi afghani, gli abiti delle donne (altro che burqa), i colori dei tappeti. E i profumi delle spezie. Gli uomini dai volti duri, arsi dal sole. Le corse sfrenate dei cavalli… Un sogno da Mille e una notte che si fa realtà. Che diviene pietre, deserti. Oasi cariche di storia.

Ed anche Evelyn Waugh. “Quando viaggiare era un piacere”. Waugh, a dispetto del nome leggiadro, era un omone coi baffi, collerico e rissoso. Un grande scrittore, però. Che fu anche agente segreto, avventuriero in Africa, persino filo-fascista. Da inglese puro sangue.
Ci racconta di quando il viaggio non era vacanza. E men che meno turismo. Era avventura. E, al contempo, conoscenza. Piacere che si traeva dall’incontro con uomini e culture diverse. Quando tutto non era stato ancora anestetizzato dall’insapore ketchup della, cosiddetta, globalizzazione.

Conrad, anche. “Cuore di Tenebra”. La discesa nelle profondità di un’Africa che era, ancora, nero mistero. Un viaggio in quel, gigantesco e mostruoso, serpente d’acqua che è il fiume Congo. Che si trasforma in, inquietante, discesa negli inferi dell’animo umano. Sospeso e lacerato tra la, supponente arroganza dell’uomo bianco, incarnazione della modernità, e le radici primitive, quella Ur-Kultur di cui parla la filosofia tedesca del ‘900, Mann e Jünger su tutti. Cultura delle origini, selvaggia, feroce. Crudele. Eppure meno corrotta della nostra, astratta e ipocrita, modernità. Di cui andiamo tanto fieri. Più… pura.

 

E, infine, Hugo Pratt, “Corte Sconta detta arcana”.
E qui sento la mia amica perplessa.
Ma non è un fumetto? Mi chiede.
Più che altro è una Graphic Novel. Una narrazione a disegni. E, poi, vi è anche il romanzo. Perché Pratt era uno scrittore vero. Un narratore di razza. Anche se di pochi libri, ché la sua fatica era massimamente diretta al disegno.
Corte Sconta è un gioiello di inventiva. Sospeso tra il fantastico, la magia dei luoghi, lo sfondo storico. E le atmosfere esotiche, dove si muovono personaggi straordinari. Su tutti Corto Maltese, avventuriero cinico e romantico. E il Barone von Ungern, il Sanguinario. Eroe di una disperata resistenza contro l’incedere della storia. E avvolto nell’alone, per molti versi indecifrabile, della guerra e del misticismo orientale.
Non solo divagazione. È un libro formativo, che tutti i giovani dovrebbero leggere. Almeno una volta, prima di invecchiare.

Mi ringrazia.
Vedrò quelli che trovo, dice. Poi ti faccio sapere…
Beh, augura al ragazzo buona lettura. E buon viaggio, soprattutto…

Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

Fonte: ElectoMagazine del 29/07/22

 

 

 

 

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