Tra silenzi, priorità spostate e parole fuori tempo, il ruolo morale del papato torna al centro della domanda pubblica.

«Spirito Santo chiuso per ferie»

Quando il mondo brucia e la voce della Chiesa appare marginale.

Il Simplicissimus

In un’epoca segnata da guerre e smarrimento morale, colpisce la percezione di un papato poco presente sui grandi nodi del nostro tempo. Mentre riemergono temi interni già discussi negli anni passati, cresce l’interrogativo sul significato pubblico del silenzio ecclesiale e sulla funzione storica della parola spirituale in momenti di crisi profonda. Il titolo provocatorio diventa così un invito a riflettere su ciò che oggi ci si attende — o non ci si attende più — dall’autorità morale della Chiesa. (N.R.)


Chissà che lo Spirito Santo non sia distratto dalle guerre in corso o magari stia pensando a ferie e ponti. Ma un interrogativo mi si affaccia alla mente riguardo al papa Leone di nome, ma Silente di fatto. Con tutto ciò che accade e che è cascato addosso al suo pontificato sin dal primo minuto, gli abbiamo sentito dire solo cose a margine, per esempio ripetute lamentazioni per i bambini rapiti dai russi che era una mera balla costruita dalla propaganda bellica e abbastanza facilmente sgamabile. In questi giorni poi, mentre il mondo è sull’orlo dell’abisso, gli abbiamo sentito riprendere, ex abrupto, il tema dei preti pedofili, un argomento assai dibattuto una decina di anni fa, ma abbandonato nel momento in cui l’obiettivo di distruggere l’autorità morale del Papa e del clero cattolico in genere, è andato a buon fine.  Per carità, su questo tipo di perversione all’interno di una religione il cui testo fondamentale dice che chi scandalizza i fanciulli dovrebbe legarsi una macina al collo e buttarsi al fiume, non ci saranno mai abbastanza condanne, ma questa invocazione, arrivata senza che nessun fatto nuovo sia emerso nelle cronache, suona dodecafonico  perché giunge, nel momento in cui i file Epstein hanno squadernato la corruzione pedofila e perversa di tutta l’élite occidentale, quella laica e progressista o ipocritamente evangelica. Corruzione che è alla radice di una visione del mondo imposta a reti unificate e non estranea, per molti motivi, ai drammatici fatti che viviamo.

E invece su questo silenzio assoluto, come del resto su tutto ciò che ci sta travolgendo. Dire che sarebbe stata una buona occasione per allargare il discorso e rilanciare un’ispirazione diversa ancorché la Chiesa stessa sia una peccatrice. Al contrario, i seguaci ideologici della banda Epstein hanno colto questa occasione per azzannare di nuovo ai polpacci e deviare il discorso, come sempre avviene in un mondo nel quale confessare un peccato sembra sia la maggiore colpa possibile, una bestemmia contro il sacramento del narcisismo egotico. L’impressione è che questo pontefice sia troppo americano per dire qualcosa di incisivo e troppo prete per essere Papa. “Eheu! Quam brevibus pereunt ingentia causis!” che vuol dire Aò, quante grandi cose periscono per piccole cause. O piccoli uomini.

Redazione

 

 

 

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