Nel cuore dell’uomo convivono luce e ombra, passione e inganno: una riflessione sulle mille forme dell’amore e del tradimento, tra morale, sentimento e vita vissuta.

Antonio Canova, Amore e psiche (particolare) (1787-93)

TANTI MODI PER AMARE E PER TRADIRE

di Marcello Veneziani.

Fino a lunedì prossimo a Lipari è di scena il festival Eoliè 2025, dedicato all’arte di amare e tradire, con mostre, convegni ed eventi. A Marcello Veneziani è stata affidata la lectio su Amore e tradimento.

L’amore e il tradimento: due forze opposte ma inscindibili, due elementi che segnano la trama dell’esistenza come il giorno e la notte. In questo saggio intenso e lucido, Marcello Veneziani esplora i territori mutevoli e ambigui dell’animo umano, dove si sovrappongono la fedeltà e l’inganno, l’ardore e l’abbandono. Partendo da un’analisi disincantata della società contemporanea, che celebra l’amore ma premia il tradimento – anche nei meccanismi economici e sociali – l’autore ci guida in un viaggio simbolico attraverso le “dita” del tradimento, ognuna con la sua funzione e la sua colpa: l’infedeltà, la slealtà, l’inganno, la fellonia, la finzione. Ma non c’è giudizio netto, perché Veneziani rifiuta la semplificazione manichea. Esistono tradimenti che portano alla salvezza e amori che conducono alla rovina. Esistono confini mobili, scambi di ruoli, paradossi morali. E forse, il tradimento più sottile e pericoloso è quello contro se stessi. Con uno stile che fonde filosofia, introspezione e acume etico, Veneziani invita il lettore a riflettere su quanto sia difficile distinguere ciò che nutre l’anima da ciò che la consuma, e su come, in fondo, amare e tradire siano due volti della stessa, insondabile, verità umana. (Nota Redazionale)


Tanti modi per amare e per tradire – Sintesi del testo di Marcello Veneziani

Quella che segue è una versione sintetica e semplificata del lungo intervento di Marcello Veneziani sul tema dell’amore e del tradimento. L’intento è rendere più immediatamente comprensibili i principali spunti e riflessioni del testo, senza alterarne il significato profondo.
Il testo integrale è disponibile in fondo alla pagina.

Marcello Veneziani esplora l’intreccio inscindibile tra amore e tradimento, due poli opposti ma complementari, come il giorno e la notte: entrambi bruciano, l’uno con la luce della passione, l’altro con le ceneri dell’inganno.

Viviamo in una società che esalta l’amore ma premia il tradimento, in cui persino la fedeltà commerciale viene penalizzata. Eppure, ridurre il discorso a un semplice bene contro male è fuorviante. Esistono amori tossici e tradimenti liberatori. A volte si tradisce per amore, a volte si ama in modo egoista o distruttivo.

Veneziani descrive con una metafora efficace le due mani dell’essere umano:

  • La mano sinistra, quella del tradimento, ha cinque dita:

    • Infedeltà (non solo coniugale),

    • Slealtà (venire meno alla fiducia),

    • Inganno (mentire, raggirare),

    • Fellonia (tradire giuramenti o patria),

    • Finzione (falsificare la verità).
      A parte, il tradimento di sé stessi, il più difficile da riconoscere.

  • La mano destra, quella dell’amore, comprende forme diverse:

    • Eros (attrazione),

    • Agape (carità disinteressata),

    • Philia (amicizia),

    • Passioni (per arte, sport, ecc.),

    • Cura (per la terra, la casa, i deboli).

L’autore propone una lettura ampia e storica del tradimento, confrontando Elena dell’Iliade (dove il tradimento è frutto del volere divino) con l’Elena di Verga, dove l’uomo agisce per impulso personale, con esiti altrettanto tragici. Così, Veneziani ci ricorda che i confini tra bene e male si confondono, e che le intenzioni non garantiscono gli esiti: l’amore può ferire, il tradimento può liberare.

Nel finale, affronta la parentela semantica tra tradizione, traduzione e tradimento: tutte e tre implicano un passaggio, un attraversamento, che può essere perdita o trasformazione. Alcuni tradimenti sono necessari alla crescita, persino al raggiungimento della verità, come quello di Giuda nella prospettiva cristiana o quello “etico” di chi antepone la verità all’amicizia.

