Non è ancora entrata nell’Unione europea, però l’effetto Ucraina si sta già sentendo

ZELENSKY SPINGE BERLINO IN RECESSIONE E BUCAREST VERSO IL BARATRO

prime avvisaglie di cosa provocherà nell’unione europea


Non è ancora entrata nell’Unione europea, però l’effetto Ucraina si sta già sentendo. E non poco. Prima ha provocato la recessione in Germania, riportando la situazione tedesca all’epoca della riunificazione dopo la caduta del muro. Con tutto ciò che comporta, per gli altri Paesi, la fermata della “locomotiva dell’Europa”. Ed ora sta facendo saltare i conti della Romania, spingendo Bucarest verso una crisi non solo economica ma anche politica senza grandi speranze di soluzione nei tempi brevi.

Bucharest. museum

Eppure non sarebbe stato difficile comprendere il disastro verso cui si stava marciando con eroica baldanza. L’energia pagata a prezzo iper maggiorato dai Paesi “amici”; il grano ucraino – sì, proprio quello che, in base agli accordi, doveva servire a sfamare l’Africa – arrivato in Romania per eliminare i contadini romeni grazie alla concorrenza sleale di Zelensky e delle protezioni di Bruxelles; un’inflazione che erode il potere d’acquisto delle famiglie e che è stata contrastata con aumenti di stipendio solo per le categorie sindacalmente forti. (1)

Risultato? Gli introiti delle tasse calano e non sono più sufficienti per garantire lo stato sociale mentre si deve mantenere anche la guerra di Zelensky. Così gli insegnanti sono in sciopero da tempo e il governo si limita ad invitare i docenti a tornare al lavoro perché bisogna essere solidali con Zelensky. Ma ora si vuole anche aumentare l’età della pensione delle forze dell’ordine che hanno sempre avuto dei vantaggi che non vogliono perdere.

La protesta dei contadini a Bucarest

Nel frattempo la NATO, questa organizzazione creata per garantire la pace (si può ridere..) sta provocando un nuovo conflitto in Kosovo. Per aumentare il livello di provocazione nei confronti di Mosca.

E in Italia il governo festeggia per un’inflazione sempre a livelli insostenibili ma con un PIL che cresce più di quelli di Francia e Germania. Berlino è in recessione, Parigi è in crisi e a Roma si festeggia per un Pil che non solo non significa crescita ma, a livelli così bassi, vuol dire che la ripresa è un miraggio. Però non bisogna dirlo, perché bisogna destinare altre risorse alle armi per Zelensky.

Ma se è riuscito a provocare così tanti danni mentre è ancora fuori dell’Unione europea, chissà quali disastri bisognerà aspettarsi dopo il suo ingresso ufficiale.

Enrico Toselli

 

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(1)

«LA BATTAGLIA DEL GRANO E LE QUATTRO SORELLE»

 

 

 

 

 

 

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