Politica italiana tra consensi e strategie

«Storie di casa nostra»
L’ascesa di Vannacci nei sondaggi apre interrogativi sul futuro degli equilibri del centrodestra.
di Andrea Marcigliano
I numeri dei sondaggi raccontano una realtà che molti osservatori faticano a ignorare: il crescente consenso attorno a Roberto Vannacci sembra alimentarsi proprio della sua posizione esterna rispetto agli attuali assetti politici. Andrea Marcigliano analizza il paradosso di una leadership che appare forte finché resta alternativa, ma che rischierebbe di perdere gran parte della propria attrattiva entrando in una coalizione tradizionale. Sullo sfondo si muovono le strategie di Giorgia Meloni, le resistenze degli alleati e la possibilità che una nuova forza politica possa modificare gli equilibri della prossima competizione elettorale. (N.R.)
Facciamo due conti. Se volete il conto della serva. Facile facile.
Tutti i sondaggi danno Futuro Nazionale, in sostanza il generale Vannacci, ormai al di sopra del 5% nelle intenzioni di voto. Addirittura quasi al 6%, superando la Lega di Salvini, da cui Vannacci proviene e che appare, ormai, in caduta libera.
C’è, però, un MA grande come una casa.
Vannacci prenderebbe voti – e, a nostro avviso, molti di più di quanto dicono i sondaggi attuali – soltanto se corresse da solo. Perché se si alleasse con Meloni e centro-destra crollerebbe a poco più del 2%.

Ovvio, tutto sommato. Il Generale rappresenta una alternativa, forse l’unica nell’attuale panorama politico italiano. E come alternativa può attrarre e chiedere il voto degli scontenti. Di destra e non solo.
Un voto che, però, svanirebbe se Vannacci entrasse in coalizione con la Meloni, Tajani, Salvini. Perché non rappresenterebbe più qualcosa di veramente alternativo. E quindi finirebbe con il dissolversi nel calderone.
Per altro va detto che tanto Forza Italia quanto la Lega non lo vogliono in coalizione. Per ragioni diverse, certo. Comunque convergenti.
La Meloni, invece, sa bene che vincere senza il Generale, o meglio con il Generale all’opposizione, sarà estremamente difficile. E quindi cercherà di spendersi per una qualche forma di alleanza. Comunque estremamente difficile, se non decisamente impossibile.
Intanto Vannacci sta aggregando forze estremamente diverse. Che, però, trovano in Futuro Nazionale una coalizione che fornisce loro la possibilità di entrare in parlamento.
È il caso, ormai evidente, di Alemanno. Che, in procinto di uscire finalmente dal carcere, e di chiudere un episodio vergognoso per la giustizia e la politica italiana, ha fatto ormai confluire i suoi verso il generale.

Certo, le differenze sono, e restano, moltissime.
Soprattutto sul piano internazionale, che il programma di Futuro Nazionale per quanto riguarda gli interni è improntato a un normale buon senso. Facile da condividere, quindi.
È, però, sul piano internazionale che vengono fuori i problemi. Con Vannacci completamente schierato con Israele, definita avamposto dell’Occidente.
E Alemanno che, invece, condanna l’invasione israeliana di Gaza e la politica espansionista di Telaviv. Coerente, in questo, con le sue storiche posizioni.
Posizioni che avvicinano il leader dell’ala sociale di ciò che fu AN, a Marco Rizzo, il comunista intransigente che ha, da tempo, rotto con una sinistra traditrice della sua storia.
Ed ha fatto propria l’idea di una nuova coalizione, al di là della destra e della sinistra, capace di dare voce e forza a chi vuole l’Italia fuori dal letto di Procuste della NATO.
Una Italia indipendente, neutralista. Attenta ai problemi sociali dei cittadini. E capace di intrattenere buoni rapporti con la Russia.
Posizioni tutti sommato vicine a quelle di Alemanno. Lontane, però, da quelle di Vannacci, se non, forse, per l’apertura del dialogo con Mosca.
E tuttavia sembra che anche Rizzo si prepari a confluire con il Generale. Entrando in collisione con quella parte del suo stesso movimento, ovvero Toscano, che vede tale alleanza/confluenza come una sorta di tradimento.

In realtà tanto Rizzo che Alemanno sanno fare i conti. Da soli non riuscirebbero ad entrare in Parlamento.
E Vannacci sa che l’apporto di questi due “strani” alleati farebbe crescere notevolmente quel 6% che gli viene, ora come ora, attribuito.
Dunque, avanti! Quella che Vannacci sta mettendo insieme è, certo, una ben strana brigata. Forse una nuova Armata Brancaleone.
Tuttavia è l’unica cosa nuova, e viva, in un panorama politico sterile e desolante.
Staremo a vedere.

anonimo
28 Giugno 2026 a 12:34
Vannacci?
Mi ricorda tanto un certo Grillo parlante trascinatore di popolo.
Purtroppo questa nazione è acefala, quindi non ha memoria e non avendone capacità, non potrà mai dedurre cosa rappresenterà questo tizio: un altro pifferaio magico al servizio dei soliti padroni usurai che ordinano chi deve o non deve fare cosa e lascia il popolino libero di votare, ma non di scegliere i suoi caporali (quelli dei padroni usurai) che andranno a governare in nome del popolino, ma per conto dei padroni usurai.