Sovranismo feticista Enel e Enasarco. Il Santo Rosario di Salvini? La religiosità primitiva è aborrita dai “cattolici adulti” più interessati a invocare entità più tangibili dell’Altissimo come l’otto per mille o le esenzioni Imu.

   È nata una nuova, pessima corrente politica: il sovranismo feticista. Ne è fondatore e caporione Satana in persona, nelle mentite spoglie di Matteo Salvini, noto tifoso del Milan, che fa del Diavolo il suo simbolo. Il maligno, si sa, usa travestirsi per meglio ingannare le sue vittime, ma stavolta è stato scoperto, anzi “sgamato”. Merito di Famiglia Cristiana e del suo editorialista Francesco Anfossi, indignati per l’uso del rosario da parte del capo leghista durante la manifestazione in Piazza del Duomo a Milano, in cui ha affidato sé stesso e l’Italia alla Madonna.

Non sappiamo nulla delle convinzioni religiose di Salvini e non escludiamo – è un politico in campagna elettorale – un certo grado di strumentalizzazione nel suo gesto. Da credenti, tuttavia, ci fa piacere che un esponente di primo piano rivendichi la tradizione cattolica della nostra Patria e invochi la protezione dei santi. Benedetto da Norcia, Caterina da Siena, Brigida di Svezia, Cirillo e Metodio evangelizzatori dei popoli slavi di cui inventarono l’alfabeto, e Suor Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, insigne filosofa di nascita ebraica, allieva di Edmund Husserl, studiosa di San Tommaso, vittima del nazismo.

Matteo Salvini.

Salvini sarà pure la reincarnazione del male, ma definire feticcio il rosario, anzi dovremmo scrivere cattolicamente il Santo Rosario, è davvero troppo! E il Signore ci perdoni se, da feticisti del rosario ancora credenti, chiediamo alla chiesa ufficiale di pagare le bollette dell’Enel!

   Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Il rosario, lo dicono i padri paolini di Famiglia Cristiana, è un feticcio e feticista chi lo porta su di sé. Quindi, un malato, se diamo credito al significato dato al termine da Sigmund Freud – non propriamente un fedele cattolico – o un primitivo, in base alla definizione corrente in etnologia e antropologia culturale, che riportiamo fedelmente da Wikipedia, una fonte che riteniamo non sgradita alla nuova Chiesa. “Si definisce feticismo una forma di religiosità primitiva che prevede l’adorazione di feticci, ovvero di oggetti ritenuti dotati di poteri magici. Il feticismo era ritenuto dagli antropologi evoluzionisti come uno degli stadi più primitivi della religiosità umana”.

Monsignor Nunzio Galantino.

Ahi ahi, monsignore, Salvini sarà pure la reincarnazione del male, ma definire feticcio il rosario, anzi dovremmo scrivere cattolicamente il Santo Rosario, è davvero troppo. Nell’ardore della polemica, una voce dal sen fuggita, o, per restare sul terreno scivoloso della psicanalisi, un lapsus freudiano. Nulla di strano, comunque. Un vescovo, ci sembra monsignor Galantino, pronunciò parole sgradevoli, al limite del dileggio, per i devoti che recitano – forse disse biascicano – il rosario. La religiosità primitiva è aborrita dai “cattolici adulti”, più interessati a invocare entità più tangibili dell’Altissimo, come l’otto per mille delle tasse degli italiani o le esenzioni dall’IMU.

   Da ultimo, hanno instaurato anche un rapporto con l’Enel, dopo che un illustre cardinale ha provveduto a riallacciare l’utenza di un centro sociale, naturalmente non a spese vaticane, ma del contribuente italiano. Se non ricordiamo male, è un reato, ma l’autore sembra coperto da immunità diplomatica. Infatti la Santa Sede – si dice così, come il governo dei sultani turchi era la Sublime Porta – dopo lo sfregio dei Savoia del 1870, è uno stato sovrano (non feticista) dal 1929, per iniziativa di un innominabile, un maestrino romagnolo divenuto inspiegabilmente capo del governo italiano. Incidentalmente, un papa lo definì uomo della Provvidenza.

Monsignor Parolin soffre di gravi amnesie, giacché la chiesa sostenne apertamente per decenni un partito italiano chiamato Democrazia Cristiana il cui simbolo era una croce. Ma forse il problema è il copyright, l’uso del marchio di cui i signori in tonaca detengono l’esclusiva. La DC era autorizzata, Salvini no.

Monsignor Domenico Mogavero.

