Nel regno della scienza dogmatizzata, il dissenso è eresia.

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Vaccini e autismo: smascherato un dogma biopolitico

Quando la Scienza diventa dogma, il dubbio è un crimine

Il Simplicissimus

Viviamo in un’epoca in cui “la Scienza” è diventata un totem, brandito dai media mainstream come verità assoluta, irrefutabile e indiscutibile. Ma la scienza autentica è dubbio, non dogma. Questo pezzo esplora la manipolazione del sapere scientifico in chiave biopolitica, prendendo come caso emblematico il silenzio calato sul possibile legame tra vaccini e autismo. Non per sostenere una tesi scientifica alternativa, ma per denunciare la repressione sistematica del dibattito e lo stato decadente di un Occidente sempre più oligarchico e neofeudale. (Nota Redazionale)


Moloch, antica divinità cananea, cui venivano sacrificate vittime umane nella valle di Hinnom

Siamo abituati a sentire parlare di scienza e di scienziati in maniera grossolana e primitiva dai media mainstream: “lo dice la Scienza”, “lo dicono gli scienziati”, sono espressioni ormai comuni e appartengono all’armamentario mediatico più miserabile e incompetente che tenta di soffocare e nascondere il dibattito, come se le entità che essi evocano siano una sorta di un moloch unitario a cui sacrificare le nostre menti e la nostra stessa vitalità cognitiva, almeno quando essa esiste. In realtà la scienza è proprio il campo del sapere dove il dibattito e il dubbio sono consustanziali al metodo: al massimo si potrà dire che esistono opinioni prevalenti e anche su questo si potrà mentire come, per esempio, accade sul clima. Così non ci possiamo stupire se c’è una notizia di cui nessuno ha parlato, non certo la grande stampa, men che meno le televisioni, ma che è apparsa solo qui e là nei pochi anfratti lasciati liberi dai grandi fratelli, che appaiono anno dopo anno sempre più grandi Caini. Eppure si tratta di una notizia fondamentale su un tema tabù. Prima di darla lasciatemi dire che se affronto questo tema è per mostrare lo stato miserando in cui versa l’Occidente neo feudale delle oligarchie.

Il 19 novembre scorso il Cdc americano ha ammesso che l’affermazione secondo cui i vaccini non causano l’autismo è del tutto gratuita, ovvero non si basa su nessuna solida prova. In realtà su un centinaio di ricerche solo una trentina fanno questa perentoria affermazione, mentre le altre, in varia misura, esprimono molta più cautela su questo argomento e sono aperte all’ipotesi contraria. In un campo dove l’80 per cento dei fondi della ricerca proviene dalla stessa industria farmaceutica, causando un sistematico conflitto di interessi, questa maggioranza di opinioni diventa ancora più pesante. Eppure per oltre vent’anni, ci siamo sentiti dire che i vaccini, anzi l’oceano di vaccini a cui sono sottoposti i bambini, non avevano assolutamente possibili effetti sullo sviluppo. Guai a chi esprimesse qualche dubbio: era come bestemmiare in una chiesa dove l’obolo all’industria farmaceutica era diventato obbligatorio e gli azionisti volevano sentire bene il suono delle monete nel cestino. Non è certo un caso se proprio in questi giorni abbiamo sentito alcuni pasionari dei vaccini, come la Lorenzin, (1)sostenere in maniera ridicola che esistono enormi interessi contro queste pratiche mediche, tentando di ribaltare una realtà che splende come un sole nero sul nostro mondo. Usano la realtà al contrario per non annegare nel loro marciume. Così come l’insieme dei media, che su questo argomento, considerare come carta igienica è un’offesa sanguinosa ai morbidi rotoli.

Sia ben chiaro per evitare equivoci, il Cdc non dice ora che i vaccini causano l’autismo o viceversa, ma qualcosa di ancor più radicale che mette a nudo lo stato delle cose: semplicemente riconosce che non lo sappiamo, che non ci sono prove sufficienti per affermare l’una o l’altra cosa. Allora come mai il fatto che non esista alcun rapporto tra vaccinazioni e autismo è stato un mantra inviolabile per tanti anni? Storicamente lo sappiamo, deriva dal noto e oscuro caso di un ricercatore britannico, Andrew Wakefield, che nel 1998 pubblicò uno studio, oggi considerato fraudolento, che vedeva una correlazione tra il vaccino trivalente Mpr, ovvero morbillo, parotite e rosolia come possibile causa sia di autismo che di infiammazioni intestinali croniche. In realtà nessuno scienziato e nessuna istituzione scientifica contestò questa ricerca, ma solo un giornalista del Sunday Times il quale, dieci anni dopo, scoprì che Wakefield era stato pagato per alterare i risultati della ricerca al fine di creare una base scientifica che desse sostegno a una serie di cause giudiziarie intentate da un avvocato nei confronti delle case farmaceutiche che producevano tali vaccini. Scandalo e pure giustamente, anche se poi esso è stato usato per deridere genitori e chiunque temesse una qualche conseguenza negativa dei vaccini, specie in età infantile. Ma soprattutto non si comprende come una sola ricerca, probabilmente alterata, possa fare da sfondo ad affermazioni irrefutabili. Tuttavia lo si può capire perché le aziende farmaceutiche coinvolte nella produzione della trivalente subirono un notevole danno e questo non si perdona, soprattutto quando i vantaggi si spalmano su una classe medica divenuta mera burocrazia, dedita alla somministrazione di farmaci, molto spesso di sospetta utilità. Però potremmo chiederci, a questo proposito, perché non si riesce a vedere il conflitto nell’adozione universale e pressoché obbligatoria di uno pseudo vaccino, parlo di quello contro il Covid, unicamente sulla base dei dati forniti dai produttori dello stesso. Cosa provoca un’ipersensibilità ai protocolli della ricerca quando essi contrastano con gli affari e una cecità assoluta e disperante quando invece si tratta di favorirli?

Risulta abbastanza chiaro, a chi non abbia neuroni intossicati, che se si è affermato il dogma che i vaccini non causano l’autismo né altre condizioni patologiche, ciò non deriva da alcuna evidenza scientifica, ma dall’imposizione politica: cosicché negli Usa la frase scolpita nella pietra “i vaccini non causano l’autismo” continua ad essere incisa nel pongo del discorso pubblico e perfino sulle pagine dello stesso Cdc, che peraltro ha clamorosamente smentito il totem, grazie a un accordo con il presidente della Commissione Salute del Senato statunitense. Non ci sono ragioni mediche, né scientifiche, ma solo politiche e di quella politica che interpreta se stessa come una legittima estensione del lobbismo più sfrenato. Ribadisco il nucleo del discorso: il dibattito scientifico non ci consente di fare affermazioni apodittiche sulle possibili conseguenze o non conseguenze dei vaccini in età infantile e il fatto che tale evidenza sia stata nascosta per tanto tempo, disegna alla perfezione il mondo in cui viviamo, ma anche, e per fortuna, le ragioni del suo inevitabile fallimento.

Redazione

 

 

 

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