Potere, consenso e risveglio tardivo delle società occidentali

«Una rana bollita di nome Chomsky»

Il caso Epstein come punto di non ritorno tra dominio delle élite, ipocrisia morale e frattura irreversibile con il popolo

Il Simplicissimus

Il caso Epstein non è soltanto uno scandalo giudiziario irrisolto né una vicenda morbosa confinabile nella cronaca nera. È una lente attraverso cui osservare il funzionamento profondo del potere occidentale: reti di influenza, ricatti sistemici, protezioni istituzionali e silenzi interessati. In questo scenario, ancora avvolto da segreti e zone d’ombra, emergono dinamiche che incidono direttamente sulla geopolitica, sulla gestione dei conflitti, sulla distinzione sempre più fragile tra pace dichiarata e guerra permanente. Ma il punto decisivo non è solo ciò che non sappiamo. È ciò che ormai sappiamo fin troppo bene: il divario abissale tra i valori proclamati dalle élite e le pratiche reali con cui esercitano il potere. La scoperta del degrado morale dei vertici, protetti da leggi applicate in modo selettivo, ha prodotto una frattura che va oltre l’indignazione momentanea. Ha incrinato il fondamento stesso dell’autorità. Le società occidentali, come la rana della metafora, sembrano accorgersi solo ora dell’acqua che bolle. E il dilemma che si profila non è risolvibile con elezioni, commissioni o rituali democratici svuotati. La domanda che resta aperta è più radicale e inquietante: come continuare a riconoscere legittimità a istituzioni che hanno tollerato, coperto o normalizzato l’orrore? E cosa accade quando il consenso, una volta spezzato, non può più essere ricostruito con le parole? (N.R.)


In questi giorni mi sono dedicato ad esplorare in che modo il caso Epstein, i suoi file ancora in gran parte segreti o secretati, la rete di conoscenze e di ricatti del miliardario suicidato, stia influenzando la geopolitica dell’Occidente, la pace e la guerra. Siamo ovviamente nel campo dell’opinabile, anche se sappiamo che le vicende umane sono guidate da interessi di classe, da gruppi dominanti, da capacità di pressione, insomma dalle varie forme in cui si articola il potere reale e l’altrettanto reale impotenza. Tuttavia questa vicenda è importante anche per un altro verso: ha sancito anche la definitiva frattura tra popolo ed élite. L’aver scoperto a che punto di degrado siano arrivati i potenti e come essi siano lontani da un sistema di valori che peraltro proclamano come universali e necessari, è certamente uno choc che non potrà facilmente rimarginarsi.  Insomma le società occidentali si stanno svegliando dal sonno e si trovano ora ad affrontare un dilemma che non può essere risolto attraverso elezioni, commissioni parlamentari o discorsi. Come si può continuare ad accettare l’autorità di istituzioni che hanno protetto questo livello di orrore? Come si può mantenere il rispetto per le leggi applicate selettivamente da persone che vivono al di sopra di loro?

Queste domande angosciose si saldano al fatto che sia in America, sia in Europa, nessun partito politico tradizionale o comunque di rilievo ha una qualche formula credibile per uscire fuori dalle logiche dell’economia finanziarizzata e basata sul debito, oltreché su livelli di disuguaglianza ma i visti che poi generano, la precarietà del lavoro, le retribuzioni sempre più misere, il difficile accesso ai servizi sanitari, alla scuola, a una pensione decente. David Rothkopf, noto saggista, ex consigliere per gli affari politici del partito democratico statunitense, avanza ipotesi su cosa significhi Epstein per l’America: “Il punto che sto cercando di sottolineare è che, se non vi rendete conto che l’uguaglianza tra le persone e l’impunità delle élite sono questioni centrali per tutti, che la gente pensa che il sistema sia truccato, non funzioni per loro e non credono più che il sogno americano sia reale, che il controllo del Paese è stato rubato da una manciata di super ricchi, che non pagano le tasse e diventano sempre più ricchi, mentre il resto di noi resta sempre più indietro, allora non potete capire la disperazione di oggi.” 

