Un potere ostile e narcotico. Covid-19 esperimento psico sociale: quando la realtà supera la fantasia? Il potere ha avuto gioco facile: la narcosi del docile gregge umano ci ha resi preda di una specie di “dormizione “collettiva” 

Metropolis è un film muto del 1927 diretto da Fritz Lang

 

L’estensore di queste note ha fama di rompiscatole, ipercritico, bastian contrario, per quanto preferisca definirsi un ribelle alla Juenger(1), un anarca che “passa al bosco”, come il grande autore del

Ernst Jünger.

Lavoratore e Sulle scogliere di marmo.  Talvolta, dinanzi agli spropositi cui assistiamo, la reazione è insieme di rabbia e dolore, come un cane a cui qualcuno abbia calpestato la coda. I cosiddetti buonisti, poi, riescono a scatenare in noi reazioni scomposte; mentono spudoratamente oppure hanno smesso di attivare il cervello. Nel tempo, il fastidio si è accentuato: troppi indifferenti, una maggioranza spaventosamente superficiale, narcotizzata, dimentica della dignità.

Giulietto Chiesa

Ernst Juenger, nel Trattato del ribelle(L.C.), stimava che solo il due per cento dell’umanità avesse la stoffa del ribelle. Più di recente, Giulietto Chiesa stimava che in Italia fosse rimasta una quantità irrisoria di persone capaci di pensiero critico. È proprio così e il 2020, l’anno del virus, lo dimostra. Il potere – non solo quello domestico, dell’Italietta periferica e provinciale – ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio di essere ostile, nemico del popolo, dei sudditi su cui regna. Chiuso in casa, obbligato alla mascherina, terrorizzato da mesi da messaggi e immagini durissime, l’italiano medio ha dimostrato di che pasta (frolla) è fatto. Obbedienza, cieca, pronta, assoluta, come nelle vecchie vignette sui comunisti di Giovannino Guareschi, a ogni diktat governativo – rivelato a reti unificate e diramato con atti amministrativi del capo del governo – nessun dubbio di fronte a un martellamento mediatico senza precedenti.

Una vignetta di Guareschi

Coronavirus 2020 esperimento psico sociale? Risultato: masse di nulla facenti e nulla pensanti eterodiretti, schiavi soddisfatti chiusi nella caverna di Platone senza riconoscerla e senza sospettare che c’è vita, di fuori, addirittura ignari dell’esistenza di un “fuori”!

Zitti e mosca, criminalizzati i pochi dissidenti, incoraggiata, sollecitata la delazione, ferita la libertà individuale e la privatezza di tutti noi. Dobbiamo ammetterlo con mestizia: aveva ragione

Il Leviatano di Thomas Hobbes

Hobbes(2), lo Stato – Leviatano (Il Leviatano, o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile ndr) ci opprime fingendo di proteggerci perché la paura della morte – fondata o meno – è più forte di tutto. La stessa Chiesa cattolica ha interrotto i suoi riti bimillenari, dismesso la missione spirituale, chiuso le porte e sostituito l’acqua benedetta con il gel igienizzante. Non ci sentiamo più di usare il termine popolo, con riferimento agli italiani, dopo averli visti accettare tutto e il contrario di tutto. Code interminabili a distanza di un metro, e ci può stare, nell’emergenza, ma abbiamo visto aspiranti bagnanti in fila, bloccati da poliziotti e guardie urbane, per accedere alle spiagge libere. Nessuna ribellione sotto il sole, almeno in Liguria, storica terra del “mugugno”, il libero borbottio su ogni cosa.

