Per i Greci il sogno era una porzione di realtà, con le sue premonizioni, le sue esperienze del sacro

 

THE SANDMAN, L’ANTICA GRECIA E LA SUA INTERPRETAZIONE DEI SOGNI


«L’uomo ha in comune con pochissimi mammiferi superiori il curioso privilegio della cittadinanza di due mondi: egli, infatti, incontra ogni giorno alternativamente due distinti tipi di esperienza – hýpar e ónar li chiamavano i greci – ciascuno con la propria logica e i propri limiti, e non ha ragione di ritenere l’uno più valido dell’altro», scriveva Eric Dodds nel suo I Greci e l’Irrazionale. La serie TV The Sandman riporta lo spettatore, tramite la divina concezione onirica dei Greci, a confrontarsi con limiti e possibilità di questo connubio [sono presenti spoiler nell’articolo].

«Vi è, presso i Cimmeri, una spelonca dai profondi recessi, una montagna cava, casa e penetrale del pigro sonno, che Febo (il Sole) non può mai raggiungere coi suoi raggi, né all’inizio, né al mezzo, né alla fine del giorno (…) tra tutti i suoi mille figli il padre sveglia Morfeo, bravissimo ad assumere qualsiasi sembianza. Non c’è un altro che sappia meglio imitare, a comando, un passo, un volto, una voce.» (Ovidio, Metamorfosi, XI, 592ss).

Nel Dizionario di mitologia di Anna Ferrari, si legge che nella mitologia classica i sogni compaiono spesso per trasmettere ai mortali la volontà degli dèi, per preannunciare loro avvenimenti futuri, per metterli in guardia da eventuali pericoli. Da questo punto di vista rappresentano uno degli strumenti di cui gli indovini dispongono per predire il futuro e sono oggetto quindi di studio e di interpretazione, dando luogo a una vera e propria disciplina, l’oniromanzia. Nella mitologia il compito di modellare i sogni, e all’occorrenza di assumere le sembianze delle persone sognate, spettava a Morfeo, il dio dei sogni, figlio di Sonno (Hypnos) e fratello di Ichelo e Fantasio. Nel suo nome, infatti, è implicito il significato di plasmare, foggiare (da μορϕή, «forma»), in riferimento ai sogni che si formano durante il sonno.

Per i Greci il sogno era dunque una porzione di realtà, con le sue premonizioni, le sue esperienze del sacro. La questione sta tutta nella significatività dei sogni, che non si fanno ma si “vedono” (onar idein, dato che è il sogno a visitare il sognatore), e sono significativi nella misura in cui sono premonitori o addirittura contengono richieste esplicite da parte della divinità; Dodds, a tal proposito, cita un’iscrizione in cui il dio Serapide chiede ad un sacerdote di costruirgli una casa tutta per lui, poiché stanco di stare in casa d’altri. Spesso i Greci ricercavano in prima persona questo tipo di sogno divino attraverso alcune pratiche, la più famosa delle quali è l’incubazione, che consisteva nel dormire in un luogo sacro nella speranza che la divinità potesse visitare in sogno, ma anche nel tentativo di consultare i morti. E seppur già nei filosofi presocratici, ad esempio Eraclito, si rintraccia il motivo illuministico (ante litteram) del sonno della ragione e dei pericoli che porta con sé, con la famosa distinzione tra svegli e dormienti, l’idea di un rapporto osmotico tra le due realtà continuerà ad essere molto presente: ancora Marco Aurelio ringrazierà gli dèi per i consigli medici a lui concessi in sogno, solo per citare un esempio.

Morfeo, dipinto di Jean Bernard Restout (1732-1797)

The Sandman, serie TV ispirata al fumetto omonimo creato da Neil Gaiman, può essere filosoficamente letta (o vista, in accordo non solo con il senso preposto alla fruizione di contenuti televisivi, ma anche con il linguaggio greco a proposito dei sogni, come sottolineato) come un tentativo di ristabilire questa corrispondenza antica tra la “realtà” onirica e quella della veglia in chiave contemporanea. Più nello specifico, iniziando a scendere nel dettaglio, The Sandman sembra voler esporre questa commistione su due livelli: il primo fa direttamente riferimento alla mentalità classica, proponendo un intreccio effettivo dei due piani e quindi un sogno oggettivo, capace di influenzare direttamente la realtà. Il secondo livello invece si basa sull’associazione di due concetti, sogno e progetto: in che modo i nostri sogni intesi come progetti di vita, aspirazioni, influenzano concretamente il mondo in cui noi agiamo in vista della loro realizzazione?