Rothkopf è, come dire, persona informata sui fatti, visto che ha vissuto nel cuore di queste scellerate trasformazioni delle società occidentali, è stato persino amministratore delegato della Kissinger Associates, la società di consulenza internazionale fondata e presieduta dall’ex Segretario di Stato americano Henry A. Kissinger. Se ora arriva a queste conclusioni vuol dire che proprio il giocattolo si sta rompendo. Rothkopf è anche, come si inferisce dal nome, di origine askenazita e questo ci rimanda a un altro nome dell’intellighenzia americana, certo più celebre, Noam Chomsky che ebbe una frequentazione tutt’altro che episodica con Epstein, come testimoniano i file pubblicati da poco, ma anche quelli dell’informata precedente e che fu il consigliori del miliardario su come gestire con i media le accuse che gli venivano rivolte. Sostanzialmente Chomsky gli consigliò di presentarsi come vittima, come fanno tutti quelli che appartengono alla cultura della cancellazione e si strappano le vesti sotto le quali spesso si nasconde la violenza. La moglie del linguista, Valeria Wasserman, ora dice che sono stati troppo ingenui, anzi “eccessivamente fiduciosi” sul fatto che Epstein non fosse ciò che poi si è rivelato e su questo non possiamo avere una testimonianza diretta dopo l’ictus che ha colpito il celebre inventore della grammatica generativa nel 2023.  Ma ammette anche che lei e Noam sono stati irretiti da cene con personaggi famosi nella villa di Epstein, dai voli sul suo jet privato soprannominato Lolita Express – un riferimento letterario allo sfruttamento sessuale di ragazze di cui Noam avrebbe colto il significato – dall’assistenza finanziaria, dai viaggi al ranch di Epstein e dall’uso di uno dei suoi appartamenti a New York. Non hanno assistito a comportamenti scorretti e credo proprio che non vi abbiano partecipato, però pensare che non ne sapessero nulla è davvero arduo da credere. Ma il più celebre intellettuale americano e per giunta, un rappresentante della sinistra radicale, è stato via via sedotto da Epstein e da quel mondo di super ricchi depravati che lo circondava, sedotti a tal punto da passare sopra all’attività pedofila dell’amico e mecenate.

Non sappiamo se in tutto questo abbia giocato una sorta di inconscia solidarietà culturale (qualcuno direbbe razziale), sebbene Epstein fosse un suprematista ebraico e Chomsky un critico dei governi israeliani. Ma qui si potrebbe dire che tutta la sinistra occidentale si è fatta sedurre da questi brillocchi e dagli ideologismi che sprigionavano, proprio come quella rana bollita che proprio Chomsky aveva inventato per spiegare la resa delle persone a questa specie di nuovo ordine.

Redazione

 

 

Dalla Redazione

Il principio della rana bollita è una metafora resa celebre da Noam Chomsky per descrivere una delle forme più sottili e pericolose di dominio moderno: l’assuefazione. Se una rana viene gettata in acqua bollente, reagisce e tenta di salvarsi; se invece l’acqua viene riscaldata lentamente, la rana si adatta, si abitua, e finisce per morire senza aver opposto resistenza.

Chomsky utilizza questa immagine per spiegare il comportamento dell’uomo contemporaneo, ridotto a una condizione quasi zombificata: capace di sopportare progressivi peggioramenti delle proprie condizioni di vita, delle libertà, della dignità e della verità, purché avvengano in modo graduale, amministrato, “razionale”. La violenza non arriva più come trauma improvviso, ma come normalità diluita.

Il problema non è l’ignoranza, ma l’adattamento. Non la mancanza di informazioni, ma la loro gestione anestetica. Ci si abitua all’ingiustizia, alla menzogna sistemica, alla disuguaglianza, alla guerra lontana, al controllo pervasivo — finché tutto questo diventa paesaggio. Quando la soglia del dolore viene finalmente superata, spesso è troppo tardi per reagire in modo efficace.

La metafora della rana bollita non parla di debolezza individuale, ma di un fallimento collettivo della coscienza critica. È un avvertimento: il potere più efficace non è quello che reprime apertamente, ma quello che riscalda l’acqua con pazienza, mentre gli individui imparano a chiamare “normalità” ciò che li sta lentamente distruggendo.

 

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