Il gregge si è dimostrato tale: scarica l’applicazione “Immuni”, in buona misura ormai inutile, chiede a gran voce il vaccino, accettando senza fiatare che il governo finanzi ampiamente Bill Gates, guru informatico, ora aspirante dittatore sanitario. Vaccino più microchip: la futura, zootecnica umanità, o il marchio della Bestia, il 666 dell’Apocalisse di Giovanni, ormai sconosciuta anche alla chiesa “in uscita”, nel senso di precipitosa ritirata. Sono stati geniali: prima ci hanno tolto l’identità, poi ci hanno convinto che ciascuno può ricrearsi la sua a colpi di ridicoli, costosi tatuaggi multicolori, infine ci imporranno – tra gli applausi della mandria felice – il tatuaggio definitivo, quello dal quale un apparecchio iper tecnologico ci controllerà da remoto in ogni momento e situazione.

Bill Gates

Nella sedicente democrazia in cui molti sono ancora convinti di vivere, è ancora più difficile riconoscere la dura realtà che il sistema è non solo indifferente, ma apertamente ostile, nemico dei cittadini!

Un amico ci ha esposto una teoria che condividiamo: dietro il coronavirus opera secondo lui un preciso esperimento psico sociale volto a scoprire fino a che punto il potere può spingersi “contro” i popoli. Temiamo che sia così: è l’unica spiegazione, vedendo in azione, per la prima volta con tanto zelo, vigili, carabinieri, poliziotti e altri personaggi in uniforme, tesi a multare, colpire, reprimere condotte non in linea con le “grida” manzoniane del governo. Non ricordavano analogo accanimento nei confronti dei malviventi, degli spacciatori di droga e dell’intera fauna umana multietnica che rende invivibili pezzi sempre più grandi del territorio. Sopportiamo, tolleriamo tutto, anzi sono moltissimi i volontari della delazione dagli indici puntati contro i reprobi. Chi viaggia in treno, ascolta ad ogni fermata un pistolotto registrato che invita a segnalare al capotreno “chi manifesta sintomi del virus”. Quali, di grazia? La tosse, lo sguardo torvo, il respiro affannato, magari dopo una corsa per non rimanere a terra? Diventiamo tutti medici, virologi, esperti in grado di additare l’untore, il criminale postmoderno a piede libero.

Nel Nuovo Mondo (L.C.) di Aldous Huxley(3), c’è bisogno di una droga, il Soma, per tenere tranquillo e sedato il popolo. La realtà supera la fantasia letteraria: basta la paura amplificata, un apparato di informazione e disinformazione efficiente e il gregge pascola mansueto nelle praterie prescritte dal potere. Un macigno psicologico, un pregiudizio antico e resistente, è il migliore alleato del potere: pensiamo sinceramente che i governi abbiano buone intenzioni, siano, in qualche modo, dalla nostra parte. Non è così, per quanto sia difficile da accettare. Chi scrive se ne è persuaso in decenni di attività professionale in un’agenzia ministeriale, partecipando a riunioni, verificando i meccanismi autentici del potere, vedendo all’opera i funzionari di vertice e scoprendone le vere motivazioni.

Non solo la burocrazia è nemica, ma lo è ogni grande struttura consolidata, il cui scopo principale è ingrandire se stessa: la persistenza degli aggregati scoperta da Vilfredo Pareto(4), più la legge di Parkinson(5) sulle burocrazie, (L.C.) con l’aggiunta dell’estensione sempre maggiore del principio oligarchico, mascherato da menzogne credute per coazione a ripetere e sfinimento mentale, tipo la forza della “società civile” o il ruolo attivo dei “cittadini”. Nella sedicente democrazia in cui molti sono ancora convinti di vivere, è ancora più difficile riconoscere la dura realtà che il sistema è non solo indifferente, ma apertamente ostile, nemico dei cittadini. Lo Stato siamo noi, ci viene ripetuto e purtroppo ci crediamo. Infatti, è allo Stato che il potere vero delega il lavoro più sporco.

