Cronache amare da un’Europa che si fa mettere il cappio al collo

VORREI ESSERE AMERICANO
Tra cowboy immaginari e accordi capestro, un grido ironico e disperato contro la svendita del Vecchio Continente
di Fabio Filomeni
In questo testo dal tono tagliente e provocatorio, Fabio Filomeni immagina di svegliarsi americano, nel cuore del Texas, piuttosto che continuare ad assistere al declino dell’Europa. Con una scrittura che mescola sarcasmo, frustrazione e immagini forti, l’autore denuncia l’ultima umiliazione geopolitica del continente: un accordo commerciale con gli USA che suona come una resa. Senza pretendere di fare economia, ma con grande lucidità politica e civile, Filomeni mette alla berlina un’Unione Europea impotente e una classe dirigente servile, mentre ironizza anche sui falsi sovranisti che sanno solo cavalcare disastri. Un testo caustico, viscerale, che dà voce a un sentimento diffuso ma spesso messo a tacere: quello di chi si sente tradito da chi dovrebbe difenderlo. (Nota Redazionale)
In questo momento vorrei essere americano. Si, avete letto bene. Dopo la capitolazione di una intera civiltà per mano di una donnetta che si è prostituita al capitalismo economico-finanziario americano, stamattina mi sarei voluto svegliare nel Texas.
Avrei scaldato quella specie di brodaglia di caffè allungato, ci avrei buttato dentro una manciata di corn-flakes agli OGM, poi sarei uscito per sellare il mio ronzino, e infine avrei raggiunto gli amici al bar della contea per due chiacchiere su quanto è grande l’America. Insieme ai miei compari yankee avrei preso per i fondelli la vecchia babbiona rincoglionita che si è fatta sodomizzare dal vecchio astuto Donald.

E invece sono qui a rosicare perché mi sento preso per il culo. Guardate, non ne faccio una questione di dazi e di percentuali. Non ho le conoscenze e le competenze per capire fino in fondo le conseguenze di quest’accordo capestro. Ho fatto il soldato mica l’economista. Ma non bisogna essere dei premi Nobel per l’economia per capire che il rincaro del 15% delle nostre merci esportate negli USA sono una bella mazzata.
Neanche è necessario chiamarsi Monti, Draghi o Giorgetti per capire che impegnarsi ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia ed equipaggiamento militare dagli Stati Uniti è un enorme aiuto economico a quel paese a tutto svantaggio dell’Europa. E allora se non ne faccio una questione prettamente economica perché mi dovrei sentir preso per il culo? Mi sento preso per il culo perché l’Europa ha dimostrato per l’ennesima volta di non esistere. Di non avere alcun peso internazionale. Non ce l’ha da tre anni in nessuna delle guerre in corso. Non ce l’ha neanche quando si tratta di difendere gli interessi strategici del vecchio continente.
Mi sento preso per il culo da questa élite di burocrati corrotti che fa gli interessi delle oligarchie economiche transnazionali invece che dei popoli europei. Ma mi sento anche preso per il culo dai parassiti meloniani e salviniani che gongolano sulle disgrazie UE (quindi anche nostre) sperando di far salire i loro miseri consensi elettorali. Più che sovranisti della domenica direi disfattisti a tempo pieno.

Quando poi tessono le lodi a Trump e a MAGA – o a Netanyahu e ad Israele – andrebbero perseguiti per “alto tradimento”. Ma non voglio dilungarmi su questa gentaglia. Torniamo all’ “accordo” (le virgolette sono d’obbligo) economico USA-UE. Personalmente, avrei preferito una guerra commerciale alla calata delle braghe.
Un’Europa umiliata e bullizzata davanti al mondo intero è un danno esistenziale ancor peggiore di quello economico. Ci riporta indietro alla sconfitta della Seconda guerra mondiale. E il paragone ci può stare visto che anche il Giappone è uscito con le ossa abbastanza rotte dall’accordo con Trump. Mal comune mezzo gaudio? Assolutamente NO! La dignità prima di tutto.

Avrei voluto che a rappresentare l’Europa al posto di una insulsa vecchietta dal torbido passato, ci fosse stato qualcuno che alla minaccia dei dazi al 15% gli avesse riso in faccia.
“Fai pure, caro buzzurro, noi invece li mettiamo al 30% su tutte le tue merci incluso i servizi delle Big Tech, Meta, Google, Microsoft, Amazon, che tutt’e assieme valgono il PIL di Giappone e Germania!”
“E con quei 750 miliardi che la vecchia babbiona ha promesso di comprarti in gas e armi, ci sosteniamo le nostre imprese europee che subiranno un danno economico all’esportazione per colpa dei tuoi dazi.”
Ma per immaginare tutto questo ci vuole l’Europa Nazione che non c’è. Un’Europa Sovrana e Indipendente davvero autonoma dagli Stati Uniti d’America.
Difficile da immaginare oggi con 100 mila soldati americani in Europa pronti al combattimento e basi militari USA e NATO sparse per tutto il territorio. Anche perché non siamo nel Texas e io non ho il mio ranch con i cavalli…


Fonte: Fabio Filomeni