Una figura screditata, ovunque respinta: perché l’Europa continua a tollerarla?

VON DER LEYEN È UNA “SOSTANZA TOSSICA” PER L’EUROPA
Il Simplicissimus
Isolamento diplomatico, scandali e una leadership sempre più contestata. Da Washington a Pechino, passando per Ankara, Ursula von der Leyen colleziona gesti di gelo e umiliazioni simboliche che riflettono un malcontento diffuso e trasversale nei confronti della sua figura. Non invitata, ignorata o relegata a incontri di secondo piano, la presidente della Commissione Europea appare sempre più isolata sul piano internazionale. Ma dietro questi segnali vi è un malessere più profondo: una fiducia compromessa da decisioni opache – come quelle sui contratti con Pfizer durante la pandemia – e da una gestione percepita come priva di visione, strategia e trasparenza. Questo articolo indaga le ragioni di un ostracismo che sembra ormai sistemico e si interroga su quanto la permanenza di von der Leyen al vertice dell’UE rappresenti non solo un problema di credibilità, ma una vera e propria minaccia per il futuro politico del continente. Perché l’Europa continua a tollerarla? (f.d.b.)
C’è chi si è preso la briga di cronometrare: l’incontro fra Trump e la von der Leyen, ai funerali di Bergoglio, è durato 19 secondi che in termini diplomatici è poco meno di una sberla. E ce lo si poteva aspettare visto che non era stata nemmeno invitata alla cerimonia di insediamento di The Donald alla Casa Bianca. Ma la presidente della Commissione non è nuova a tutto questo: in Cina l’anno scorso venne ricevuta da un personaggio di terzo piano, in Turchia è stata lasciata in piedi mentre il ministro degli Esteri di Ankara era comodamente seduto in poltrona, in altri casi si è dovuta auto invitare per poter figurare come presente ad alcuni incontri. Non è facile individuare le ragioni di un così generale e così palese ostracismo: si può partire dalla scarsa stima di cui gode questo personaggio a suo tempo politicamente inventato dalla Merkel, scarsa stima che nutrono persino i diplomatici europei; oppure si può fare riferimento alla vicenda della pandemia e agli accordi segreti e privati presi da Ursula con la Pfizer per la vendita dei vaccini, tutte cose che sono state secretate e che hanno scandalizzato il mondo intero; si può infine ritenere che la von der Leyen oltre a non avere alcuna chiara visione delle cose, nessuna strategia degna di questo nome, restituisca l’impressione di agire sulla base di input esterni quando non di interessi occulti, il che la rende totalmente inaffidabile.
Basterebbe solo pensare all’ultimo anno nel quale è stata impostata una politica di dazi e di serpeggiante inimicizia nei confronti della Cina, salvo poi tentare di appoggiarsi a Pechino quando sulla scena è comparso Trump con i suoi dazi. Questo, in una situazione in cui la quasi totalità del Net Zero, su cui Bruxelles ha puntato le sue carte farlocche, si basa su tecnologie che provengono dall’ex celeste impero, mentre i tentativi di rendersi autonomi sono miseramente falliti proprio in virtù dell’assurdità dei piani proposti e della pazzesca scansione temporale degli stessi. Per non parlare di altre idee peregrine come il piano di riarmo, per mettere una toppa al fallimento impietoso delle politiche comunitarie. Il fatto che un personaggio così “oscuro” sia stato persino rieletto alla presidenza della Commissione dal parlamento giocattolo di Strasburgo, vuol dire solo che l’Ue versa in condizioni deplorevoli e che i processi decisionali sono gravemente alterati, come del resto è dimostrato dalla nomina di personaggi come Kaja Kallas a “ministro” degli esteri. La situazione è ormai così degenerata che la Weltwoche ha riferito che molti alti funzionari della Ue considerino la von der Leyen un “personaggio tossico“. Ed è proprio a lei, alle sue mosse che si deve l’esclusione dell’Europa dalle trattative di pace sull’Ucraina e il rifugio dell’intero continente sotto le ali di una guerra che non solo non può vincere, ma nemmeno combattere.
La prima cosa da fare per evitare l’emarginazione dell’Europa sarebbe quella di liberarsi di un simile personaggio e della sua commissione di guerrafondai, censori e cazzari assortiti, tutti agli ordini delle oligarchie. Certo a questo punto cambiare le persone sarebbe solo il primo passo sulla via di una rigenerazione dell’Unione che tuttavia si presenta molto ardua in un momento di rapido e drammatico declino. Nel suo discorso di commiato il responsabile della trasparenza Ue, Emily O’Reilly, ha dichiarato di non aver incontrato Ursula von der Leyen nemmeno una volta durante i suoi undici anni di mandato e ha descritto la presa di potere di una cultura dominante, non eletta e opaca, ai vertici della Commissione europea. Ciò è apparentemente il risultato dell’enorme apparato di lobbying che si è diffuso a Bruxelles e che determina la politica complessiva della Ue, creando una situazione de facto di potere illegittimo.
Il fatto che comincino ad emergere queste critiche significa che qualcosa si sta muovendo. E forse casualmente o forse no, tutto questo ripensamento sulla von der Leyen è cominciato nel momento in cui su Klaus Schwab si sono addensate ombre di peculato che lo hanno costretto a lasciare la direzione operativa del Wef. Va ricordato che quest’anno il Forum di Davos è stato aperto da Schwab assieme a Ursula: forse bisognerebbe dar retta alle coincidenze.