La capacità narcotica di costoro è sopraffina: il nostro Soma è un cocktail di paure indotte, problemi creati ad arte per cui viene prospettata una soluzione, in genere lesiva della libertà e del portafogli, descritta come inevitabile per evitare guai peggiori, unita a false credenze diffuse da un sistema di comunicazione che privilegia l’emozione immediata, la reazione istintiva, superficiale e scoraggia , attraverso l’uso spregiudicato dei meccanismi neurologici e psicologici, il pensiero libero. Siamo al punto in cui i dissidenti diventano oggetto non solo di attacchi forsennati, ma di fastidio popolare come portatori insani di idee dannose, spesso bollate come criminali.

Il mostro di Düsseldorf. Eine Stadt sucht einen Mörder (1931) – Fritz Lang : Germania

 Il meccanismo angosciante di una giustizia ostile? La ragnatela del potere ci avvolge sempre più, facendoci credere praticamente tutto!

Davanti all’emergenza del contagio, è stato enfatizzato un grottesco patriottismo da parte di forze politiche la cui storia e prassi è di ben altra natura. Bandiere dappertutto, chi non si conforma alle

Un tripudio di patriottismo mai visto in Italia

direttive dei Superiori (il governo, gli esperti, le misteriose task force) è nemico della Patria. Aveva ragione Samuel Johnson, lo scrittore inglese che pure era un convinto conservatore: il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie. La neolingua, poi, riesce a far credere il contrario della realtà che vediamo. Lo slogan era e resta “andrà tutto bene”. Decine di migliaia di vittime, malati non curati per tutte le altre patologie – sono saltate finanche le terapie oncologiche, in qualche caso –  disoccupati, saracinesche chiuse, vecchi e nuovi poveri ringraziano: è andato tutto bene. Basta rovesciare i significati e il gioco è fatto.

La maggioranza piega la schiena senza accorgersene, ma da ultimo l’hanno convinta a inginocchiarsi per dimostrare appartenenza al grande Corano occidentale postmoderno, l’antirazzismo “strutturale” immenso e arcobaleno. La verità è che i più si sono inginocchiati semplicemente all’istinto di conservazione, sapientemente evocato dalle campagne internazionali sul virus assassino. Siamo morti dentro, terrorizzati dall’esserino invisibile che sfugge anche agli orgogliosi esperti. Il potere ha avuto gioco facile: la narcosi del docile gregge umano ci ha resi preda di una specie di “dormizione “collettiva.

University of Pittsburgh School of Medicine | PittCoVacc, il potenziale vaccino-cerotto contro il SARS-CoV2.

Vaccino più microchip: la futura, zootecnica umanità, o il marchio della Bestia, il 666 dell’Apocalisse di Giovanni? Il gregge si è dimostrato tale: scarica l’applicazione “Immuni”, in buona misura ormai inutile, chiede a gran voce il vaccino, accettando senza fiatare che il governo finanzi ampiamente Bill Gates, guru informatico, ora aspirante dittatore sanitario!

Siamo giunti alla disperante conclusione che gli apparati di manipolazione – la cui potenza è imparagonabile rispetto a quella dispiegata nel passato da dittature efferate – abbiano tra gli scopi quello

John Henry Füssli, Peccato inseguito dalla morte, 1796.

di diffondere, uno dopo l’altro, i sette peccati capitali, funzionali agli scopi del potere. In particolare l’avarizia, l’egoismo dei sentimenti di generazioni chiuse nel particolare, nel tornaconto, nel plexiglas che ci allontana e distanzia. L’invidia spinge al consumo compulsivo, all’imitazione narcisista dei modelli imposti. La gola è rappresentata dalla volontà di ottenere tutto e subito e non fermarsi mai nell’indigestione. La superbia è la convinzione della grandezza dell’uomo contemporaneo, orgoglioso del “progresso”, certo di vivere nel migliore di mondi possibili. La lussuria è diffusa attraverso sempre nuovi “diritti”, quasi tutti riferiti alla sfera degli impulsi sessuali. L’ira è alimentata contro i dissenzienti, fastidiose zanzare intente a contestare la narrazione ufficiale delle magnifiche sorti e progressive.

