Non è certo una novità  dire che le notizie scomode non fanno mai notizia sui giornali o in televisione

TWITTER FILES: L’ERA SOCIAL SI STA ESAURENDO?


Non è certo una novità  dire che le notizie scomode non fanno mai notizia sui giornali o in televisione, eppure fa un po’ di impressione vedere la quasi completa assenza nell’informazione italiana sui cosiddetti  Twitter files, la serie di documenti sul social che sta uscendo come un fiume di fango inarrestabile  e che in sostanza delinea il fatto che questo social lavorava in combutta e con l’FBI, con gli eminenti personaggi del partito democratico legato alla coppia diabolica Obama – Clinton e con la stessa amministrazione Biden per escludere tesi. personaggi, messaggi contrari alle narrazioni del potere e per diffondere disinformazione sul covid.  Oltre naturalmente che nascondere le imprese di Hunter Biden e di tutta la famiglia presidenziale. Capisco bene che essendo tutti i giornalisti italiani impegnati in questa opera di lapidazione verso chi non è parte del coro, la cosa non può più essere tout court come una medaglia al merito. Ma questa assenza non è solo un’intrinseca dimostrazione di malafede e di appartenenza a una narrazione reazionaria, ma è anche emblema di una totale mancanza di visione e di cattività dentro il sempre più angusto recinto delle distopie di un’oligarchia fuori controllo. Il patetico tentativo di minimizzare espresso dai soli noti dell’informazione e del vact checking esprime forse il timore che i Twitter files frutto dell’acquisto del social da parte di Elon Musk, comincino ad aggredire il versante europeo e vengano fuori documentazioni che dimostrino come insieme all’FBI fossero anche i servizi dei governi europei a chiedere le censure e le esclusioni, talora palesi e orgogliosamente rivendicate, molto più spesso  attuate in sordina attraverso boot che penalizzavano i messaggi fuori dal coro e enfatizzavano invece quelli obbedienti. Di certo si sa che alcuni politici europei, specialmente tedeschi, tra cui Volker Wissing, ministro per la digitalizzazione, siano volati in Usa per chiedere rassicurazioni a Elon Musk.

Al di là di questo penso che si stia confondendo la causa con l’effetto, ovvero che la rivoluzione portata da Musk non sia la causa di un declino dei social, ma sia invece il primo effetto di un declino dei social: anche Facebook anzi l’intero mondo del Metaverso, una creatura nata e gestita dalla Cia è in grave crisi e perde sia utenti che soldi: nell’ultimo anno ha bruciato letteralmente 800 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre Fb dal 2019 ha perso in bilancio 30 miliardi, le azioni di Meta sono crollate del 70% e sono stati licenziati 11 mila dipendenti, il 13 per cento dell’intera forza lavoro. La crisi è tale che persino uno dei maggiori finanziatori e consigliori di Facebook Peter Thiel tedesco di nascita, ma “amerikano” per vocazione e cofondatore di Paypal, ha lasciato Meta a febbraio dell’anno scorso. Un abbandono non tanto dovuto a questioni economiche, ma a questioni politiche: il miliardario, infatti, ha preferito dedicarsi alle elezioni di medio termine negli Usa e scendere in campo a fianco dei repubblicani.

Tutto questo è l’indizio che un certo tipo di politiche cominciano ad incontrare resistenze anche in una parte dell’élite, ma è anche la dimostrazione dell’impossibilità di governare processi complessi, anche nel caso di strumenti calibrati proprio per guidare le percezioni e le idee: le segregazioni inaugurate con la pandemia nonostante tutti i testi di epidemiologia e gli stessi piani antipandemici dell’Oms, le  ritenessero inutili e antiscientifiche prima del febbraio 2020, si proponevano di abituare le persone a una sorta di regime emergenziale al di fuori di ogni regola costituzionale. Erano insomma studiate come propedeutiche alla fine della democrazia e della partecipazione, come allenamento all’obbedienza. In tale contesto si poteva prevedere che l’utilizzo dei social sarebbe cresciuto e con questo anche la capacità del sistema di condizionare le opinioni. È invece accaduto l’esatto contrario: proprio la condizione di prigionia e di isolamento ha svelato quanto di futile e di inconsistente vi sia nelle relazioni umane tutte giocate sul virtuale: in definitiva la creazione di una “seconda vita” ancora più vuota della prima ha spinto verso un ritorno delle relazioni vere, ossia quelle che vengono definite curiosamente, ma anche significativamente “in presenza”. A dire la verità già prima della pandemia si intuiva una certa stanchezza nella virtualità che adesso però si è rafforzata e la consapevolezza delle censure che vengono si da privati, ma teleguidati da servizi di intelligence e dai governi sta dando inizio a una lenta fuga. Certamente i social continueranno ad esistere, ma in forma diversa e più ridotta, anche perché la conoscenza della realtà e dell’altro non è mai stata così insufficiente e vuota da quando sono comparsi i sistemi che avrebbero dovuto favorirla.

Redazione

 

 

8 gennaio 2023

Potrebbe Interessarti

«METAVERSO: LA MATRIX CHE VIENE»

Carica ulteriori articoli correlati
Carica altro Riccardo Alberto Quattrini
Carica altro ATTUALITÀ

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

«CANCRO E VACCINI, STORIA DI UNA CENSURA»

Il turbo cancro provoca più morti …