Per una volta, vi prego, ragionate sulla realtà, con amor di patria e verità, oltre i partiti presi. Mettiamo da parte le intransigenze, i punti fermi e assoluti…

Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Per una volta, vi prego, ragionate sulla realtà, con amor di patria e verità, oltre i partiti presi. Mettiamo da parte le intransigenze, i punti fermi e assoluti anche perché nessuno è veramente al di sopra della situazione. Non serve a niente dire “Conte o Niente”, anche perché le due cose coincidono sotto diversi punti di vista. Ma non serve a niente pure dire “Votare o Niente”, sapendo che al voto non vuole andare la maggior parte dei parlamentari, dei leader e dei partiti e il voto non è la soluzione perché dopo i nani non arrivano i giganti dalle urne.

È significativo notare che gli italiani danno un consenso maggioritario al centro-destra (e un consenso largo, va detto, pure a Conte), ma poi sono in gran parte contrari ad andare alle elezioni; dunque anche coloro che voterebbero per i sovranisti sono convinti che la priorità non sia votare.

Mettete da parte le posizioni drastiche e puerili a priori, e anche il doppiogioco di tuonare in pubblico e trattare in privato. Nessuno torreggia né suscita affidabilità; in ogni consenso prevale più il voto contro che un voto di fiducia. E non infogniamoci nelle tifoserie personali tra Renzi e Conte.

Un Conte III sarebbe un’anomalia mai vista, uno che fa tre governi con tre maggioranze diverse e tre intenzioni diverse: la prima populista, sovranista ed euroscettica; la seconda antileghista, filo-sinistra e progressista; la terza europeista, centrista, consociativa. Una pagliacciata. Quando a sinistra ripetono che “Conte è il punto d’equilibrio”, viene spontaneo dire: ma vi siete ridotti a questo, a sostenere che il sistema regge su un punto inconsistente, venuto dal nulla, fondato sul nulla e venditore del nulla?

Partiamo dalla realtà. Cosa dicono i fatti? Abbiamo davanti a noi tre cose mai successe nella storia della nostra repubblica, per giunta insieme. La prima è la pandemia cronica, con le sue restrizioni e le sue paure, che perdura ormai da quasi un anno, tiene in ostaggio gli italiani e non finisce domani. La seconda è lo sfascio economico derivato, che è peggio di tutte le crisi che abbiamo vissuto, con milioni di persone nei guai e un’assistenza da economia di guerra, in un paese abituato al benessere. La terza è un piano gigantesco di investimenti e prestiti, mai avuto, che impone una ricostruzione oculata, strategica, intelligente e non demagogica, strutturale e non occasionale. A cui seguirà – non dimenticatelo – un piano feroce di sacrifici per restituire almeno gli ultimi debiti contratti con l’Europa. Sono a rischio pensioni, proprietà e conti in banca, più il resto.

Di fronte a queste incombenze abbiamo il governo più scadente della nostra storia, pur ricca di governi mediocri. Lo riassumemmo agli inizi in una formula: il peggior governo possibile nel peggior momento possibile. Paradossalmente la gravità della situazione ha mantenuto in carica quel governo. I dilettanti grillini alleati ai piddini nel peggior momento storico e umano della sinistra italiana. Avversavamo senza sconti l’era del Pci, l’era di D’Alema e Veltroni, poi di Bersani, di Renzi, fino a Gentiloni. Ma il Pd corrente è obiettivamente il più scarso, a partire dalla leadership, della sua storia politica; anche da un punto di vista di sinistra.

Insomma, ci vuole un governo all’altezza della situazione eccezionale. Non dirò mai che se oggi vincessero Salvini e Meloni, più Berlusconi, saremmo a cavallo. Si potrà prevedere un po’ più di aderenza alla realtà, meno fuffa, più buonsenso. E sarebbe un governo voluto dal popolo. Ma non si può pensare che in una fase eccezionale il meno peggio sia la soluzione, solo perché ci fa scansare il peggio. Si deve poi considerare che un governo a guida sovranista, uscito dalle urne, avrebbe contro l’Europa e tutti i potentati economici-mediatici-giudiziari.

Quando senti le filastrocche dei grillini al Tg ti cadono le braccia; poi senti la filastrocca di un Lollobrigida (FdI) e il suo unico tema ripetuto ogni santo giorno (il Voto, il voto) e le braccia restano a terra. Né si riattaccano con l’ossessione di quota cento di Salvini, come se fosse quella la priorità generale… Ma lo stesso Salvini ora non esclude la possibilità di un governo di salvezza nazionale (non quello di salvezza personale, invocato da Conte) con le migliori personalità sul campo, per gestire la pandemia, la crisi e il piano di ricostruzione. Poi, superata la prima fase acuta, si vota e si ripristina sperabilmente una democrazia bipolare, in cui però i due poli non si delegittimano e demonizzano a vicenda, ma concordano un perimetro di regole condivise, dopo la tregua istituzionale del governo di salvezza nazionale. Con l’auspicio aggiuntivo che si disperdano i 5S, che sono riusciti a far rimpiangere la prima e la seconda repubblica anche a chi le detestava, e perfino la monarchia e gli stati preunitari a chi è repubblicano.

Sì, capisco tutte le perplessità su quel percorso, sugli uomini da scegliere, sulle priorità da affrontare. Mi si affollano tante obiezioni, tante perplessità, vedo tante incognite, non lo nascondo; ma il rimedio non è lasciare le cose come stanno, Conte al potere e le opposizioni col broncio a ripetere “Al voto! Al voto” (le due cose, alla fine, si tengono insieme). Ci vuole senso dello Stato.

È difficile ma è la strada giusta. Ho sempre avversato i governi consociativi di unità nazionale ma qui siamo davvero davanti a un quadro eccezionale, senza precedenti e non possiamo pensare che possa gestirlo solo una parte contro l’altra. Buttar fuori dal governo Conte, Di Maio, Bonafede, Speranza & C è solo il punto di avvio; necessario ma non basta. Signori, siate realisti, con amor di patria e verità.

 

Fonte: MV, La verità 29 gennaio 2021

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