La collera verso l’esibizione di simboli cristiani da parte della “Chiesa di Francesco” (Gesù è solo il fondatore, tutt’al più un past president come nel Rotary Club) è massima e oltrepassa l’indignazione, condivisa dalla stragrande maggioranza dei media, laicisti quando non apertamente atei. Il loro fervore di applausi raggiunge il diapason alle parole di un altro prelato, il siciliano monsignor Mogavero, il quale ha accusato non solo il sovranista feticista, ma tutti i suoi sostenitori di non essere cristiani. Sua Eminenza scruta i cuori meglio di Domineddio, sa chi è cristiano e chi no, ed è in grado di distribuire patenti di cristianità in base alle preferenze politiche. Il nostro vecchio arciprete, che non si sentiva feticista recitando il rosario con la coroncina in mano, avrebbe detto che è un peccato di superbia, da confessare immediatamente.

  

Monsignor Pietro Parolin.

Dall’interno delle mura vaticane, ancora in attesa di demolizione secondo le conclamate intenzioni di chi ordina di costruire ponti e abbattere ogni barriera, una voce assai autorevole depreca l’uso politico di simboli cristiani. Monsignor Parolin soffre di gravi amnesie, giacché la chiesa sostenne apertamente per decenni un partito italiano chiamato Democrazia Cristiana il cui simbolo era una croce. Ma forse il problema è il copyright, l’uso del marchio di cui i signori in tonaca detengono l’esclusiva. La DC era autorizzata, Salvini no.

Da esperti imprenditori del sacro – ci scusino i lettori più devoti – vogliono salvaguardare il prodotto, il brand. Se il rosario è un feticcio, siamo autorizzati a utilizzare un linguaggio che ci ripugna. Nel frattempo, troppo occupati nelle scomuniche post moderne a Salvini e ai sovranisti, dimenticano di battersi per la vita, ad esempio quella del povero Vincent Lambert che la laicissima Francia, ex figlia prediletta della Chiesa, sta condannando a morte. Dimenticano anche di levare la voce contro la banalizzazione dell’aborto, le derive eugenetiche, il disordine morale, la corruzione civile e troppe altre cose. Evitano di mettere a disposizione dei poveri, italiani o stranieri, l’immenso patrimonio che possiedono.

Dall’interno delle mura vaticane, ancora in attesa di demolizione secondo le conclamate intenzioni di chi ordina di costruire ponti e abbattere ogni barriera, una voce assai autorevole depreca l’uso politico di simboli cristiani.

   I sacramenti sono messi da parte a favore di un unico dovere, il nuovo imperativo categorico, accogliere gli stranieri in Europa. Chi si oppone non è cristiano, se ha in mano il rosario è feticista, criticare il papa non si può, ma la regola non valeva per il predecessore, oggetto di insulti ed attacchi interni velenosi, infine costretto a un’abdicazione misteriosa. In compenso, sono portati in palmo di mano e indicati come esempi personaggi come Marco Pannella e Emma Bonino, nemici dichiarati della fede cattolica e dei suoi principi (una volta) non negoziabili.

Da esperti imprenditori del sacro vogliono salvaguardare il prodotto, il brand? Se il rosario è un feticcio, siamo autorizzati a utilizzare un linguaggio che ci ripugna. Nel frattempo, troppo occupati nelle scomuniche post moderne a Salvini dimenticano di levare la voce contro la banalizzazione dell’aborto, evitano di mettere a disposizione dei poveri, italiani o stranieri, l’immenso patrimonio che possiedono!

   I simboli cristiani devono rimanere nascosti, forse per non offendere, forse perché chi li espone viola l’esclusiva dei rappresentanti monomandatari dell’Altissimo con sede legale in Vaticano. Il loro rosario-feticcio ha ancora un significato immenso per tanti credenti, gente semplice, devota, cattolici che non diventano adulti. Ha un immenso valore d’uso nel cuore di molti. Chi lo ritiene una gelosa esclusiva non ci appare più come un uomo di Dio, ma un semplice rappresentante di commercio. Il Signore ci perdoni se, da feticisti del rosario ancora credenti, chiediamo alla chiesa ufficiale di pagare le bollette dell’Enel e di garantirsi la pensione iscrivendosi all’Enasarco, l’ente previdenziale degli agenti di commercio.

Immagine: Alberto Sordi – Ladro lui, ladra lei.

                                                

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Un commento

  1. Francesca Rita Rombolà

    29 Maggio 2019 a 12:04

    Ricordo mia madre nei suoi ultimi giorni su questa terra, giorni di agonia terribile. Da credente umile e semplice, non le importava di medicine o medici che potessero alleviarle i terribili dolori, stringeva in mano la coroncina del rosario e in silenzio, con gli occhi chiusi o socchiusi, recitava l’Ave Maria e i Santi Misteri spesso in un indefinibile mormorio quando il dolore era proprio irresistibile. Era una feticista del rosario? La sua religiosità era primitiva, infantile? Gesù ha prediletto i bambini proclamando che chi non si fa bambino nel cuore e nell’anima non entrerà nel regno dei cieli. Con quel rosario in mano mia madre dava conforto alle figlie che si disperavano per lei!

    Sento e leggo cose assurde oggi, nel 2019 d. C.

    Dove arriveremo davvero se si continua su questa china pericolosa e insidiosa?

    rispondere

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