The Sandman di Neil Gaiman- le origini della celebre serie fumettistica

Prima di addentrarsi nei due livelli, è opportuno procedere in via preliminare con una breve sinossi della stagione. Nella serie TV The Sandman, e nel fumetto da cui quest’ultima è tratta, Morfeo non è figlio di Sonno e non ha come fratelli Ichelo e Fantasio. I suoi fratelli sono sei, e non afferiscono strettamente all’ambito onirico ma ad altri aspetti dell’esistenza: sono infatti Destiny, Death, Destruction, Desire, Despair e Delirium, i quali, assieme a Morfeo, o Dream, compongono gli Endless, divinità che, nutrendosi dei sentimenti e delle passioni umane, esistono ancor prima che gli uomini potessero elaborare il concetto di divinità. Morfeo, nella serie, è il sovrano del regno onirico e conserva le funzioni di costruzione dei sogni a lui assegnate dalla mitologia greca (è suggestiva in tal senso una delle scene finali della serie TV, in cui lo si vede “lavorare” sui sogni, letteralmente modellando gli agenti portatori di questi ultimi). Nell’incipit Morfeo viene imprigionato nel mondo degli uomini da un occultista, Roderick Burgess, e depredato degli oggetti che gli permettono di svolgere il proprio ruolo divino: garantire equilibrio all’interno del mondo onirico. In seguito alla sua fortunata liberazione, il suo compito sarà innanzitutto rintracciare i propri “attrezzi da lavoro”: una maschera, un sacchetto di sabbia e un rubino, quest’ultimo capace di avverare qualsiasi sogno. Una volta recuperati tali oggetti, dovrà occuparsi di porre ordine nel regno onirico, nel frattempo sprofondato nel caos, e confrontarsi con una minaccia, incarnata in una inconsapevole ragazza di 21 anni, Rose Walker, che rischia di distruggere entrambi i regni del sogno e della realtà: il dream-vortex.

A questo punto, è possibile affrontare il primo livello evidenziato. Un esempio chiarirà cosa si intende con commistione oggettiva dei due regni della veglia e del sonno. Nella serie TV, il ponte di collegamento è costituito dal dream-vortex, una sorta di buco nero incarnato in un essere umano, che compare periodicamente nei millenni di storia e che è capace di abbattere le barriere tra i due regni: tanto che ad esempio Lyta, amica di Rose Walker, la ragazza-vortice, sviluppa nella realtà una gravidanza che aveva semplicemente sognato. Viene quindi messo in luce questo canale di comunicazione tra la realtà e il sogno, capaci di influenzarsi l’un l’altro.

Su questo livello possono essere fatte due considerazioni: la prima è che questo tentativo di riallacciare un collegamento effettivo tra realtà e sogno sfrutta una concezione moderno-contemporanea del sogno, nella sua dimensione psicologica, che riguarda verità nascoste nel profondo dell’identità individuale. La forma in cui l’esperienza onirica si rapporta con la realtà richiama la concezione greca, ma il suo contenuto non va inteso allo stesso modo, cioè come un segno del divino, o una premonizione. In sostanza, il sogno segnala un chiaro riferimento alla sua natura psicologica ed individuale (in questo caso, la volontà frustrata di portare avanti una gravidanza con il marito defunto), ma in prossimità di Rose tale natura privata entra in contatto ed influenza il “mondo comune”.

La seconda considerazione è che nella serie TV questo primo livello è connotato negativamente. Mondo della veglia e mondo del sonno devono essere chiaramente delimitati, e compito di Morfeo è proprio quello di conservare questo limes: non è un caso che l’obiettivo del dio dei Sogni sia quello di uccidere Rose Walker, l’attuale portatrice del dream vortex, onde evitare la distruzione di entrambi i regni; come non è un caso che a volere la distruzione di ogni barriera tra i due regni sia il Corinzio, uno degli Incubi, creazione proprio di Morfeo. È suggestivo notare come Aristotele, per spiegare come mai alcuni sogni siano sconnessi o mostruosi, utilizzi proprio l’analogia con i vortici che si formano nei piccoli fiumi: nel caso del sogno, questi piccoli vortici sono generati dagli urti imprevisti (dovuti ad esempio a condizioni psicofisiche non ottimali) degli impulsi sensitivi che generano il sogno (De somno et vigilia, 461a).