Mancava l’accidia, il settimo e il meno compreso dei vizi capitali. Da bambini, al catechismo, non ci sapevano spiegare che cosa fosse. Accidia significa torpore dell’animo, inerzia, indifferenza e disinteresse verso ogni forma di azione e iniziativa, una condizione che caratterizza l’uomo del nostro tempo, afflitto da assenza di interessi, monotonia delle impressioni, sensazione di immobilità, vuoto interiore, oltreché negligenza nell’operare il bene e nell’esercitare le virtù.

La zattera della Medusa (Le Radeau de la Méduse) è un dipinto a olio su tela (491×717 cm) di Théodore Géricault, realizzato nel 1818-19 e conservato nel Museo del Louvre di Parigi.

A denti serrati, restiamo dei disperati attivi, che lottano ancora nonostante tutto, benché convinti della sconfitta nel breve termine. Forse, oggi come ieri, il segreto di ogni potere consiste nel sapere che gli altri sono più codardi di noi!

L’accidia di massa sembra avere raggiunto, in questi mesi, vertici insospettabili. Non più una risata, come nello slogan del ’68, ma uno sbadiglio ci seppellirà. Chiusi nel nostro Io minimo, distanziati, in attesa dell’ordine del pastore, il gregge vive nel torpore e nell’inerzia, pago di constatare la propria soggettiva esistenza in vita. Una pigrizia esistenziale, uno stato di attesa indistinta, un vizio più pernicioso degli altri perché in apparenza vago, indefinito. Scriveva Enzo Bianchi, il discusso priore di Bose ora caduto in disgrazia, che l’accidia è il demone notturno che minaccia ciascuno di noi col suo vuoto e porta alla paralisi interiore.

Il pittore Hieronymus Bosch, nei Sette peccati capitali, rappresenta l’accidia nell’ immagine di un borghese, seduto davanti al camino, appoggiato mollemente il capo a un cuscino, sonnacchioso, mentre una suora invano lo invita alla preghiera. Il sistema di potere contemporaneo ci vuole così, sudditi, servi, in attesa, tra uno sbadiglio e un istinto da soddisfare senza indugio, del pastone da lui somministrato. Così si spiega la tendenza a introdurre forme di reddito universale, naturalmente modesto, da distribuire con criteri insindacabili e, va da séin forma digitaleper controllarne e predefinirne gli utilizzi, nonché prevenire opposizioni o rivolte. Risultato: masse, generazioni di nulla facenti e nulla pensanti eterodiretti, schiavi soddisfatti chiusi nella caverna di Platone senza riconoscerla e senza sospettare che c’è vita, di fuori, addirittura ignari dell’esistenza di un “fuori”.

Gustave Dore Canto III Inferno di Dante – gli Ignavi, Il peccato di chi non sceglie

“Andrà tutto bene”? Il capolavoro dei burattinai è far credere che il conformismo sia trasgressivo e le idee indotte farina del sacco dei singoli capi di bestiame umano!

L’ignavia, il comportamento gregario e conformista si diffonde a macchia d’olio. Dante disprezzò e confinò nell’Antinferno “coloro che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.” Il capolavoro dei burattinai è far credere che il conformismo sia trasgressivo e le idee indotte farina del sacco dei singoli capi di bestiame umano. Si diffondono zelatori e delatori, non si reagisce se ci viene detto che siamo controllati dall’alto dai droni: è’ per la nostra salute, andrà tutto bene. Così rassicurati, la ragnatela del potere ci avvolge sempre più. Ci hanno fatto credere praticamente tutto: siamo convinti che la sovranità appartenga a noi, il popolo, poiché lo afferma la tavola più alta della Legge, la Costituzione venerata come “la Carta”. Ci assicurano che godiamo della presunzione di innocenza, se cadiamo nelle spire della legge, salvo sperimentare amaramente il meccanismo angosciante di una giustizia ostile.

