Tutti conoscono Tintin e il cagnetto Milou

Tintin e Milou

TINTIN LE FACHO IN MOSTRA A NIZZA (MA CENSURATO)


Tutti conoscono Tintin e il cagnetto Milou, protagonisti di avventure in giro per il mondo che hanno incantato svariate generazioni di ragazzi appassionati di fumetti. Non molti, però, conoscono la vita di Hergé, il creatore e disegnatore di Tintin, un artista belga che ci ha lasciato giusto quarant’anni fa. In particolare, poco si sa dello stretto rapporto che per tutta la vita Hergé (pseudonimo di Georges Remi, nato a Bruxelles nel 1907) ha avuto con le arti figurative, che non a caso compaiono spesso nei suoi fumetti.

Su questo tema è in corso a Nizza una bella mostra, “Tintin, Hergé e Chang”, che resterà aperta sino a fine giugno negli spettacolari locali del Centro culturale dipartimentale Lympia che si affacciano sul porto della capitale della Costa Azzurra. L’ingresso all’esposizione, organizzata in collaborazione con il Museo Hergé e il Museo delle Arti Asiatiche di Nizza, è gratuito. Dall’illustrazione al fumetto, dalla pubblicità alla vignetta giornalistica fino alle arti visive, Georges Remi, alias Hergé, si pone al centro dell’attenzione.
La sua vita e la sua opera sono accessibili a Nizza in due luoghi culturali con ingresso gratuito.

Hergé e l’arte nello spazio culturale Lympia

La vita di Hergé è intrecciata con il suo lavoro. Da bambino, la sua linea invadeva i margini dei suoi quaderni di scuola. Da adolescente, raramente si separava dal suo album da disegno. Da adulto è incollato al tavolo da disegno.

La sua creazione, onnipresente, vive in lui e lo fa partecipare intimamente allo svolgimento degli eventi che costituirono il tessuto di un’esistenza interamente votata al fumetto.

Con la mostra Hergé e l’arte, si va alla scoperta del poliedrico universo di Hergé e si ha l’opportunità di decifrare l’arte di questo geniale creatore che utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per creare composizioni, in parte ispirate da altri importanti movimenti artistici del suo tempo. Il che non gli impedirà di interessarsi anche alle civiltà antiche e alle cosiddette arti primitive.

Nei tre piani della mostra sono contenute notevoli testimonianze sulla vita di Hergé, sulla “nascita” di Tintin, sui processi di creazione dei fumetti che negli anni Cinquanta e Sessanta divennero una vera e proprio piccola industria, nella quale lavorarono alcuni tra i migliori professionisti delle bande dessinée di area francofona. Tra le opere esposte figurano anche alcuni dipinti realizzati da Hergé, che era un grande appassionato e collezionista di arte contemporanea. Per un anno il “papà” di Tintin si fece dare lezioni di pittura da Louis Van Lint, un famoso artista astratto belga, ma poi capì che malgrado gli sforzi non avrebbe mai raggiunto i livelli ai quali aspirava, perciò suo malgrado abbandonò tela e pennelli per dedicarsi appieno ai fumetti.

Tintin e Chang al Museo dipartimentale delle Arti Asiatiche

Nel 1934, a Bruxelles, inizia la storia di una famosa amicizia tra due artisti, Tchang e Hergé, una storia tra due uomini nati ai confini dell’Eurasia. Questa amicizia è nata da una sorprendente collaborazione durante la creazione del Blue Lotus.

Sopravvivrà alle barriere, alle separazioni e all’oblio. Grazie ai consigli di Chiang, Hergé scoprì una vera simpatia e ammirazione per il popolo cinese.

Quando fu necessario creare un alter ego di Tintin, Hergé insistette per dargli il nome del suo iniziatore della cultura cinese. E se Tintin salva Chang dall’annegamento sulle rive dello Yangtze, sarà il suo nuovo amico a guidarlo, nei labirinti di Shanghai, ai misteri della Cina.

Tuttavia il rapporto fra Hergé e l’arte figurativa continuò a essere molto stretto. Non solo per i quadri che collezionava e per l’amicizia con svariati pittori di quell’epoca (oltre a Van Lint, lo spagnolo Mirò), ma anche perché nelle sue tavole di Tintin appaiono spesso dipinti e opere artistiche disegnate con grande cura. Prima di realizzare le strisce del fumetto, infatti, l’artista belga studiava a fondo la sceneggiatura della storia e la impreziosiva con particolari molto realistici, come appunto i quadri appesi alle pareti o le accurate sculture etniche che compaiono nelle avventure africane e asiatiche del piccolo giornalista con i pantaloni alla zuava.

Copertina del ventesimo numero di Le Petit Vingtième pubblicato giovedì 13 maggio 1930.

La mostra nizzarda ricostruisce anche la vita privata di Hergé e le tappe che hanno portato questo studente svogliato e distratto («A scuola, durante le lezioni di matematica, non stavo mai ad ascoltare il professore e passavo il tempo a disegnare») a diventare uno dei più grandi fumettisti al mondo, oltreché un imprenditore di se stesso con i fiocchi. La famiglia, le gite con gli scout, i primi lavori al Le Vintiègme Siècle, giornale cattolico conservatore sulle cui pagine Hergé si fa le ossa. Il quotidiano, diretto dall’abate Norbert Wallez, propone un inserto settimanale per ragazzi, Le Petit Vingtième, sul quale nel 1929 esordisce il personaggio del giovane giornalista nell’avventura Tintin au pays de Soviets, nella quale si dà sfogo alle posizioni fortemente anticomuniste del giornale cattolico.

