L’approvvigionamento di microchip in barba alla crisi mondiale? Chip prodotti in Italia da Intel e altri: in costruzione un impianto di confezionamento di semiconduttori avanzato 

ULTIME DAL DRAGHISTAN:

DAL GREEN PASS AL MICROCHIP

 

Dopo l’outing di Super Mario Draghi che potrebbe coincidere con la definitiva “evoluzione” della nostra nonnocrazia in un interessante esperimento di nonnismo istituzionale[1]le cronache del Draghistan si arricchiscono di nuove e intriganti novità.

Nonnismo o nonnocrazia? Il caso del Draghistan

La prima manovra green di quello «sfasciume pendulo sul mare»[2], per dirla con Giustino Fortunato, che è diventata l’intera nostra Penisola ‒ la frase del noto meridionalista era riferita alla sola Calabria, ma oggi calza all’intero stivale ‒ è ormai approdata alla Camera dopo aver ottenuto il via libera in Commissione Bilancio[3]«Spezzeremo le reni» all’economia lineare ed alle obsolescenze impattanti l’ambiente con: il rifinanziamento dei bonus energetici per l’edilizia (e di quelli che hanno sancito una nuova “mattanza” di lavoratori: più di mille i morti nel 2021[4], cari condomini…); nuove norme nientepopodimeno che per la lotta agli incendi; perseguiremo concretamente un «grande balzo in avanti»[5] con il riassetto dei corsi d’acqua. Il tutto non tanto nel nome del Padre, quanto nel nome del contrasto al presunto[6] cambiamento climatico. Evviva l’alluminio, direbbe Petrolini[7].

I morti sul lavoro nel 2021 oltre quota mille. Ecco i volti della strage

C’è molto da recuperare, in effetti, considerando che di tutte le invasioni subite dalla Penisola nel corso dei secoli la più devastante, scrisse Ennio Flaiano, è stata proprio quella degli italiani[8]. Che oggi, però, hanno un’opportunità di riscatto: mutati antropologicamente grazie alle dosi anti-Covid-19 e ormai abituati fin da piccoli a marciare compatti sostituendo al libro e al moschetto, l’e-book e la mascherina – a patto che sia, come chiesto dai presidi, “FFP2” laddove il metro di distanza non possa essere rispettato[9]potranno distinguersi, in controtendenza, nell’approvvigionamento di microchip in barba alla crisi mondiale.

Come noto, infatti, il mercato internazionale dei chip ha subito gli effetti della pandemia e la sua successiva dimensione endemica facendo registrare una sensibile flessione nella produzione di semiconduttori. Ciò ha ritardato l’uscita di alcuni prodotti Tech ‒ ma non solo, come evidenzia anche il caso del settore automobilistico[10] ‒ e, al contempo, ha condizionato la reperibilità di altri nonché, di conseguenza, l’andamento dei prezzi al dettaglio di questi componenti.

Dalla primavera 2020, un numero crescente di produttori in tutto il mondo ha avuto non poche difficoltà a garantire le forniture di semiconduttori, ritardando sia la produzione sia la consegna delle merci e minacciando di aumentare i prezzi pagati dai consumatori: d’altra parte, come evidenziano i dati ufficiali condivisi da Goldman Sachs, «169 US industries embed semiconductors in their products. The bank is forecasting a 20% average shortfall of computer chips among affected industries, with some of the components used to make chips in short supply until at least this fall and possibly into 2022»[11].

Samsung, Apple, Siemens hanno lamentato diversi problemi nel reperimento dei chip fondamentali per la produzione ed il funzionamento dei loro device ‒ nei primi due casi ‒ e degli elettrodomestici nel caso di Siemens: i chip a semiconduttore, infatti, sono una parte indispensabile di tutto, dagli smartphone alle auto, dalle playstation alle lavatrici.

