Trump si sfila dal conflitto e riscrive le regole del gioco in Ucraina.

Trump se ne va
Trump prepara l’uscita dall’Ucraina e mette Zelensky con le spalle al muro
di Andrea Marcigliano
Il quadro è ormai limpido: Donald Trump vuole mettere fine al coinvolgimento americano in Ucraina, considerato da lui una guerra già perduta. Per farlo ha presentato un pacchetto di 28 punti da imporre a Zelensky, minacciando il ritiro totale del sostegno se Kiev non accetterà. In un primo momento il presidente ucraino era apparso disposto a ingoiare la pillola amarissima, ma il ritorno improvviso in campo di Londra, Bruxelles e delle capitali europee con una controproposta di 20 punti, messa insieme in tutta fretta, gli ha ridato fiato e arroganza. Da qui l’ira di Trump, deciso a non farsi dettare la linea da un alleato che considera ormai una pedina screditata. Un pezzo che racconta un passaggio decisivo: la fine dell’illusione occidentale e l’inizio di un nuovo, ruvido equilibrio. (Nota Redazionale)
È ormai abbastanza chiaro. Trump ha tutte le intenzioni di chiamarsi fuori dalla guerra in Ucraina.
Guerra già perduta, e quindi diventa fondamentale minimizzare il danno. E, se possibile, massimizzare i profitti.
Perciò ha presentato i 28 punti per un accordo con la Russia. Ed ha intimato a Zelensky di accettarli senza discussioni.
Altrimenti Washington si chiamerà fuori. E saranno problemi solo dell’Ucraina.

Zelensky non è certo un genio politico. Tutt’altro. Però in un primo momento sembrava orientato ad accettare. Obtorto collo, o meglio come se dovesse trangugiare una pozione amarissima.
Poi, però, sono tornati in gioco Londra, Bruxelles e il resto, più o meno, della UE. Presentando ben altri 20 punti. Palesemente raffazzonati all’ultimo momento. E che hanno ridato respiro, e soprattutto, boria a Zelensky.
Furia di Trump, che è stato secco e duro nei confronti del clown ucraino.
Non ha detto chiaramente che è condannato, ma lo ha fatto capire.
Gli States hanno interesse a trovare un accordo con la Russia. Per cui…si chiamano fuori.
E i punti presentati dagli europei? Quelli che hanno ridato fiato ad un Zelensky che, pur travolto dagli scandali interni, sembra aver recuperato parte della sua sicumera e della sua tracotanza…

Beh, quei punti sono semplicemente sabbia negli occhi. Chiacchere, ed anche ciarle senza costrutto alcuno.
Senza Washington, questa tracotante Europa non è in grado di affrontare la Russia. Neppure di tenerla a distanza di sicurezza. E, paradossalmente, lo sa bene.
Unico scopo di quei 20 punti è spingere il fantoccio di Kiev a continuare una resistenza, tanto inutile quanto disperata.
Portando alla morte altre migliaia di ucraini, e devastando le risorse residue del paese.
Tanto lui, Zelensky, continua ad accumulare fortune all’estero per il suo futuro. Anche se è tutto da vedere se riuscirà ad andarsele a godere. Perché se continua così…
La rabbia di Trump non è, certo, rassicurante.
Per la Russia, per Putin le cose, in sostanza, non cambiano.
Anzi, ora hanno una motivazione in più per spingere in avanti un’offensiva sempre più devastante.
E, probabilmente, per arrivare a cancellare Kiev dalle carte geografiche politiche.

Trump si chiama fuori. Lui ci ha provato a salvare il salvabile.
Ora sono fatti di Zelensky. E dei suoi padroni europei.
