Ma veramente si pensa che il pericolo internazionale di una destra al governo sia la presenza nelle sue manifestazioni di qualcuno…

VUOI GOVERNARE? ALZA

LA ZAMPA A COMANDO

Giorgia Meloni.

È rimasta davvero memorabile la prova di legittimazione democratica che il Corriere della sera, tramite il suo storico editorialista, Ernesto Galli della Loggia, ha chiesto a Giorgia Meloni: fate come il Pci di una volta, attrezzate un bel servizio d’ordine e picchiate quelli di Casa Pound che vogliono avvicinarsi ai vostri comizi. È richiesto un atto violento e intollerante per dimostrare la propria patente democratica, liberale ed europea… La questione della destra ritenuta indegna di andare al governo, si può risolvere dando mazzate a uno sparuto gruppetto di militanti dell’estrema destra… È un ritorno in chiave euro-liberal-democratica al dio Moloch, quando gli si offrivano le vite di giovinetti in sacrificio.

Ma veramente si pensa che il pericolo internazionale di una destra al governo sia la presenza nelle sue manifestazioni di qualcuno che magari fa il saluto romano o ha un giudizio non conforme sul fascismo? Davvero si pensa che il problema centrale delle democrazie europee, il pericolo principe, sia oggi un simbolo, un canto, un cimelio del passato regime fascista, ostentato da qualche isolato militante in una manifestazione di piazza?

Sappiamo bene, per esperienza storica, che se pure la Meloni assecondasse i capricci del Professore e del Corrierone e facesse allontanare con la forza i “camerati”; se pure ripudiasse con veemenza il fascismo, se pure arrivasse a dichiararsi antifascista, come le chiedono gli avversari ma come non vorrebbero non solo i suoi militanti ma gli elettori stessi del centrodestra, che reputano l’antifascismo finito col fascismo, ugualmente gli esami del sangue non sarebbero certo finiti. Verrebbe fuori subito un altro test, un’altra prova da fare e qualcuno canterebbe a Giorgia la filastrocca di un antico gioco per bambine: fai un salto, fanne un altro, fai la riverenza, fai la penitenza, orsù…

Quando la Meloni avrà seguito tutte le istruzioni per l’uso richieste dal Corriere per abiurare il fascismo come e più di quanto avesse fatto il precursore Fini, state sicuri che la penitenza e la riverenza continuerebbero. Basta che lei continui a sposare le leggi in difesa della famiglia e dei bambini promulgate dal governo Orban, legittimamente, con pieni voti, rieletto in libere e democratiche elezioni, e la Meloni – come Salvini – si ritroverebbe ancora additata tra i nemici della democrazia e dell’Europa, nonché tra gli omofobi. O basta che continui a richiedere norme severe ed efficaci per respingere i migranti clandestini e sarebbe considerata una minaccia per la democrazia e per i diritti umani. O ancora, basta che lei dica che nei conflitti tra criminali e forze dell’ordine, salvo fatti specifici, “siamo dalla parte di chi difende noi e la legalità e non dalla parte di chi la viola e violenta” e i Fratelli d’Italia resterebbero comunque fascisti o reazionari. Il bollo d’invalidità sarebbe ancora vigente. La destra deve completamente snaturarsi, alienarsi, per poter essere accettata.

Perché il problema è sempre quello: vogliono una destra ammaestrata che alza la zampa a comando, quando lo dice il domatore; che fa il suo numero programmato, senza uscire dal tracciato e dal copione prestabilito e poi saluta il gentile pubblico con la zampa e torna nella sua gabbia, felice di aver avuto un boccone di cibo e una porzione di applausi. Una destra di comodo, allineata al mainstream e all’establishment, che non osa discutere “le conquiste del progresso” in tema di accoglienza, libertà sessuale, mutazioni della natura, inversione delle preferenze in ogni genere e in ogni campo. Che sta lì, al posto suo, che accetta l’agenda, il lessico e le priorità stabilite dalla Cupola, e non si permette di contrastarle, limitandosi solo a dare la sua versione sbiadita, tenue, ma pur sempre dentro il recinto consentito. Una destra fatta in questo modo sarebbe naturalmente perdente, evirata, svuotata, priva di senso. Ma è accettata solo una destra perdente, che a sua volta si accetti come tale e reciti rassegnata il suo ruolo subalterno di figurante nella Commedia della democrazia.

Allora il problema per l’opposizione sovranista o nazionalista, di destra o pop, è sempre lo stesso: se vuoi l’assenso per governare devi rinunciare al consenso popolare e insieme alla tua identità e alla tua linea politica; viceversa se vuoi mantenere il consenso popolare, la tua identità e linea politica, devi fare a meno dell’assenso e navigare in mare aperto, sotto attacco permanente della cupola mediatica-ideologica-giudiziaria. E devi sapere che non potrai cercare alleanze e sostegni di governo, ti faranno terra bruciata intorno. Come fanno da decenni in Francia dove la “destra” è maggioritaria, ma essendo divisa tra gollisti e lepenisti, non c’è possibilità di alleanza tra loro e dunque i secondi perderanno sempre e i primi governeranno solo se saranno alternativi ai lepenisti e accetteranno di volta in volta di convergere nei ballottaggi e nelle scelte di fondo con l’Establishment. Non se ne esce.

Da noi questa conventio ad excludendum saltò grazie alle alleanze di Berlusconi con la destra nazionale e i leghisti, anche se poi i governi Berlusconi furono acqua fresca e cotillons, cioè annacquarono e banalizzarono ogni vero antagonismo e ogni contenuto forte, alternativo delle culture di opposizione. Limitandosi ad affrontare i conflitti solo sui temi che riguardavano più strettamente B., vale a dire la giustizia, le aziende e il libero mercato.

Quello è il cul de sac in cui finisce ormai da decenni ogni politica che non sia allineata al Grande Fratello e ai suoi paradigmi. Come se ne esce, restando duri e puri ma pesantemente attaccati o duttili, mutanti e pesantemente condizionati? Non si conosce rimedio efficace, non s’intravede una terza via o un’altra soluzione. In ogni caso, sia per affrontare la sfida che la contaminazione, bisogna essere forti, coesi, autorevoli, capaci. E si torna al solito punto di partenza: ma la destra, o chi per lei, è in grado?

 

Il Borghese (agosto)

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