Il Covid-19 è stato uno dei principali motivi di questo rallentamento della produzione e la stessa TSMC ‒ l’azienda con sede a Taiwan più importante al mondo in questo delicato settore ‒ ha pagato un prezzo alto in termini di produttività: nel 2020 negli stabilimenti sono stati adottati protocolli specifici, tra i quali la suddivisione del lavoro in team separati per ridurre al minimo il rischio che intere fabbriche venissero infettate [12].

Un problema, quello del Covid-19 a Taiwan, che non è cessato nemmeno nel 2021: tra aprile e maggio, ad esempio, il numero dei casi di contagio ha ripreso un trend in ascesa superando quello della prima ondata[13]Non solo la TSMC ha avuto questi problemi: almeno altri cinque produttori di semiconduttori a Sud-Ovest della capitale Taipei sono stati costretti a sospendere alcune operazioni poiché i lavoratori migranti si ammalavano più degli altri.

Ma di tutto ciò, nel Draghistan, sappiamo come prendere le misure: dal mese di ottobre, infatti, Intel e il governo stanno intensificando i colloqui su investimenti che dovrebbero ammontare a circa 8 miliardi di euro (9 miliardi di dollari) per costruire un impianto di confezionamento di semiconduttori avanzato che ci garantirebbe, come rivelato dalla Reuters «più di 1.000 posti di lavoro […] tra  l’area Mirafiori di Torino, sede italiana della casa automobilistica Stellantis (STLA.MI) e Catania in Sicilia, dove già opera il produttore di chip italo-francese STMicroelectronics (STM.BN)»[14].

La fabbrica italiana sarebbe un impianto di “imballaggio avanzato” ‒ ossia di “sigillatura”, o packaging ‒ che utilizzerebbe nuove tecnologie per tessere interi chip prodotti da Intel e altri: si tratta di un affare piuttosto rilevante in quanto «circa il 10% degli 80 miliardi di euro che l’azienda statunitense intende spendere nel prossimo decennio in Europa lo farà nell’implementazione di capacità produttive all’avanguardia per evitare future carenze di chip semiconduttori»[15]. Il resto, Intel lo farà in Asia, precisamente in Malesia dove investirà più di 7 miliardi di dollari per costruire una nuova fabbrica di confezionamento e collaudo di chip [16].

La partita la sta giocando direttamente l’autocandidatosi nonno nazionale del Draghistan: a fine giugno aveva già ricevuto il CEO di Intel Pat Gelsinger al quale aveva illustrato il dossier sui siti citati (Milano e Catania, in primis, ma non solo essendo in partita anche alcune zone del Veneto e della Puglia) cercando di andare incontro alle certo non semplici richieste degli americani: «due aree di grandi dimensioni, una da oltre 3 milioni di metri quadri per realizzare un Centro ricerche (Front end) e un polo produttivo, l’altra di circa 350mila metri quadri» [17].

Cronache dal Draghistan di Roberto Bonuglia

I colloqui ‒ dei quali daremo conto nei prossimi giorni ‒ erano e rimangono strettamente riservati e ciò conferma l’estrema rilevanza geopolitica della partita che Intel sta giocando nello scenario post-pandemico. Ma, al contempo, lo stesso vale per Super Mario: un nonno molto più tecnologico di quanto non voglia far credere e, soprattutto, stranamente interessato, dopo la saldatura compiuta tra Green Pass e blockchain [18], anche al mondo dei microchip.

Che anche stavolta la proprietà transitiva sia destinata a confermarsi lo sapremo presto. Nel frattempo, la startup Epicenter ‒ con sede in Svezia dove «la moda del “chipparsi”, una moda puramente antropopoietica, ha preso piede […] già a partire dal 2014» [19] ‒ ha ultimato la realizzazione di un impianto sottocutaneo capace di custodire i dati della certificazione verde europea.

Roberto Bonuglia

 

 

 

 

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Fonte: Corriere delle Regioni del 29 dicembre 2021

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