Una lingua “morta” che però  continua a godere di ottima salute. Quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina?

Habent sua fata libelli.

Terenziano, un facile verseggiatore nato in Mauritania nel secondo secolo, dedicò alle questioni della lingua tre libri: De lìtteris, De syllabis, De mètris. Dei tremila versi da lui scritti, deve la sua modesta fama al seguente: Pro càptu lectòris habent sua fata ribelli, secondo l’intelligenza del lettore, i libri hanno il loro destino, la loro fortuna. 

Non tutti i grandi libri furono capiti subito. André Gide consulente di una casa editrice, respinse il manoscritto della Recherche presentatogli da Proust. Madornale cantonata, della quale non seppe mai da  pace. Molti scrittori sono diventati famosi a funerali avvenuti: da Svevo a Tommasi di Lampedusa a Morselli. Altri hanno goduto la soddisfatta ebrezza d’una immediata celebrità, che però morì con loro. Alcuni grandi libri non furono capiti dai loro autori. Boccaccio non s’era accorto d’aver fondato, con il  Decamerone, la prosa italiana. Francesco Petrarca pensava di passare ai posteri per il poema Africa, che nessuno oggi leggerebbe neanche a pagamento, non per il Canzoniere. Invece l’azzeccò quando disse che i libri conducono alcuni alla sapienza, altri alla follia. Don Chisciotte, per esempio: a forza di dormir poco e leggere molto gli si prosciugò talmente il cervello, che perdette la ragione. Da questo punto di vista, il pubblico italiano, sempre in coda nel consumo europeo della carta stampata, è sanissimo di mente. Le librerie si riempiono a Natale perché il libro è una strenna che fa fare, al donatore, la figura di persona colta; e costa meno di una cravatta firmata, l’unica cosa interessante da leggere è il nome dell’autore. Commentando l’habent sua fata libelli un pessimista disse: «Metà dei libri che si stampano non si vendono, metà dei libri che si vendono non si leggono, metà dei libri che si leggono non si capiscono, metà dei libri che si capiscono sono capiti all’incontrario».

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