In conclusione

Per Veneziani, vivere bene significa amare il più possibile, tradire il meno possibile, e in ogni caso comprendere, anche senza giustificare.

Il testo completo segue a fine pagina.

 Afrodite, la dea dell’amore

L’amore e il tradimento sono il giorno e la notte della vita. Al primo si addice la luce e la fiamma, al secondo l’oscurità e le ceneri. Entrambi bruciano. La nostra società predica l’amore ma pratica il tradimento: considera l’infedeltà una virtù, ed essa stessa è mutevole, labile e incostante. Persino il mercato premia l’infedeltà: se cambi gestore hai vantaggi, se sei fedele sei penalizzato. Tradire conviene.

Sarebbe troppo facile e poco veritiero sbrigare il tema con un semplice schema manicheo: amare è il bene, tradire è il male. Sul piano regolativo e in linea generale è così, l’amore è amore dell’essere e tradire è sottrarsi all’essere; ma nella realtà della vita ci sono amori nefasti e tradimenti propizi; amori che volgono al male, tradimenti che sortiscono il bene. I confini dell’amare e del tradire si attraversano di continuo e si spostano persino le linee di frontiera, si scambiano le parti. E non mancano i casi estremi, di chi tradisce tanto perché ama tanto e di chi tradisce poco perché ama poco… L’incostanza dei primi, l’ignavia dei secondi.

Chi tradisce sostituisce, smette d’amare, a meno di ammettere che l’amore possa avere qualche pausa.

Cominciamo innanzitutto a definirli, il tradire e l’amare, prendiamoli per mano e passiamo in rassegna le dita di cui sono composti. Partiamo dalla mano sinistra, quella del tradimento. L’indice del tradimento è l’infedeltà, che è soprattutto ma non solo coniugale o di coppia e di famiglia, perché si può essere infedeli anche a un’amicizia. Il pollice del tradimento è la slealtà, ossia tradire la fiducia, colpire a tradimento, fare il doppio gioco. Il medio del tradimento è l’inganno, cioè far credere una cosa e farne un altra; il prototipo dell’ingannatore è Ulisse, e strumento più vistoso dell’inganno è il Cavallo di Troia. Ma di inganni in forma di raggiri, truffe, menzogne è piena la vita. L’anulare del tradimento è la fellonia, termine più inconsueto, quando tradisci la parola data, il giuramento fatto, la tua patria, la tua schiera. Infine, il mignolo del tradimento è la finzione, ossia quando falsifichi la verità dei fatti, dei testi, dei sentimenti. Un discorso a parte è la tendenza a tradire se stessi, che non saprei dove collocare, perché è un po’ in tutte e in nessuna delle precedenti forme. A volte non sai che stai tradendo te stesso; a volte lo sai, ma pensi di trarne vantaggio, tu o altri.

Passando alla mano destra, anche l’Amore ha cinque dita, benché a volte sembrano molte di più. Le prime forme d’amore secondo la tradizione antica, ossia l’indice, il pollice e l’anulare si chiamano Eros, Agape e Philia, che evocano l’amore come attrazione, come carità e come amicizia; ma ci sono pure altre due forme principali di amori più larghi e impersonali: una coincide con le passioni (amore per l’arte, per i libri, per lo sport) e l’altra con la cura (amore per la terra, per la casa, per la città, per chi ne ha bisogno). Ma i greci ne contavano molte di più. La mano del tradimento è uno schiaffo, un pugno e un furto, la mano dell’amore è una carezza, un patto e un soccorso.
A proposito dei greci, tra gli antichi e i moderni muta il senso del tradimento. Paragoniamo il tradimento di Elena secondo Omero e il tradimento di Elena secondo Giovanni Verga. Menelao, il marito di Elena, vede dietro il tradimento di lei la trama nascosta degli dèi, un destino deciso da forze più grandi della volontà umana. Invece Cesare, il marito di Elena del racconto di Verga, si sente tradito nel suo grande amore per lei e “allora, afferrandola per il braccio, con la mano ferma, colpì disperatamente, una, due, tre volte”. Non un delitto d’onore per salvaguardare la sua rispettabilità ma un amore tradito che reagisce con doloroso furore, uccidendo la persona amata. Tra il primo e il secondo c’è di mezzo la scoperta dell’umano volere, cioè il libero arbitrio, e verrebbe da dire che più saggio è Menelao a non reagire sul piano personale: però quel tradimento narrato nell’Iliade innesca una tragedia di proporzioni enormi, che sarà la guerra di Troia, “l’ira funesta” e gli “infiniti lutti”, con la sua distruzione finale. Insomma, mutano i piani, ma non l’esito tragico del tradimento.
Tra amore e tradimento ci sono poi gli attraversamenti, i passaggi di campo. Innanzitutto c’è una legge della vita e della storia riconosciuta da alcuni filosofi: l’eterogenesi dei fini, per cui le conseguenze di un’azione tradiscono le premesse, gli esiti rovesciano le intenzioni e questo può succedere nel campo del bene come del male, nell’amore come nel tradimento: una cosa buona e bella può rivelarsi o diventare brutta e cattiva e anche viceversa. Il caso, la fortuna o la provvidenza strada facendo capovolgono le sorti; un po’ come facevano gli dei omerici.

