Ce lo prospettano come un mondo comodo

UN MONDO COMODO


Ce lo prospettano come un mondo comodo, il mondo del futuro, quello che ci vogliono costruire addosso, come il folle cappotto termico per le nostre case, un mondo fatto di microchip, codici a barre, digitalizzazione, intelligenza artificiale, un unico genere fluido, mancanza di riferimenti certi. Niente cultura, se non quella abominevole e soprattutto alienante che ci viene prospettata come modernità, niente capacità di analisi, niente capacità di critica, tranne ovviamente quella consentita dagli imbonitori televisivi dell’ovvio e del banale ed il suo consentito contrario.

Così diventa spettacolo quotidiano vedere alle casse dei bar, dei supermercati e dei negozi in genere, signore anziane che “si impiccano” con i bancomat per pagare, o giovani “smart” (quanto fa fico usare la lingua barbara dei dominatori di Occidente) pagare con il “touch screen”, da servi, da futuri schiavi ma non lo sanno, nessuno glielo dice e comunque non possono capirlo, non vogliono saperlo.

Un tempo quando la società era sana, non tantissimi anni fa, il frutto del sudore del lavoro di ognuno veniva compensato con una busta paga dentro la quale c’era il denaro frusciante del compenso pattuito.

Oggi non è più così!

La busta paga è rimasta, anche se spesso è un messaggio telematico che ti devi stampare per conto tuo, ma i soldi, quelli che ti sei guadagnati con il sudore della tua fronte, con la fatica, il più delle volte alienante, non li vedi più perché ti hanno costretto a riceverli obbligatoriamente in una banca da te scelta. Banca con cui hai dovuto sottoscrivere un contratto da cui risulta che quei soldi, i tuoi soldi, nel momento preciso in cui entrano in banca, cioè subito, non sono più tuoi, ma suoi; tu acquisti soltanto un diritto di credito, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Un tempo con i soldi in mano, tutti in una volta, sentivi il peso del tuo lavoro, ne avevi un significato preciso. Potevi decidere se spenderli tutti in una volta con gli amici in bisbocce varie o, soprattutto se avevi famiglia, quella cosa ormai antica che serviva a garantire la continuità della specie, pensavi a organizzare il futuro per te e i tuoi cari nell’ambito della comunità di appartenenza. Quindi andavi a depositarli in banca dove trattavi un tasso di interesse per l’utilizzo, da parte loro, dei tuoi soldi oppure li nascondevi in casa per non farteli rubare. Ma i soldi erano e restavano tuoi.

Oggi, come è comodo non avere il peso dei soldi, ti basta una semplice comoda carta magnetica e paghi; poi se vuoi proprio il contante vai al bancomat e li prelevi; sei proprio antiquato.

Peccato che i bancomat diventano sempre meno, peccato che puoi prelevare solo quanto dicono loro, peccato che la tendenza è diminuirli drasticamente; tanto se vuoi comprare qualcosa hai sempre la tua carta magnetica tanto comoda.

Così, con la scusa della comodità, potremo abituarci a non vedere e non toccare mai i nostri soldi.

Lo so, sono antiquato, però un sospetto mi viene; perché non posso viaggiare con tutti i miei soldi in tasca? e soprattutto sono ancora miei i soldi frutto del mio lavoro?

Alcuni esempi già li stiamo vivendo oggi: se l’Agenzia delle Entrate Riscossione avanza dei soldi ti può bloccare il conto e tu non puoi più prelevare né pagare nulla, e, mentre sulla busta paga ti possono pignorare solo il quinto dello stipendio, i soldi in banca non sono più tuoi e quindi ti possono bloccare tutto e tu non puoi esercitare più il diritto di credito che hai verso la banca.

Questo è solo l’inizio! Con l’eliminazione del contante, con la radicale riduzione dei bancomat, con la digitalizzazione, con l’unificazione delle banche dati, con l’intervento incontrollato e incontrollabile dell’intelligenza artificiale – il tutto realizzato con il prestito capestro del PNRR – saremo sotto il controllo stretto e senza alcuna possibilità di utilizzare liberamente i nostri soldi.

Sarà comodo ma inizia da qui il nuovo schiavismo.

Altre ancora sono le nostre libertà che vogliono mettere sotto controllo ne parleremo la prossima volta. L’importante è capire, rifiutare, lottare.

Adriano Tilgher

 

 

 

 

 

Immagine: https://www.altroconsumo.it/

 

 

 

 

 

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