Viviamo in una serie di dittature a cerchi concentrici – finanziaria, tecnologica, della sorveglianza, ora anche sanitaria – ma siamo gli orgogliosi uomini della Democrazia. Una quantità crescente di istituzioni, soggetti, enti, istituzioni ha diritto di ingerirsi nella nostra vita, impartire disposizioni, pronunciare divieti, disporre obblighi, ma che importa: è, sempre e comunque per il nostro bene, per proteggerci dalla giungla, ossia da noi stessi.

Tutto questo distrugge la libertà, ma porta altresì alla sconfitta, alla scomparsa dell’amor proprio, della volontà di essere protagonisti e responsabili. Produce narcosi, indifferenza, paura, accidia. Nel Vangelo di Matteo, Gesù dice ai discepoli che i giusti “dai frutti li riconoscerete”. I frutti della postmodernità progressista sono avvelenati, l’umanità che si va formando in questo pezzo di mondo, è una turba di atomi diversamente uguali, dipendenti in tutto e per tutto dal padrone e dai suoi sgherri, assopiti, spinti in un paradossale Nirvana, porta del Nulla.

Hieronymus Bosch (c.1450-1516). Pittore olandese. Tabella dei sette peccati capitali. Dettaglio dell’accidia. Il Museo del Prado. Madrid. Spagna.

L’accidia di massa sembra avere raggiunto, in questi mesi, vertici insospettabili. Non più una risata, come nello slogan del ’68, ma uno sbadiglio ci seppellirà!

Sbigottisce che siano numerosi coloro che restano convinti che “andrà tutto bene”. Dicono di avere speranza, ma non agiscono né fanno, non alzano la voce, si nascondono, non esprimono alcuna carità per i vicini (l’odiato prossimo, a cui preferiscono lo sconosciuto, il lontano) e si lasciano sopraffare dal panico. La loro vita sembra la misera arte di afferrarsi a un chiodo incandescente. Pessimisti o ottimisti a comando, fachiri del nulla. Lentissimi nel fare, accidiosi, ma rapidi nel dire, prendere posizione, la più facile, la più numerosa, quella “consigliata” dall’alto, che esenta dal pensare e permette di proseguire l’anestesia.

Fernando Pessoa in un ritratto

Sentiamo un intenso dolore, morale e fisico, per la facilità con cui i più si lasciano ingannare. Avvertiamo dolore, come il poeta fingitore di Fernando Pessoa(6), per la cecità sociale, l’indifferenza, lo sbadiglio, la fulminea velocità con cui vengono applaudite idee e teorie velenose, opinioni che negano realtà e verità evidenti, purché siano nuove, “moderne”, inusitate, frutti dell’Eden chiamato progresso. Menzogne attraverso le quali i ciarlatani trionfano. E’ tipico delle società nevrotiche rimanere bloccate, incomunicabili, accidiose per il sopore sparso in dosi industriali. A denti serrati, restiamo dei disperati attivi, che lottano ancora nonostante tutto, benché convinti della sconfitta nel breve termine. Forse, oggi come ieri, il segreto di ogni potere consiste nel sapere che gli altri sono più codardi di noi.  

 

Note:

  • (1) Ernst Jünger (Heidelberg, 29 marzo 1895 – Riedlingen, 17 febbraio 1998) è stato uno scrittore e filosofo tedesco del XX secolo. A sedici anni, nel 1911, si iscrisse, con il fratello Friedrich, all’associazione giovanile di ispirazione romantica ed ecologista Wandervogel (“Uccelli migratori”), fondata da Karl Fischer. Dopo essere passato a studiare nel liceo di Hameln, nell’estate del 1913 fuggì in Francia e a Verdun si arruolò nella Legione straniera: venne trasferito in Algeria per essere addestrato nel campo di Sidi Bel Abbès.  Lasciato l’esercito nel 1923, studiò filosofia e zoologia a Parigi e a Napoli, aderendo per breve tempo all’organizzazione paramilitare dei Freikorps. Il 3 agosto 1925 si sposò con Gretha de Jeinsen, da cui il 1º maggio 1926, a Lipsia, ebbe il suo primo figlio Ernst (dai genitori sempre chiamato Ernstel). Nel 1926 lo scrittore interruppe gli studi universitari senza laurearsi, dedicandosi completamente alla scrittura. Nel 1934 nacque il secondogenito Alexander. Esponente di primo piano della Rivoluzione conservatrice, collaborò a diversi periodici nazional-rivoluzionari. Nel 1980 Jünger ottenne il prestigioso Premio Goethe (conferito, tra i pochi, a Bertolt Brecht e Thomas Mann) che lo consacrò tra i massimi scrittori e pensatori tedeschi del Novecento; il merito stava soprattutto nell’analisi (e nella critica) della modernità; questo è il campo in cui le sue potenti intuizioni ne fanno, fra l’altro, uno degli intellettuali più discussi del XX secolo. Fu aspramente criticato per le più varie ragioni: «dandismo», «aridità», «etica della guerra», «estetica brutale sottesa alla perfezione stilistica». Tuttavia ebbe attestazioni di stima numerose e decisamente bipartisan; era in contatto con non poche personalità della sinistra, come il romanziere italiano Alberto Moravia e il Presidente della Repubblica francese François Mitterrand
  • (2) Thomas Hobbes (Westport, 5 aprile 1588 – Hardwick Hall, 4 dicembre 1679) è stato un filosofo e matematico britannico, sostenitore del giusnaturalismo e autore nel 1651 dell’opera di filosofia politica Leviatano. Oltre che di teoria politica si interessò e scrisse anche di storia, geometria, etica ed economia. La descrizione di Hobbes della natura umana come sostanzialmente competitiva ed egoista, esemplificata dalle frasi Bellum omnium contra omnes (“la guerra di tutti contro tutti” nello stato di natura) e Homo homini lupus (“ogni uomo è lupo per l’altro uomo”), ha trovato riscontro nel campo dell’antropologia politica.
  • (3) Aldous Leonard Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963) è stato uno scrittore britannico. Famoso per i suoi romanzi, alcuni dei quali, come Il mondo nuovo e L’isola appartengono al genere della narrativa distopica, ha inoltre pubblicato saggi, racconti brevi, poesie e racconti di viaggio. Oltre alla laurea in Lettere, conseguì a Oxford, nel 1915, quella in Scienze Biologiche. Huxley era un umanista e pacifista, ma è stato anche interessato a temi spirituali come la parapsicologia e il misticismo filosofico. Era noto anche per sostenere e fare uso di allucinogeni. È uno dei più eminenti membri della famosa famiglia Huxley. A partire dalla fine della sua vita Huxley è stato considerato, in alcuni circoli accademici, un leader del pensiero moderno e un intellettuale del più alto rango.
  • (4) Vilfredo Federico Damaso Pareto (Parigi, 15 luglio 1848 – Céligny, 19 agosto 1923) è stato un ingegnere, economista e sociologo italiano. Con Gaetano Mosca fu tra i teorici della corrente politica dell’elitismo. Di grande versatilità mentale, Pareto è stato tra le menti più eclettiche vissute nella seconda metà dell’Ottocento e all’inizio Novecento. Le sue capacità spaziavano dall’economia politica, alla teoria dei giochi, all’ingegneria, alla matematica, alla statistica e alla filosofia. Pareto ha assunto un ruolo determinante nel rafforzare con rigore scientifico e analitico i concetti cardine della teoria neoclassica elaborata da Léon Walras, Carl Menger e William Stanley Jevons nell’ambito delle scienze economiche, facendo sì che si affermasse rispetto alle altre in sviluppo o precedenti, e che dominasse come scuola incontrastata fino alla metà del ‘900. Ancora oggi, i contributi di Pareto sono centrali e largamente discussi a livello internazionale in economia e in quasi tutti i campi applicativi di essa, come la matematica, la statistica e la teoria dei giochi. Fu lui il primo a utilizzare il termine élite in campo sociologico.
  • (5) La Legge di Parkinson postula che una organizzazione cresce indipendentemente dalla quantità di lavoro da svolgere, o che – semplificando ulteriormente – “più tempo a disposizione si avrà, più se ne sprecherà”. Ma è vero anche il contrario: quando il tempo scarseggia chi lavora lo fa con maggiore efficacia, motivato dal rischio di non riuscire a completare un compito a scadenza ravvicinata, con la prospettiva di possibili conseguenze negative. «Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile; più è il tempo e più il lavoro sembra importante e impegnativo.» (Cyril Northcote Parkinson)
  • (6) Fernando António Nogueira Pessoa (AFI: [fɨɾˈnɐ̃dw ɐ̃ˈtɔnju nuˈɣɐi̯ɾɐ pɨˈsoɐ], in portoghese europeo; Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935) è stato un poeta, scrittore e aforista portoghese. È considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, e per il suo valore è comparato a Camões. Il critico letterario Harold Bloom lo definì, accanto a Pablo Neruda, il poeta più rappresentativo del XX secolo. Avendo vissuto la maggior parte della sua giovinezza in Sudafrica, la lingua inglese giocò un ruolo fondamentale nella sua vita, tanto che traduceva, lavorava, scriveva, studiava e perfino pensava in inglese. Visse una vita discreta, trovando espressione nel giornalismo, nella pubblicità, nel commercio e, principalmente, nella letteratura, in cui si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi. La sua figura enigmatica interessa gran parte degli studi sulla sua vita e opera, oltre ad essere il maggior autore della eteronimia. Morì a causa di problemi epatici all’età di 47 anni nella stessa città dov’era nato. L’ultima frase che scrisse fu in inglese “I know not what tomorrow will bring… ” (Non so cosa porterà il domani) e si riportano come le sue ultime parole (essendo molto miope) “Dê-me os meus óculos!” (Mi dia i miei occhiali). «Una delle mie preoccupazioni costanti è capire com’è che esista altra gente, com’è che esistano anime che non sono la mia anima, coscienze estranee alla mia coscienza; la quale, proprio perché è coscienza, mi sembra essere l’unica possibile.» (Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Fonte