Tintin è quindi di destra, anzi, visto il periodo, fascista e nazista? Non proprio, anche se in un altro episodio – L’Etoile mystérieuse – gli amici di Tintin provengono tutti dai paesi dell’Asse e i nemici sono smaccatamente americani. In realtà la maggior parte delle sceneggiature di Hergé non sono dissimili da molte altre dell’epoca, in cui c’è un eroe positivo che affronta una movimentata avventura contro i cattivi. Di certo è che la biografia di Hergé parla chiaro: il disegnatore belga non solo era un cattolico, nazionalista e anticomunista, ma aveva una spiccata simpatia per le varie forme di fascismo che negli anni Venti e Trenta si andavano affermando un po’ in tutta Europa. Un aspetto che la mostra di Nizza omette completamente, preferendo collocare il disegnatore belga in un più rassicurante ambito “cattolico”, sorvolando gli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale e ponendo l’accento sul boom di Tintin degli anni Cinquanta e Sessanta.

Tra le varie omissioni c’è anche la notizia che durante l’invasione tedesca del Belgio Hergé lavora attivamente per Le Soir, quotidiano collaborazionista schierato con gli occupanti. Pur essendosi limitato a disegnare fumetti, dopo la guerra viene arrestato per alcuni giorni, incluso nelle liste dei collaborazionisti, quasi mandato a processo ed epurato per lungo tempo. Fino alla riabilitazione completa da parte di Raymond Leblanc, eroe della resistenza belga, che diventa suo editore, affidandogli la direzione del settimanale intitolato appunto “Tintin”.

Ma nella vita di Hergé c’è un altro rapporto “pericoloso”, di cui l’esposizione nizzarda non fa menzione: l’amicizia profonda con un collaboratore del quotidiano Le Vingtième Siècle, Leòn Degrelle, anch’egli ex scout, che sarà poi fondatore del partito fascista belga, amico personale di Hitler e combattente sul fronte orientale a capo delle SS Wallonie, una divisione formata da volontari belgi. Secondo alcune testimonianze, per creare la figura di Tintin, Georges Remi si sarebbe ispirato proprio al suo amico e coetaneo Leòn, all’epoca reporter d’assalto. Hergé, a dire il vero, non ha mai ammesso l’identificazione tra Tintin e Degrelle: anzi, sosteneva di aver ideato il suo personaggio semplicemente perché lavorava in un giornale e nel disegnarlo aveva seguito le indicazioni dell’abate Wallez, che gli aveva chiesto un giovane eroe «dans l’esprit catholique», con un piccolo cane come compagno di avventure.

Un’immagine di Hergé che lavora nel suo studio su una pagina dell’Archivio Tintin Archive

Tuttavia nel volume autobiografico Tintin, mon copain!, uscito nel 1992 in Spagna (dove era riparato alla fine della guerra), Degrelle non solo conferma di aver ispirato il personaggio di Hergé, ma per provarlo pubblica lettere private, foto e persino bozzetti di disegni – mai usciti – in cui Tintin indossa l’uniforme delle SS Wallonie. Il suo vecchio amico Georges, però, è già morto da nove anni e non può smentire né confermare. E nel dubbio, oggi, il passato scomodo di Hergé viene cancellato dai suoi biografi.

 

 

Andrea Marcigliano
Giorgio Ballario

 

 

Approfondimenti del Blog

 

 

 

Descrizione

Centottanta milioni di album di Tintin sono in circolazione in tutto il mondo. Sono pubblicati in più di quarantacinque lingue. Sia a New York che a Tokyo, miliardi di telespettatori si divertono a guardare le serie trasmesse ispirate ai capolavori tintineschi. Di questi primati trionfali, sempre in crescita, non si parla nemmeno più.

Ma da dove viene il suo progenitore, il designer Hergé? Chi lo tenne al fonte battesimale la mattina della sua nascita?

Bene qui ! Hergé è nato soprattutto dalle opere di un prete! È stato infatti un prete cattolico a estrarre dal nulla questo piccoletto intelligente. Questo prete si chiamava Norbert Wallez. Tintin aveva anche diversi padri. È il frutto del detto abate, naturalmente; si tratta, in secondo luogo, del grande artista Hergé stesso, che brandisce le sue matite. E, indirettamente, viene da me, Léon Degrelle! Immagina lo scandalo! Degrelle, il “fascista”! Colui che fu il “candidato dittatore” del Belgio poco dopo il debutto artistico di Hergé! Peggio ancora: questo Degrelle, lo abbiamo ripetuto abbastanza, Hitler lo avrebbe voluto avere come figlio! Questo ti dice tutto! Che albero genealogico! Grandi Dei! Iniziamo male il nostro studio sulle origini del futuro esploratore Tintin nell’U.R.S.S. di Stalin, tra i coccodrilli del Congo, o tra i buddisti vestiti di giallo del Siam e del Tibet!

  • «TIN TIN SULLA LUNA»

    ”«A furia di credere nei suoi sogni, l’uomo li ha resi realtà.»  Arthur Schopenhauer…
  • «IL NATALE SOLITARIO DEL SUPERUOMO»

    ”Natale in solitudine e intorno al collo una treccia di capelli di sua madre, unico legame…
Carica ulteriori articoli correlati
  • «MORIRE PER L’AUTO ELETTRICA»

    C'è un equazione di moda: i combustibili fossili sono brutti e cattivi …
Carica altro Giorgio Ballario
Carica altro CULTURA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«MORIRE PER L’AUTO ELETTRICA»

C'è un equazione di moda: i combustibili fossili sono brutti e cattivi …