Da millenni l’uomo è considerato la razza dominante su questo pianeta

SUI SENTIERI DI SPINOZA

Quali sentieri può percorrere l’essere umano per rimanere in equilibrio, in un armonico vivere in connessione con se stesso, l’ambiente che lo circonda, la natura e perché no, con l’intero Universo? Una via salvifica è possibile, sui sentieri ambientalisti di Spinoza, dove il Tutto di cui anche l’uomo fa parte è un insieme di diversità che si arricchiscono a vicenda e concorrono al manifestarsi della natura nella sua divina bellezza.


Da millenni l’uomo è considerato la razza dominante su questo pianeta, ma negli ultimi cento anni ha sviluppato rilevanti dipendenze da fonti energetiche che hanno rotto diversi equilibri; ha incardinato abitudini disarmoniche nei riguardi dei luoghi che abita e degli esseri viventi che condividono con lui il “terzo paradiso”. Abitudini ora difficili da svincolare. In questo tempo feroce ha dimenticato di essere un custode su questa terra. Custodire significa preservare, proteggere, sorvegliare ciò che ti è stato affidato e proprio in un’ottica di custodia e di cura del Tutto di cui facciamo parte, come non considerare il pensiero salvifico di Spinoza.

Se l’uomo è parte del Tutto, in connessione con il mondo che abita, un prolungamento di esso, se l’uomo è nella natura ed essa si manifesta in tutta la sua divina bellezza e se l’essere umano tornasse alla consapevolezza di questa dimensione, come potrebbe rischiare di inquinare se stesso? Quello di Spinoza è un pensiero ambientalista ed ecologista. L’essere umano nella visione di Spinoza concorre alla ricchezza e alla bellezza dell’Universo composto da infinite diversità, ognuna a rappresentare il divino. L’uomo è libero nella natura divina, ne rispetta le diversità e sa come vivere in armonia, mantenendo equilibrio tra ragione ed emozione. Si manifesta spontanea anche la convinzione che Spinoza abbia una visione yogica; nella disciplina dello yoga, infatti, l’essere umano attraverso le pratiche di meditazione e le posture corporali, asana, raggiunge uno stato di armonia e beatitudine prima con se stesso, poi con il mondo che lo circonda e l’Universo, mantenendo in conseguenza un atteggiamento libero e incondizionato nei confronti dell’ambiente. Lo vive e lo respira senza pregiudizio, in agio con esso:

Baruch Spinoza

 

 

«La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d’animo, una predisposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia» (B. Spinoza, Trattato teologico e politico)

 

 

Alla teoria spinoziana, assocerei l’importanza dell’identità dei luoghi e di come i materiali che appartengono al territorio che si abita emanino vibrazioni che agiscono in maniera benefica sugli esseri umani. Se la mia casa è composta dalle pietre del fiume che le scorre accanto, le travi del tetto sono il legno dei boschi che la circondano e utilizzo le materie della natura per viverci, sentirò l’effetto armonico che queste azioni producono su di me e sul mio stile di vita, percepirò le vibrazioni degli oggetti che si trovano dentro casa. Più la materia è un assemblaggio o un risultato di lavorazioni che nulla hanno a che fare con la natura e con gli oggetti che trasudano la mia identità, più sarò alienato nel luogo dove vivo.

Sento vicinissima alla teoria spinoziana anche la spiritualità dei nativi americani. Ora che abbiamo perso il senso di custodia della natura, possiamo ritrovarlo respirandone la sacralità nell’eredità che ci hanno lasciato. Tutte le forme e gli esseri della natura erano considerati sacri dai nativi e quindi trattati con rispetto. Se si uccideva il bisonte era per sopravvivenza, si impiegavano le pelli per scaldarsi, le carni per cibarsi, i suoi zoccoli calpestavano le praterie per creare humus che concimava il terreno, rendendo l’erba sempre ricca e rigogliosa. Lo spirito del bisonte guidava i suoi simili terreni e il suo corpo era venerato e onorato perché salvava l’uomo dalla fame e dal freddo. In un sistema biodinamico, oggi considerato una tendenza ma insito nella natura da millenni, i nativi generavano equilibrio. La biodinamica vede connessi il terreno, gli animali, le piante e l’uomo stesso; tutti concorrono a un equilibrio bioenergetico che contribuisce a mantenere elevati i livelli di salute e benessere, a favore di ogni essere coinvolto e del pianeta. L’animale bruca l’erba scambiando con essa flussi di energia, calpesta il terreno muovendo le zolle e rimescolando la terra e consegna all’uomo prodotti alimentari che sono il frutto di questo scambio spirituale ed energetico. L’uomo costruisce una relazione profonda con gli altri esseri vegetali e animali e crea o si nutre di alimenti come il formaggio o il miele che, dati questi presupposti, hanno un potere nutrizionale incalcolabile.

Johannes Vermeer 1632–1675) La lattaia, Rijksmuseum, Amsterdam

Ecco, Spinoza oggi sarebbe un meraviglioso contadino biodinamico del nuovo millennio. Muoviamoci sui suoi sentieri, lungo quel millenario cammino, rimanendo nel mezzo di un armonico equilibrio.

«Se dovessi definirmi da un punto di vista religioso direi di considerarmi un animista. Credo cioè che esista uno spirito, un’anima in tutti gli uomini, gli animali, i vegetali e gli stessi oggetti, per il fatto stesso che tali oggetti sono o sono venuti in contatto con lo spirito di un essere vivente; in alcuni casi questi oggetti sono stati addirittura “costruiti” dagli esseri viventi e ne riproducono in qualche maniera l’essenza spirituale: per questo motivo ho sempre molto rispetto anche delle cose, degli oggetti e mi dispiace danneggiarli o romperli. Per questo sono contrario al consumismo: la super produzione industriale svilisce il valore dell’oggetto e ne facilita la distruzione. Questo mio animismo non è da confondere con l’immanentismo di Spinoza, il quale partendo dal concetto o meglio dalla fede di Dio asseriva che Dio stesso è in tutte le cose. Io non mi pongo il problema di Dio ma quello dello spirito che gli esseri viventi dimostrano di avere attraverso il loro comportamento. È la comunicazione attraverso questi esseri dotati di spirito con le cose inanimate che conferisce loro una porzione di spirito o di più spiriti. Tutti questi frammenti contribuiscono a creare un grande spirito, un grande respiro animistico di cui tutti facciamo parte. Quando parlo di Dio lo faccio perché è una parola comoda, da tutti comprensibile ma in effetti mi rivolgo al Grande Spirito in cui si ricongiungono tutti i minuscoli frammenti di spiritualità dell’Universo.» (F. De André, in Come un’anomalia, tutte le canzoni, a cura di Roberto Cotroneo) 

Non sono così sicura che il grande Fabrizio De André fosse così distante dalla teoria Spinoziana; se anche per lui il Tutto non è solo un insieme delle parti ed esse comunicano fra di loro per mezzo dell’energia spirituale, la sua dichiarata divergenza di pensiero si assottiglia e forse oggi anche Spinoza utilizzerebbe il termine Grande Spirito al posto di Dio.

Fabrizio De André

 

 

  • «Ti saluto dai paesi di domani
  • che sono visioni di anime contadine
  • in volo per il mondo.»

 

 

 

Valentina Chiarle

 

 

 

 

10 ottobre 2022

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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