Libri Citati

 

  • Trattato del ribelle
  • Ernst Jünger
  • Traduttore: F. Bovoli
  • Editore: Adelphi
  • Collana: Piccola biblioteca Adelphi
  • Edizione: 10
  • Anno edizione: 1990
  • In commercio dal: 28 maggio 1990
  • Pagine: 136 p., Brossura
  • EAN: 9788845907586.    Acquista. € 11,40

 

Descrizione

Nei primi anni del dopoguerra, mentre si andava delineando quella integrazione planetaria nel nome della tecnica che oggi è sotto gli occhi di tutti, Ernst Jünger elaborò questo testo, apparso nel 1951, oggi più affilato che mai. La figura del Ribelle jüngeriano corrisponde a quella dell’«anarca», del singolo braccato da un ordine che esige innanzitutto un controllo capillare e al quale egli sfugge scegliendo di «passare al bosco» – dissociandosi, una volta per sempre, dalla società. Il Ribelle jüngeriano sente di non appartenere più a niente e «varca con le proprie forze il meridiano zero». Tutta l’eredità del nichilismo, del radicalismo romantico e della furia anti-moderna si concentra in questa figura, qui osservata come facendo ruotare un cristallo. Letto oggi, questo testo appare di una impressionante preveggenza, quasi un guanto di sfida gettato in nome di una libertà preziosa: «la libertà di dire no».

