Quando la cultura smette di essere autonoma e diventa terreno di pressione politica.

 «Tristi, e squallidi, affari di casa nostra»

La Biennale di Venezia, simbolo storico della libertà artistica italiana, finisce al centro dello scontro ideologico europeo sulla Russia.

di Andrea Marcigliano

Da Antonio Fradeletto alla stagione della grande autonomia culturale italiana, la storia della Biennale di Venezia racconta un’idea di arte capace di sopravvivere ai regimi, alle guerre e alle trasformazioni politiche senza perdere la propria indipendenza. Oggi, però, quell’equilibrio sembra incrinarsi. Tra pressioni europee, minacce sui finanziamenti e richieste di esclusione degli artisti russi, la Biennale rischia di trasformarsi da luogo universale della cultura a strumento di allineamento geopolitico. Un caso che, al di là della polemica immediata, apre una domanda più profonda sul destino della cultura occidentale: può ancora esistere uno spazio artistico libero dalle logiche della propaganda? (N.R.)


Affari di casa nostra. Non mi piacciono perché, a ben vedere, sono affari tristi…e alquanto squallidi. Però tocca parlarne, perché sono la spia, il segnale di ciò a cui sta venendo ridotto questo paese. Che, con tutti i difetti possibili, era ben altra cosa non molto tempo fa.

Biennale di Venezia. L’ente culturale in assoluto più prestigioso della Penisola. Con una storia piuttosto antica. Risale ad Antonio Fradeletto, che fu storico e critico d’arte di grande valore, e che, nel 1887, diede inizio a quella che, di lì a poco, divenne la Biennale d’Arte.

Fradeletto, per inciso, era un liberale di sinistra, moderato politicamente, vicino prima ai radicali (che erano ben altra cosa da quelli di Pannella) poi ai nazionalisti. Con i quali ruppe quando Corradini li portò su posizioni troppo estreme.

Sempre per inciso, il Fradeletto fu anche maestro della Margherita Sarfatti, nata Grassini, la critica d’arte che fu, fin dai tempi della comune militanza socialista, amante di Mussolini. E che ebbe, unica donna, una grande influenza su di lui, determinando, quindi, le fortune anche della Biennale veneziana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biennale che, per altro, godette sempre di una incredibile autonomia. Mai il Fascismo si permise di sindacarne le scelte. Mai il Duce ingerì nella sua direzione artistica.

Questo ha permesso alla Biennale di diventare uno dei più importanti enti culturali al mondo.

Ampliando, nel tempo, il suo spettro di interessi. Dalle arti figurative al cinema, all’architettura.

Ora, però, la Biennale è oggetto di un incredibile attacco. Volto a ridurla a strumento di propaganda della guerra contro la Russia.

Un attacco che vuole vietare la partecipazione di artisti russi, addirittura chiudere il Padiglione russo.

E, questo attacco, parte da lontano. Da Bruxelles, dove la Commissione Von Der Leyen ha minacciato di bloccare i finanziamenti alla mostra veneziana se la sua direzione non si allineerà al diktat.

Decisa la risposta del Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che ha, orgogliosamente, rivendicato l’indipendenza della Mostra, e l’autonomia dell’arte dalla politica internazionale. Soprattutto dalla cattiva politica, che, come questa, promuove guerre e conflitti.

Indecente, invece, la reazione del mondo politico italiano.

E non mi curo della, cosiddetta, sinistra della Schlein e compagni, che è, ormai, ciò che è…e non merita altre parole.

Ciò che appare indegno, vergognoso, vile, è il comportamento della, cosiddetta, “destra”. Che pure aveva chiamato Buttafuoco a presiedere la Biennale. E che, però, si è subito allineata su dettati di Bruxelles, scaricando il coraggioso presidente.

Buttafuoco, però, da intellettuale, anzi uomo di cultura autenticamente libero, tira dritto per la strada intrapresa. Forte dello statuto che garantisce, da sempre, l’indipendenza della Biennale.

Il suo discorso sulla funzione educatrice dell’Arte, sulla sua indipendenza dalle vicissitudini, anche squallide, della politica, andrebbe fatto studiare nelle scuole.

Mentre i politici di questa cosiddetta “destra” dovrebbero solo provare vergogna.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

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