Tra propaganda, stanchezza bellica e crepe nell’Occidente

«Zelensky, più morto che Nato»

Dall’eroe di guerra al personaggio grottesco: il leader ucraino intrappolato tra copioni logori, pressioni americane e l’ipocrisia strategica dell’Europa

Il Simplicissimus

Dopo anni trascorsi nel ruolo dell’eroe resistente, Volodymyr Zelensky sembra oggi scivolare di nuovo verso la dimensione che gli era più familiare prima della guerra: quella del personaggio mediatico, oscillante tra dichiarazioni contraddittorie e battute politiche che rivelano più nervosismo che strategia. Il continuo cambio di posizione — sul dialogo con Putin, sui territori, sulla Nato, sulle elezioni — non è segno di flessibilità diplomatica, ma il riflesso di un canovaccio che si sta strappando. Washington, consapevole dei limiti reali della propria potenza, ha interesse a chiudere il conflitto prima che l’immagine della “tigre americana” perda definitivamente mordente. L’Europa, al contrario, non può permettersi la pace: troppo compromessa economicamente, troppo esposta sul piano propagandistico, troppo fragile politicamente per sopravvivere al ritorno di un confronto con l’opinione pubblica. Zelensky resta così prigioniero di un sistema che lo usa come volto, simbolo e diversivo, mentre l’oligarchia di comando europea difende il proprio giocattolo preferito — l’Unione Europea — strumento perfetto per governare senza consenso e contro la volontà popolare. In questo scenario, il leader ucraino appare sempre meno protagonista e sempre più funzione: più morto che Nato. (N.R.)


Zelensky sta tornando al ruolo comico e grottesco che gli era proprio quando ancora faceva televisione, dopo aver interpretato l’eroe per qualche anno non lesinando la neve che gli veniva pagata dai pusher della guerra e delle armi per reggere questo ruolo. Oddio è anche vero che non ha mai davvero smesso perché l’allegra compagnia dei buffoni europei e dei killer americani lo ha sempre tenuto sotto i riflettori e non gli sono mancati i copioni da recitare a memoria, ma ultimamente ha visto il pubblico un po’ stanco e così si è dedicato alle barzellette tirandone fuori una ogni giorno: difficile fare l’elenco perché davvero sono tante: non parlerò mai con Putin, voglio parlare con Putin; non cederemo mai territori, forse potremo cedere qualcosa; voglio entrare nella Nato, no ma mi basta entrare nella Ue, insomma un tiro e molla continuo che ultimamente è culminato nel facciamo le elezioni, non facciamo le elezioni. Il fatto è che deve assolutamente seguire un canovaccio che nell’ultimo anno si è strappato visto che Washington vuole chiudere la guerra prima che essa mostri quanta carta ci sia fra i denti della tigre americana mentre i regimi europei non possono chiudere il conflitto, perché, dopo aver distrutto la propria economia, vivono sul filo del rasoio della propaganda e con la pace rischierebbero che persino opinioni pubbliche disorientate e passive li caccino via. E all’oligarchia di comando questo non piace affatto perché mette a rischio il loro giocattolo preferito, vale a dire la Ue, lo strumento che permette loro di fottersene del consenso e di fare ciò che vogliono senza curarsi degli interessi e della volontà popolare.

Non è un caso che hanno mobilitato Draghi a dire che ci vuole la Federazione e marciano a passi forzati verso l’euro digitale, per far trovare i loro sudditi di fronte al fatto compiuto, senza nemmeno interpellarli. La parola d’ordine che viene distribuita è sempre quella degli inizi: diventerete ricchi, lavorerete un’ora in meno, tutto sarà più facile, insomma queste sciocchezze che nascondono una evidente realtà: i vostri soldi, pochi o molti che siano, diventeranno definitivamente nostri. Ma il fatto è che l’Ucraina è distrutta, la guerra è palesemente persa e ormai il regime nazista di Kiev sacrifica le proprie truppe solo per avanzare di qualche chilometro, piantare la bandiera ucraina su qualche cartello, fotografarla e poi scapparsene via lasciando dietro di se una scia di morti e di mezzi distrutti, mentre ogni giorno che passa la situazione si fa più critica. In questa situazione l’unico modo per il sodalizio armato occidentale, più morto che Nato, è quello di confondere e di illudere, lanciando una qualche campagna pubblicitaria per dire che non tutto è perduto. Dopotutto qualche gonzo a cui affibbiare il pacco, lo si trova sempre.  Questa volta, visto che sul piano militare non c’è nulla da dire, e gli ucraini sono senza energia elettrica e acqua, si è rispolverata la vecchia leggenda che l’economia russa si trova sull’orlo di un collasso.

C’è chi si è preso la briga di elencare tutte le volte che questa narrazione è stata ripresa nel corso della guerra, un vero rito apotropaico:

È solo un piccolo elenco che poi si è immillato in tutta l’informazione occidentale, che di fatto risponde a un solo editore globale. Come si può vedere più le cose andavano male più c’era bisogno di questi stupefacenti, capaci di ribaltare lo stato delle cose: in realtà sono l’economia statunitense e quella europea ad essere in grossi guai, sia pure per ragioni diverse.  Prima questa proiezione sugli altri delle proprie condizioni o dei propri istinti predatori era un semplice uso pratico, ora è diventata una certezza matematica.

Redazione

 

 

 

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