 

  • Il mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo
  • Aldous Huxley
  • Traduttore: Lorenzo Gigli, Luciano Bianciardi
  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar moderni
  • Edizione: 5
  • Anno edizione: 2016
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 4 agosto 2016
  • Pagine: XV-344 p., Brossura
  • EAN: 9788804670520Acquista. € 13,30

 

Descrizione

Scritto nel 1932, “Il mondo nuovo” è un romanzo dall’inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. Al romanzo seguono la prefazione all’edizione 1946 del “Mondo nuovo” e la raccolta di saggi “Ritorno al mondo nuovo” (1958), nelle quali Huxley tornò a esaminare le proprie intuizioni alla luce degli avvenimenti dei decenni centrali del novecento. Con una nota di Alessandro Maurini.

 

  • La legge di Parkinson
  • Cyril Northcote Parkinson
  • Traduttore: A. Monti
  • Editore: Monti & Ambrosini
  • Collana: Diogene
  • Anno edizione: 2011
  • In commercio dal: 1 gennaio 2011
  • Tipo: Libro tecnico professionale
  • Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788889479162.  Acquista. € 15,20

 

Descrizione

Questa è “La legge di Parkinson”: una intuizione geniale, che da un saggio pubblicato su The Economist nel 1955 si è incarnata in un libro definito “diabolico” dal Financial Times. Ironico, iconoclasta e divertente, a distanza di cinquant’anni dalla sua prima uscita “La legge di Parkinson” conserva tutta la sua (drammatica) attualità nell’analizzare i difetti e i problemi delle organizzazioni. “La legge di Parkinson”, come scrisse il duca di Edimburgo nella sua introduzione all’edizione inglese, “è giustamente diventato un classic0”

 

  • Il libro dell’inquietudine
  • Fernando Pessoa
  • Traduttore: Orietta Abbati
  • Curatore: Piero Ceccucci
  • Editore: Newton Compton Editori
  • Collana: I MiniMammut
  • Anno edizione: 2017
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 19 ottobre 2017
  • Pagine: XXXIII-377 p., Rilegato
  • EAN: 9788822711717.  Acquista. € 4,66

 

Descrizione

Le centinaia di riflessioni del più celebre eteronimo dell’autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e “aperta”, in una sorta di “zibaldone”, viene qui pubblicato in un’edizione curata dal lusitanista accademico Piero Ceccucci. Tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull’anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che osserva intorno e dentro di sé. Figura tragica e imprescindibile del nostro Novecento, Soares alias Pessoa scrive del proprio dolore con onestà e con una forza comunicativa che, nonostante l’incredibile delicatezza, riesce a tratti violenta e struggente. Soares il fragile, l’acuto, il silenzioso, abita la vita nei suoi toni più grigi, eppure l’ama come un vizio, come una droga, come una passione a cui non ci si può sottrarre, alla ricerca di un equilibrio perduto che, suo malgrado, non troverà.

 

 

Copertina: Tom Cruise in una scena del film Minority Report, di Steven Spielberg (2002)

  • «IL PENSIERO ALICE»

    ”Il pensiero di Alice degenerazione della sinistra progressista? È il termine coniato dal …
  • «VIOLENZA E POTERE»

    ”La violenza: guardiamola da vicino. È sempre il “Potere” a decidere chi è la …
  • Il Grande Gioco della geopolitica.

    ”Il Grande Gioco della geopolitica: suo unico scopo il potere e controllo economico territ…
Carica ulteriori articoli correlati
  •   «QUALE INTELLIGENZA ARTIFICIALE?»

    ”L’Intelligenza Artificiale è politicamente scorretta perché istruita da uomini in genere …
  • «IL PENSIERO ALICE»

    ”Il pensiero di Alice degenerazione della sinistra progressista? È il termine coniato dal …
  • «TELELAVORO È SMART WORKING?»

    ”Telelavoro: ma è davvero “Smart Work”? Oggi con il Covid-19 milioni di persone sperimenta…
Carica altro Roberto Pecchioli
Carica altro Attualità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Controllate anche

  «QUALE INTELLIGENZA ARTIFICIALE?»

”L’Intelligenza Artificiale è politicamente scorretta perché istruita da uomini in genere …