In generale possiamo fare due osservazioni. La prima: l’amore è una virtù che può diventare vizio se si fa possessivo, geloso ed esclusivista, se è un prendere e non un dare, un soggiogare e non dedicare, un chiudersi, fino ad accecarsi e accecare. Quanti amori sono narcisismi che si specchiano nell’altro, quanti amori degenerano in schiavitù, sopraffazione, prigionia.

La seconda: il tradimento è malefico ma a volte dà luogo a benefici non sempre imprevisti. Non tutti i mali vengono per nuocere, non tutti i beni finiscono per giovare. Scrissi un libro sull’amore necessario: ma esiste anche un tradimento necessario.

Prediamo l’archetipo cristiano del tradimento, quello di Giuda, il male assoluto; e se il tradimento di Giuda fosse stato necessario nell’economia divina della salvezza, ovvero se Giuda fosse stato sacrificato nel suo ruolo di traditore, per creare le condizioni per la resurrezione di Cristo e la salvezza dell’uomo? È quanto hanno sostenuto teologi, scrittori e pensatori. Un altro tradimento necessario è quello di chi per amor del vero, “tradisce” l’amico o la propria parte, ovvero non subordina la verità all’amicizia o al partito preso. Sono amico di Platone ma più amico della verità, dice Aristotele. Un caso di falso tradimento.

Poi tra l’amore e il tradimento ci sono le terre di mezzo, pensate per esempio a tre parole somiglianti, che hanno una comune radice: tradizione, traduzione, tradimento. Tutte e tre comportano un transito, un passaggio di consegne, di lingue, di fiducia. La tradizione è fedeltà ma non è cieca e bieca ripetizione, comporta innovazione e traduzione in un contesto mutato. La traduzione trasferisce da un contesto a un altro, ma a volte comporta qualche tradimento per guadagnare in efficacia, bellezza e comprensione; non può essere letterale né automatica. Il tradimento è un atto di rottura, spezza un legame, un rapporto ma ci sono anche tradimenti inevitabili per vivere, per crescere, per migliorare: andarsene dal proprio habitat soffocante, liberarsi dallo stato di dipendenza, fino a compiere quel che si chiama parricidio rituale. Alcuni tradimenti sono riti d’iniziazione alla vita adulta, o semplicemente alla vita.

Più in basso, a lato, ci sono poi le attenuanti umane troppo umane, del tradire: non ho tradito per nuocere a qualcuno ma per trarre un vantaggio, una gioia. Hai anteposto un beneficio personale alla fedeltà e lealtà di un legame; non per odio o risentimento, ma solo per utilità. È un’attenuante ma non scagiona, perché comunque la molla è l’egoismo.

Infine ci sono i tradimenti impropri o involontari come tradire le aspettative o i pronostici che in realtà sono un deludere più che un tradire; o tradire un’emozione o altri sentimenti che in realtà non è un tradimento ma una mancanza di self control. Qui il tradimento non è un atto insincero ma il contrario, è la sincerità che non sai tenere a freno.

Per vivere bene e con saggezza è necessario amare il più possibile, tradire il meno possibile e in ambo i casi comprendere, magari senza giustificare.

La Verità – 14 giugno 2024
La Verità – 11 luglio 2025

 

 

 

 

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