Da queste considerazioni si può provare ad argomentare come la serie TV prediliga il secondo livello, trattato in chiave mitologica: i nostri sogni, intesi come progetti di vita, influenzano concretamente la realtà non attraverso un’azione diretta, quanto piuttosto plasmando il nostro modo di rapportarsi al mondo circostante. Essi danno una direzione, un modello comportamentale, finendo per modificare la realtà attraverso la nostra azione. Analogo discorso può esser condotto per le nostre paure. I Sogni e gli Incubi, nella serie TV, sono dunque delle personificazioni di questa dialettica del nostro rapporto col mondo, capaci anch’essi di libero arbitrio.

Un esempio chiarirà in che modo la serie lavora su questo secondo livello: nella ricerca del suo rubino, Morfeo si deve confrontare con il figlio rinnegato di Roderick Burgess, John Dee. Quest’ultimo (che tra l’altro prende il nome da un famoso occultista del XVI secolo) si era impossessato del rubino, sottraendolo alla madre, con l’intenzione di costruire attraverso il suo potere un mondo più onesto, in cui gli esseri umani non mentano, dicano sempre ciò che pensano e facciano sempre ciò che dicono. Se il suo proposito può apparire lodevole, gli effetti sono disastrosi: in una sorta di esperimento su piccola scala, John assiste agli effetti di un mondo completamente onesto su alcuni clienti di un piccolo caffè. In una straordinaria (a livello cinematografico perlomeno) escalation, questi clienti si trascinano in una spirale di violenza senza fine, arrivando persino ad uccidersi tra di loro.

Un esempio chiarirà in che modo la serie lavora su questo secondo livello: nella ricerca del suo rubino, Morfeo si deve confrontare con il figlio rinnegato di Roderick Burgess, John Dee. Quest’ultimo (che tra l’altro prende il nome da un famoso occultista del XVI secolo) si era impossessato del rubino, sottraendolo alla madre, con l’intenzione di costruire attraverso il suo potere un mondo più onesto, in cui gli esseri umani non mentano, dicano sempre ciò che pensano e facciano sempre ciò che dicono. Se il suo proposito può apparire lodevole, gli effetti sono disastrosi: in una sorta di esperimento su piccola scala, John assiste agli effetti di un mondo completamente onesto su alcuni clienti di un piccolo caffè. In una straordinaria (a livello cinematografico perlomeno) escalation, questi clienti si trascinano in una spirale di violenza senza fine, arrivando persino ad uccidersi tra di loro.

A fine puntata, arriva il primo confronto tra Morfeo e John. La valutazione di quest’ultimo è desolante: eliminando dal mondo le menzogne, tutto ciò che rimane è un vero e proprio stato di natura hobbesiano. Morfeo però invita John a leggere questi eventi secondo un’ottica diversa. Ciò che John sta eliminando dagli esseri umani non sono le loro menzogne ma i loro sogni: il sogno di Garry, disposto a sottostare alle angherie della sua compagna, dirigente di un’azienda importante, pur di fare carriera e mostrare a suo padre di non essere un poco di buono; o il sogno di Bette, la barista, di scrivere qualcosa che possa avere importanza per gli altri. I sogni modellano la nostra realtà, e sono così profondamente compenetrati ad essa da renderci disposti a mentire agli altri e a noi stessi, a sacrificare una soddisfazione e una felicità attuale in vista di qualcosa di più grande.

Di più, la serie si spinge a sostenere come il mondo intero si regga su questa compenetrazione e sui comportamenti che i sogni generano nella nostra vita reale. Senza di loro, la società stessa non potrebbe esistere, si cadrebbe davvero in uno stato di bellum omnium contra omnesÈ un aspetto molto interessante, dato che sembra di essere quasi di fronte ad una teoria contrattualistica del sogno: la società civile, e probabilmente anche la politica, sono legittimate in quanto rendono possibile la creazione e il perseguimento di sogni. La società è un luogo metaforico che ha alla sua base la possibilità per i suoi membri di creare storie per loro stessi. La società si regge su questa possibilità, altrimenti il crollo è inevitabile.

Gli Eterni, raffigurati da Frank Quitely

Tutto questo naturalmente si regge sulla correlazione tra sogno e progetto di vita, che sembra basarsi, per dirla in termini humiani, su una associazione di somiglianza tra queste due idee, che condividono alcuni caratteri comuni: la loro inconsistenza nello stato di veglia (la precisazione dello stato in cui si rivela tale inconsistenza è fondamentale, perché nello stato di sonno il sogno può benissimo essere ritenuto attuale, reale), ovvero il fatto che sia sogni e progetti non esistano nella vita reale del soggetto interessato; la piacevolezza che si prova nell’immaginare realizzati alcuni tipi di sogni, così come alcuni tipi di progetti; in alcune occasioni, di conseguenza, persino il loro supposto carattere premonitorio, quando il sogno si realizza e il progetto si concretizza.

Tutte queste considerazioni, per inciso, lasciano inevitabilmente a margine qualsiasi tipo di argomentazione scettica sull’impossibilità di distinguere tra veglia e sonno, nonostante la loro efficacia sotto alcuni aspetti. Ad avviso di chi scrive, questa associazione sogno-progetto è possibile solo prendendo come assunto che sia possibile distinguere con sicurezza l’ambito onirico da quello di veglia, seppur considerando tale distinzione, ancora in linguaggio humiano, alla stregua di una credenza. Si tratta di accettare quello che, alla luce della ragione, appare essere un atto di fede: l’assunto che quello della veglia sia il mondo reale, e che intrattenga con il mondo onirico un rapporto di influenza. Detto più semplicemente, se non si prendesse per buona la distinzione sonno-veglia, non si potrebbe in alcun modo anche solo tentare di chiarire il loro rapporto.

Perciò, sulla base della consapevolezza della loro distinzione, l’associazione che The Sandman propone è una ripresa di quella commistione di realtà e sogno caratteristica della mentalità greco-romana, la loro reciproca correlazione e può perciò essere considerata una particolare specificazione di quel rapporto. Che di sogno effettivo si tratti, o di sogno inteso come progetto di vita, The Sandman recupera l’idea di un rapporto tra i due poli profondamente osmotico e mostra, attraverso figure mitologiche, la nostra eredità greca a proposito del mondo onirico. Nel sogno, del resto, come scrive Foucault nel saggio omonimo, «l’uomo incontra ciò che è e ciò che sarà, ciò che ha fatto e ciò che farà; vi ha scoperto quel nodo che lega la sua libertà alla necessità del mondo».

Dalì, “Sogno causato dal volo di un ape” (1944)

Sonno e veglia fanno parte entrambi della natura umana. Forse si possono analizzare gli intrecci di questa serie TV come una critica alla millenaria concezione di questo rapporto, determinante per lo sviluppo del pensiero occidentale, che vede il fine nella veglia, e il sonno come mero mezzo, almeno a partire da Aristotele. Oggi, come sottolinea Gianluca Garelli in Sogni di spiriti immondi, in base a questa gerarchia si tende a erodere sempre di più lo spazio sacro del sonno, e a dilatare quello del lavoro alienato (p. 12)Spazio sacro in quanto non solo dedicato al recupero delle energie psico-fisiche, ma appunto in quanto luogo privilegiato di costruzione di possibili nuove identità, di nuovi progetti. È lo spazio del sogno che, lungi dall’essere confinato nei pur illimitati confini del mondo onirico, è capace di “perseguitarci” durante il giorno, rimanendo presente alla nostra coscienza come una sorta di sub-universo accanto al mondo della veglia (W. James, The Principle of Psychology).

Il riposo stesso, si potrebbe aggiungere, è stato ricalibrato in funzione della produttività, soggetto alle stesse leggi che già hanno invaso lo spazio della veglia dedicato ad esempio alla cura di noi stessi, ad uno sviluppo armonico delle nostre inclinazioni, dei nostri interessi: anche questa cura va capitalizzata, va spesa nell’ottica di ottenere competenze che ci permettano di essere più efficienti e produttivi nell’effettivo tempo dedicato al lavoro. Persino lo spazio della vacanza, delle ferie, non sfugge a questa ragnatela, come già sottolineava Baudrillard ne La società dei consumi: vedere quanto più possibile, viaggiare quanto più possibile, divertirsi quanto più possibile, «sfruttare il proprio tempo, foss’anche facendone un uso spettacolarmente vuoto», che lungi dall’essere improduttivo è invece connesso alla produzione di un determinato valore, quello dello status, della differenziazione sociale.

Infine, lo spazio del sonno: decidere di dedicare a questa “attività” un arco temporale che permetta sì il recupero delle energie, ma senza erodere troppo lo spazio dedicato alla spesa nel mondo, all’effettivo consumo di quelle energie recuperate. Dormire sei ore, ad esempio, ci permette di avere una giornata produttiva, e ci permette di arrivare a fine giornata; se in pessime condizioni psicofisiche, poco importa. Abbiamo davanti a noi altre sei ore in cui finalmente il nostro masso rotolerà giù lungo la discesa del riposo. E poi pronti a ricominciare. Dobbiamo immaginare Sisifo felice?

Stefano Vernamonti

 

 

 

 

29 settembre 2022

 

 

 

 

 

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